Tempo perso, tempo ritrovato

“Se ti accade, al mattino, di svegliarti pigro e indolente, tieni presente questo pensiero: mi alzo per rispondere alla mia opera di uomo”.

Armando Lostaglio

E’ un concetto formalmente leggero questo che viene da lontano, da Marco Aurelio (121 – 180 d.C.) per ricordarci che in ogni caso, in ogni situazione (specie quelle critiche) a prevalere sia sempre la virtù, il dovere di essere uomini. Il tempo che si sta recuperando in questi giorni di “domiciliari senza aver commesso reati”, ci porta pur sempre a considerare il tempo che scorre, ed è velocissimo nella ripetitività dei gesti quotidiani. Si riprende il sapore semplice del pane con l’olio, che in casa non può mancare. Eppure questo tempo è sottratto agli impegni presi, alle economie piccole e grandi che avevamo stabilito di perseguire. E tuttavia non disperiamo, in quanto, come scriveva il drammaturgo Kleist:

“Se smettiamo di sperare, succede quel che temiamo.”

Non temiamo, dunque, anche se i numeri di questa pandemia ci colpiscono profondamente. Ma a questo tempo “guadagnato” o perduto vorremmo restituirgli un pizzico di leggerezza: il silenzio mattutino di questi giorni (senza traffico) si offre a noi come lo definiva il sommo Shakespeare:

“L’allodola, il cardellino, il passerotto leggero, il monotono cucu’ che non la finisce più…” (da “Sogno di una notte di mezza estate”).

Ecco, immaginiamo l’estate, il caldo che possa azzerare ogni virus ed apprensioni, ogni chiusura che ci rende talvolta ipocondriaci a causa della Novità che ci è occorsa dietro l’angolo. Occorrerà rivedere questo nostro tempo, questa storia che ci riavvolge come un nastro, questo invisibile virus (100 volte più piccolo di un globulo rosso, ci spiega Piero Angela) che è in grado di relegarci ad una condizione di tale emergenza. Assurda quasi, alla luce del nostro benessere, della opulenza che ci faceva guardare i disagi e le disgrazie sempre “altrove”, lontane da noi. In pochi giorni quell’invisibile virus ci ha messi allo specchio di una cronaca che mai avremmo immaginato: numeri terribili da guerra non dichiarata.

In pochi giorni la cronaca non ci ha più raccontato di barconi di disperati che venivano scacciati da un porto all’altro nel Mediterraneo, bensì di grosse navi da crociera che erano rifiutate da un porto all’altro perché a bordo c’erano persone contagiate. Dal contagio della povertà dunque al contagio dell’opulenza: uno il riflesso ignaro dell’altro. Dicono che nulla sarà più come prima (l’inconsistente Europa, una nuova Via cinese della Seta?); la Storia (come il virus) siamo noi, nessuno si senta escluso… nessuno si senta offeso (cantava De Gregori).                                                                                   

Tempo perso e tempo ritrovato: conta quello che si è fatto di buono e che si dovrà fare con maggior impegno, ad ogni livello, ad ogni dimensione.

 

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