Musicisti e Musicanti del Vulture

piccirilloRionero in Vulture. Un’estate di feste popolari, il tempo delle celebrazioni patronali in tanti centri della Basilicata, e grande devozione e segni di fede antica: a scandirne le lodi sono da sempre le bande musicali.

Da più di un secolo è forte la tradizione in Basilicata e in particolare nell’area del Vulture.

Vittorio Piccirillo, musicista affermato non più in attività, figlio d’arte, ha dato alle stampe per la EUTERPE Editrice un prezioso volume su quelle personalità che hanno fatto la storia della musica e in particolare della bande musicali.

Il libro si intitola proprio “Musicisti e Musicanti del Vulture” e si apre con l’Elogio della musica di Platone e compie una certosina ricognizione di tutti i musicisti dell’area, corredata di foto d’epoca, e partendo dalla figura del padre di tutti i musici, il madrigalista Carlo Gesualdo da Venosa (1560-1615).

Più di un secolo di musica partendo da quel Saverio Cicchiello, nato nel 1870 a Rionero da umile famiglia. Sette anni dopo la sua nascita – scrive Piccirillo – per volere del grande meridionalista di Rionero Giustino Fortunato, venne istituita una Scuola di Musica e quindi fondata la prima Banda Musicale. Il Direttore della scuola e della stessa banda fu il maestro Petrocelli, che ebbe proprio tra i suoi allievi il giovanissimo Cicchiello. E’ dunque verosimile che la prima Banda Musicale in Basilicata fu fondata da Giustino Fortunato nel 1877.

A Rionero, oggi, convivono due Bande Musicali di rilevante pregio artistico: la storicaGiuseppe Verdi” e la più recente “Orsomando”, ciascuna delle quali conta oltre cinquanta elementi, moltissimi i giovani.

1955 Banda Musicale "G. Verdi" Rionero
1955 Banda Musicale “G. Verdi” Rionero

Ma il libro di Vittorio Piccirillo è anche e soprattutto un viaggio nel tempo, con immagini fotografiche datate di un’epoca probabilmente irripetibile: musicisti e musicanti che si spostavano con mezzi di fortuna nei più diversi centri della regione, al seguito di processioni e talvolta anche di funerali.

Piccirillo omaggia la figura di un altro grande musicista che era suo padre, Donato Piccirillo, nato a Rionero nel 1904, con una vita dedicata alla musica, e da cui Vittorio ne trasse la passione.

Tanti i maestri di quell’epoca: da Gustavo Cappiello a Giuseppe Manganelli a Donato Contaldo, da Giustino Festa di Melfi a, Luigi Stregapede di Montemilone, da Mauro Rutigliano di Lavello a Franco Chiari di Ripacandida, a Pasquale Cerone di Rapolla, al flicornista Antonio Di Battista (viveva a Bari), a Luigi Tucciariello, che spesso teneva nel suo salone di barbiere in piazza Fortunato concerti per chitarra e mandolino. Tutta una tradizione di bellezza d’animo suscitate dalla musica, fra serenate e feste popolari.

Una delle figure citate da Piccirillo di risonanza internazionale è sicuramente Giovanni (Juan) Mecca, nato a Rionero nel 1897 e morto a Santa Rosa in Argentina nel 1970, dove si trasferì con la famiglia negli anni Venti, come migliaia di altri conterranei.

In Argentina istituì la Escuela de Musica, costituì la Banda della Polizia, considerata – scrive Piccirillo – una delle migliori di quel paese, e spesso era ospite di auditori e piazze per dirigere concerti, anche nella capitale Buenos Aires e alla Radio Nazionale Argentina. A suggello del suo valore artistico, “il popolo argentino, riconoscente, gli ha eretto un monumento marmoreo nel luogo in cui riposa, ed ha intitolato una strada nella città di Santa Rosa”.

Ad un anno della sua morte, il quotidiano il Tempo, aveva dedicato un ampio servizio a firma dell’allora corrispondente lucano Giovanni Catenacci, per altro, amico d’infanzia di Juan Mecca.

Armando Lostaglio
Armando Lostaglio

Altra figura di spicco, ma di altro tenore musicale, è senz’altro Antonio Fornicola (Rionero 1928-1978), il quale si perfezionò nel jazz creando negli anni ’50 dei gruppi di questo genere musicale.

All’età di 15 anni, scrive Piccirillo, iniziò lo studio della tromba sotto la guida del Prof. Flavio Roberto Crocco. Ma fu in Africa, a Mogadiscio, durante la guerra, a contatto con musicisti inglesi e neri di America, che nacque in Fornicola la passione per il jazz e per i balli in voga all’epoca (come cha-cha-cha e mambo).

Vittorio Piccirillo ha dunque realizzato un’opera immane con questo libro, soprattutto nella ricerca di immagini d’epoca e nel ricordo di persone molte della quali non più viventi, un libro che forse meriterebbe un più elevato riconoscimento pubblico, per questo tassello di storia locale altrimenti destinato all’oblio.

Vittorio è scomparso da alcuni anni, ma resterà sempre nel cuore di quanti apprezzarono la sua passione per la musica, la sua dolcezza d’animo, la sua mitezza, il suo candore senza tempo.

 

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