Fortunale

transit_07Il mare era impazzito, quella mattina di marzo.

C’erano dei cavalloni da far paura, con una risacca che

creava un dislivello alto almeno quanto il piano di una casa e

gli scogli martellati da certi colpi d’ariete che avrebbero

maciullato qualsiasi cosa.

Il molo pareva un formicaio, con tutte quelle persone che

lo gremivano. In massima parte erano donne: mogli, sorelle,

madri. E bambini, tanti bambini. Capelli e vesti svolazzanti; e

occhi angosciati che correvano di qua e di là verso l’orizzonte.

Molte, le più giovani specialmente, si disperavano tenendo

le proprie creature avvinghiate al grembo per proteggerle dalle

raffiche di vento. Le vecchie, con le loro immobili facce

incartapecorite dal salmastro, parevano rassegnate, abituate;

anzi, davano l’impressione di trovarsi sul molo così, solo per

curiosità.posiz_nuovo

– Preghiamo la Madonna del mare che arrivino presto – disse una delle giovani.

– Scema che sei!… – la rimproverò una delle vecchie. – In questo momento più stanno lontani, meglio è. Sarebbe la morte sicura, sopra gli scogli.

– Però, quando tornano porteranno tanto di quel pesce!… Mi ricordo una volta, nel dodici… pigliammo una caterva di

sàraghi, cefali e triglie!

Era un vecchio a parlare, anzi a gridare per farsi sentire, adesso. Si diceva che avesse più di novant’anni e tutti lo conoscevano come “zio Antonio”.

Alcune donne gli si erano avvicinate e tendevano l’orecchio.

– Sì, nel dodici, quando me la sentivo ancora di andare per mare. Preciso come oggi… – proseguì accarezzando la testa di un bambino. – Non sapevamo più dove metterlo, tanto ne avevamo preso. Non ci potevamo nemmeno muovere dentro alle barche… E che faticata per tirare le reti!

– E quanto è durato, quella volta? – chiese una delle

giovani.

– Dalle sei della mattina fino a mezzogiorno. Ma tornammo

tutti quanti.

– Ed è successo ancora?

– Certo, prima e dopo di allora. Ma sono sempre tornati a

casa.

– Veramente, zio Antonio?

– Veramente. Perché ti dovrei dire una bugia?

– E se gira a maestrale?

Il volto del vecchio si rabbuiò:

– Non può girare a maestrale… resta a tramontana, fino a

quando cala. Succede sempre così.

– Ma se gira?… – incalzò la giovane in pena, incurante di una donna anziana che alle spalle di zio Antonio le faceva segno di non insistere con quel voler sapere.

  • Se gira a maestrale sempre con la stessa forza, allora…
  • – Allora?

– … se li porta chissà dove, forse pure in Africa.

– Ed è capitato, qualche volta? – Era il bambino, adesso.

Il vecchio tacque. E corse con la mente al figlio mai

ritrovato, roba di mezzo secolo prima. Il bambino continuava a

fissarlo: voleva una risposta, lui che di quell’antica storia

niente sapeva.

Passarono parecchi minuti. Tutti zitti a scrutare e a

tormentarsi le mani.

A un tratto zio Antonio indicò sorridendo la bandiera sulla torre della Finanza:

– Guarda, piccino, guarda… che ti dicevo? Comincia a

calare.

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