Borghi ritrovati – Quel bisogno di uscire, di libertà

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Perché le persone vanno in vacanza?  E’ la domanda che ricorre con la stagione calda, per quel bisogno innato di uscire, di libertà, di contatti nuovi, malgrado questo 2020 si caratterizzi per la limitazione degli spostamenti, conseguenza della pandemia. Eppure, il fenomeno antropologico e sociologico dell’inversione rituale rende bene l’idea di ciò che muove i flussi turistici: freddo-caldo, città-borgo, montagna-mare. Si dovranno dunque privilegiare luoghi di adiacenze, magari in regioni meno colpite dai bollettini infausti di queste stagioni terribili, speriamo davvero alle spalle. 

Armando Lostaglio

I viaggiatori sono quindi alla ricerca di autenticità e di esperienze, una prossemica come atto comunicativo; calore umano e saggia ospitalità. Vagando su questa onda, approdiamo in un luogo fiabesco, sembra così lontano dal mondo: si chiama “La voce del Fiume”; siamo a Brienza, in Basilicata, a venti minuti a sud del suo capoluogo, Potenza. Siamo ai piedi dell’imponente castello che ha reminiscenze persino da Federico II, è il Castello Caracciolo, luogo privilegiato di leggende, di Dame sediziose ed ammalianti, rapimenti e tesori nascosti chissà dove. Quando si giunge si avverte immediato il brusio discreto del fiume, è il Pergola, che canta ininterrottamente; ecco allora la provenienza del nome: la voce del fiume. Ogni ambiente della dimora – recuperata con competenza da Rocchina Adobbato – è su più livelli, ed emana un fascino particolare: nell’insieme rende un unicum di serenità. Qui, come non spesso accade, si riscontra il genius loci, spirito del luogo dei latini ben più accentuato che in un altrove di frettoloso consumo; forse perché sa privilegiare il valore intrinseco dell’esistenza – individuale e collettiva – come nucleo cardine di ogni attività umana. La parola tranquillità proviene dal latino tranquillĭtas, trans (oltre) e quies (quiete), è dunque un transitare nella quiete. E’ quanto noi tutti auspichiamo spesso, quando veniamo travolti dalla routine di questo tempo sbandato. Sovviene Arthur Schopenauer quando sostiene che la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

Il carattere di ogni ambiente di questa dimora storica (è un B&B) è determinato da come le cose sono state pensate e quindi organizzate in una architettura di vita che non ha lasciato nulla al caso. Nella sua struttura ricettiva è dunque possibile dormire a ridosso della roccia viva, con salotti all’aperto arredati con gusto; un ospite si sente a casa e si può dilettare a fare pasta in casa, dolci e marmellate. Qui, tra pareti di pietra che trasudano secoli di storia e di tradizioni. Ogni stanza profuma di arcaico: spazi ricreati per lasciar dimorare il senso più profondo della vita, lode eccelsa della lentezza; e quindi ogni ambiente ed ogni esterno sono ritemprati per riproporre il tempo che scorre (come il fiume) e nel tempo tutto può restare intatto. Tale genialità la si deve alla intuizione e alla capacità di impresa di una donna, ovvero di due donne: una madre ed una figlia, Rocchina Adobbato ed Elvira, sono di questo luogo ma lo hanno reso avulso e nel contempo contiguo alla cittadina, Brienza, che diede i natali al giurista e drammaturgo Francesco Mario PAGANO, martire della rivoluzione partenopea del 1799. Questa comunità, dunque, trasuda storia e tradizione pur in una visione avveniristica, radicata nella viva pietra. Certo, La voce del fiume è rimembranza di amenità, con lo sguardo ad un’epoca che sembra così lontana, ma che invece appartiene solo ad una o due generazioni passate.                                                                 

alba “la voce del fiume” Brienza

Il turismo dovrebbe sempre essere portatore sano di incanto. E qui si viene pervasi. La bellezza – scrive il poeta Gibran – risplende nel cuore di colui che a essa aspira, più che negli occhi di chi la vede… Un gradevole turismo amplifica il valore di un territorio, nella sua accezione più concreta. Vige nel viaggio, nella conoscenza, una sorta di riscoperta della mitopoiesi, ciò che rende mitico un luogo, una strada, una comunità, perché fu via di passaggio di culture e di beni. Il fiume ci lascia raccontare ciò che il senso della vita può ancora trasmetterci.  La voce del fiume non è solo un b & b, è anche luogo metafisico di raccolta di una identità smarrita negli effluvi di questa presunta modernità. Una stasi nel progredire della storia; è come vivere attimi attraverso un tempo sospeso, nella luce dell’alba e il crepuscolo, e poi la sera che avvolge il borgo fino alla notte.

Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane“,

scrive Calvino nelle Città invisibili. La luce fioca si riflette nell’acqua del fiume, che leggero e quieto dona a ciascuno la sua buona notte.

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