Giovanni Fortunato

L’improvvisa scomparsa dell’ispettore scolastico Angelo Raffaele Dinardo, già governatore
della Regione Basilicata, ha addolorato profondamente quanti hanno avuto il piacere di conoscerlo ed apprezzarlo per la sua vivacissima intelligenza, per la vasta cultura, per l’equilibrio e per la grande umanità che lo caratterizzavano.
Egli ha contrassegnato la stagione del “tempo pieno” nella scuola elementare, offrendo sempre, a piene mani, le giustificazioni fondanti di un modello di scuola sempre più a misura dei fanciulli, nella realtà sociale della nostra regione.
Può dirsi di lui quel che scriveva il nostro conterraneo poeta Orazio “exegi monumentum aere perennius” (ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo), perché ha gettato le basi di una nuova didattica, più rispondente alle esigenze psicologiche e sociali delle nostre realtà.
I suoi insegnamenti rimarranno a lungo operativi, pur nel rapido ed incessante rinnovamento della scuola.

Il suo “credo pedagogico”, ritengo si possa condensare nell’educazione al cambiamento, nella constatazione che la cifra distintiva dei processi scolastici è la continua evoluzione di problematiche in continuo divenire.
Una scuola degna di questo nome deve, perciò, guidare il cambiamento, non acriticamente subirlo!
Per queste ragioni io penso che del nostro compianto ispettore si possa immaginare che dica:
“non omnis moriar” (non morrò del tutto) perché nel suo alto magistero ha gettato un seme destinato a riprodursi.
Addio, caro ispettore, che la terra ti sia lieve!