Preghiera in settembre

Beatrice Ciminelli
Beatrice Ciminelli

La storia di Tiziana Cantone ha lasciato tutti attoniti. Aveva acconsentito ad essere filmata mentre faceva sesso, si era fidata e, invece, in poco tempo il video è diventato virale. Purtroppo, poi, alla viralità delle immagini si è aggiunto il virus della cattiveria gratuita, dello scherno e delle ironie spietate. Il provvedimento d’urgenza concesso dal giudice che ordinava l’oscuramento del video non è servito a nulla: si è impiccata con un foulard, sepolta dalla vergogna.

Ad oggi la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo che vede 4 indagati per diffamazione e per violazione della privacy relativamente alla condivisione del video on line; inoltre, dopo il suicidio della giovane donna, un fascicolo per induzione al suicidio.

Gli effetti della diffusione in rete di video e immagini possono essere devastanti, ma spesso, lo si comprende troppo tardi nonostante i media mettano quotidianamente in guardia rispetto ai rischi connessi alla diffusione sul web di immagini e video personali. Si torna di nuovo a discutere di “diritto all’oblio”, in relazione a comportamenti criminali ed ignobili perpetrati soprattutto tramite i social network. Come nel caso di Tiziana, che aveva chiesto al mondo di essere dimenticata.

Il diritto all’oblio rientra tra il diritto alla protezione dei dati personali, sancito dall’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, laddove si afferma che “ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano”. È il nuovo regolamento europeo sulla Privacy (Regolamento UE, 27 aprile 2016, n. 2016/679) a dettarne la disciplina. L’oblio non abbraccia solo le ipotesi di mera eliminazione dei dati ma un definitivo dovere di astenersi, da parte del titolare, da ogni e qualsivoglia interessamento nei confronti di una persona.

tiziana-cantone-funerali-620x430Il diritto all’oblio può definirsi come il diritto di un soggetto a vedersi “dimenticato” dalle banche dati, dai mezzi di informazione, scomparendo dai radar dei motori di ricerca che detengono i suoi dati.

Piccolo promemoria:

– nella libertà di ognuno rientra anche quella di farsi video hot e di non essere condannato alla gogna mediatica;
– qualcuno dovrebbe rispondere di questa tragedia, ma non accadrà.

P.S : Sui suicidi dovrebbe calare il silenzio, non dico “pietas” che è un sentimento antico, ma almeno la messa al bando dei cori del “ se l’è cercata” da parte di gente che nella vita ha sicuramente fatto di peggio. Ma capisco che possa essere un mio limite, dettato dall’aver ascoltato troppo “Preghiera in gennaio”. Limiti da comune mortale. Giudizio sospeso. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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