L’Italia di settanta anni fa: una gran voglia di ricominciare. E oggi che cosa si fa?

Siamo nel 1947, si riprende a vivere, ma con giganteschi problemi da risolvere tutti insieme: liberarsi dalla condizione di nemico sconfitto, fermare l’inflazione, ricostruire, difendersi dalla fame giorno per giorno. Ma c’è anche voglia di dimenticare.
Dopo la seconda guerra mondiale l’Italia si riprese grazie al piano Marshall, una sorta di finanziamento a fondo perduto per le imprese. E da lì si è avuto il boom economico. Ma anche gli Stati Uniti stessi, da qualche anno a questa parte, hanno dato denaro a costo zero alle proprie aziende per far ripartire l’economia. E infatti gli USA si sono già lasciati la crisi alle spalle. In Italia cosa si fa? Le imprese non hanno strumenti per rilanciarsi, perché oberate da tasse e burocrazia. Occorrerebbe un colpo d’ala per la soluzione di problemi sociali che subiscono inceppamenti, lungaggini e pastoie burocratiche. Ma torniamo al discorso iniziale.

Don_Camillo_Perrone

Nell’Italia del dopo-guerra eravamo poveri di tutto. Ma la povertà era vissuta con dignità. Si aggiustava tutto, perché di ogni cosa si capiva il valore. Le cose intanto poi sono cambiate: avvento della TV, boom economico, nascono molte industrie, la new economy…e si fa strada il consumismo, l’epoca delle vacche grasse. Dal 1962 al 1965 si celebra il Concilio Vaticano II. Momenti di ripresa si alternano a tanti mali sociali.
Particolarmente imperversa la corruzione, tuttavia siamo nell’era dell’usa e getta.       Si butta via tutto. Vestiti, elettrodomestici, mobili, giocattoli. Le amicizie, gli amori, le persone. Sempre più schiavi di desideri. Piccoli e grandi, meglio se smisurati. Desiderio soprattutto di natura consumistica: possedere, avere. Anche l’amore è ammalato di consumismo.
Regna la crisi socio-politico-economica in questo ultimo decennio, mentre gran parte delle persone avverte il bisogno di un colossale cambiamento, e cerca di stringersi attorno a figure rassicuranti come il Papa, il Presidente della Repubblica, le Forze dell’ordine, la scuola, avendo perso quasi completamente la fiducia nei partiti e nei loro esponenti. La gente chiede semplicità, trasparenza, onestà, e ideali stabili. Non sarà facile ottenerle, mentre sono già all’opera gruppi che cercano di accaparrarsi sempre più potere, cancellando il naturale spirito di autonomia che la persona invoca. I margini di libertà si restringono, s’impongono personalità autoritarie, nuovi muri si alzano, ponti vengono abbattuti, cancelli sprangati e sbarramenti normativi autorizzano sempre nuovi limiti ai movimenti e processi di scambio. La politica – la più alta funzione civile che comporta la responsabilità di scegliere per il bene di tutti – sprofonda nel pantano degli interessi di parte, e il prezioso patrimonio della democrazia finisce avvilito nell’ambito di pochi, che si contentano di schiacciare un bottone, disponendo dell’armonia sociale e dello spirito di comunità con un solo “clic”.

don camillo Perrone

L’Istat certifica una situazione economica e sociale non certo incoraggiante per il nostro Paese con una ripresa molto fragile e concentrata nei servizi.
C’è il monito di Papa Francesco:Per salvare il mondo, mettiamo al centro i poveri”. Bergoglio agli imprenditori dell’economia di comunione: “contro l’ipocrisia del sistema di potere finanziario l’antidoto è la condivisione: il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbero curare. Dobbiamo ascoltare il grido dei poveri e impegnarci a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione”.
L’auspicato rinnovamento della società non potrà infatti non essere animato da quei valori di spiritualità e di autentico umanesimo che hanno nel Vangelo il loro più sicuro fondamento.
Non bisogna mai dimenticare quelle riforme di vasta portata per abbattere il debito pubblico, creare nuovi posti di lavoro, tutelare le fasce più deboli, tagliare le pensioni d’oro (e i troppi regali dello Stato), promuovere l’occupazione femminile, ridisegnare la pubblica amministrazione (premiare il merito e punire l’incompetenza), tagliare gli sprechi della sanità e delle Regioni, istituire una patrimoniale leggera ma equa, liberalizzare i servizi nell’interesse del consumatore, varare una nuova politica industriale di investimenti mirati, ridurre le tasse per ridurre l’evasione.
In conclusione bisogna formare cittadini attenti al bene comune, per risollevare le sorti del Paese, ognuno è chiamato a fare la propria parte, e nessuno può tirarsi indietro.
Ogni uomo, secondo il posto e il ruolo che ricopre, partecipa a promuovere il bene comune, rispettando le leggi giuste e facendosi carico dei settori di cui ha la responsabilità personale, quali la cura della propria famiglia e l’impegno nel proprio lavoro. I cittadini inoltre, per quanto è possibile, devono prendere parte attiva alla vita pubblica.
Occorre sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul futuro e, soprattutto, emarginando i deboli e i bisognosi.

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