Verso un futuro di cittadini o di servi?

L’evoluzione sociale e culturale, in cui siamo immersi oggi, impone una seria riflessione. E’ facile constatare ormai come politici e forze sociali, nel gioco delle parti, sono ormai ridotti ad accoliti dei potentati economici dominanti.

don Camillo Perrone

I politici non fanno più riferimento alla base, al popolo, ma al vertice, ai potenti degli imperi economici. Destra o sinistra in politica sono ormai solo forme e formazioni diverse per gestire il rapporto coi vertici economici quasi del tutto determinanti nelle cose che contano.

L’ideologia, i valori e il progetto di un partito sono ridotti a piccoli optionals vagamente idealistici su di un tessuto uguale per tutti. Per di più oggi, i grandi centri del potere economico, sono al di fuori di schemi e di regole nazionali, politiche e culturali. Se una volta si diceva che “il denaro non ha odore”, oggi si deve aggiungere che il denaro non ha nazione, non ha cultura, né partito, né religione. Il governo mondiale esercitato dagli imperi economici è di fatto sottratto a qualunque vincolo e controllo sociale. La sovranità effettiva degli Stati è ridotta a ben poco, restano “briciole” di potere da gestire. Come ha più volte avvertito Papa Francesco: i grandi potentati economici, nel quadro del liberismo economico attuale, stanno monopolizzando vantaggi e interessi; organizzano non solo la ricchezza, ma anche la miseria e la fame nel mondo.

Bergoglio, con forza e passione, ci ha ricordato che in questo nostro tempo, orgoglioso per i tanti traguardi tecnologici scientifici e sociali raggiunti, si alza forte il <<ruggito dei poveri>>, e sono ancora tanti che non solo non possono sedersi al banchetto del benessere ma nemmeno ne raccolgono le briciole. La sete di denaro travalica, l’idolo del denaro, come lo chiama Papa Francesco, sta determinando (“colonizzando”, ancora Francesco) la nuova cultura, che ora ha la sua sorgente di valori nel mercato. Avviene che i potenti, i potentati, le lobbies del neoliberismo mondiale si stanno servendo della “formademocratica, saldamente controllata e diretta attraverso il monopolio nei mass-media, nuove milizie del consenso, per imporre i propri obiettivi che sono economici, ma che coinvolgono i valori e i costumi di vita umana.

Stiamo andando verso una nuova etica mondiale, o meglio vi siamo portati, facendo leva sulla esaltazione della assoluta libertà individuale che, proprio perché è (ab-soluta) da relazioni e da responsabilità collettive, riduce gli uomini ad “atomi di individualismo”, senza identità relazionale sociale, religiosa, familiare. Gli uomini ridotti ad atomi di libertà egocentrica sono “come un granello di polvere, contano come il pulviscolo sulla bilancia, le nazioni sono come una goccia da un secchio” (Isaia 40, 15). Altro che democrazia! L’uomo è in balia del più forte e “finisce in una drammatica solitudine”, come ebbe a osservare Benedetto XVI.
La creazione di uomini e di masse umane, facilmente manipolabili perché privi di storia e di identità personale e sociale, è sempre stato l’obiettivo dei totalitarismi di ogni epoca. Oggi si sta attuando un nuovo e globalizzato tentativo totalitaristico mediante quella che
Benedetto XVI ha definito più volte “la dittatura del relativismo” e Papa Francescola dittatura del pensiero unicoche uccidela libertà dei popoli, la libertà della gente, la libertà delle coscienze”. Si cerca di creare un uomo resettato, quanto più possibilmente privo di punti di riferimento e di sostegno quali la storia, la cultura, il proprio popolo, la famiglia, la religione.

Quindi abbiamo un genere umano senza qualità, ridotto ad un insieme di consumatori e assoggettato alla legge del mercato. A questo progetto anticristiano la Chiesa cattolica non può non opporsi. La Chiesa non è una struttura avulsa dal contesto umano e sociale ma vera madre e maestra per cui si preoccupa delle condizioni umane, fisiche e sociali di tutti gli uomini. Così stigmatizza ogni forma di oppressione, di prepotenze, i rigurgiti di un neo-feudalesimo e soprattutto condanna il razzismo.

La Chiesa quindi ha sempre elevato la sua voce in difesa della dignità umana e il cristianesimo è stato nella storia certamente il fattore più decisivo nel contrastare ogni forma di schiavitù.

E’ l’ora della solidarietà lungimirante, ci vogliono strateghi di ogni operosa convergenza più che guardiani severi di un’ortoprassi rigida solo nella misura in cui lo si vuole.

Bisogna puntare di più sulle comunità, sui territori, e con loro studiare caso per caso le soluzioni, i vasti e complessi problemi della nostra povera gente.

E’ l’ora di far valere e praticare le virtù sociali, i valori etici che sono da considerare la bussola in politica.

Urge un’alternativa credibile che riaffermi i valori evangelici della fraternità, della carità, della comprensione e del dialogo.

Non si tratta di essere di destra o di sinistra, si tratta del fatto che esistono valori di fondo di cui tutti i cittadini (specialmente credenti) devono essere fermamente convinti e dai quali non si può prescindere.

E’ necessaria pertanto un’opera capillare di educazione o formazione all’impiego politico, con chiaro riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e in una prospettiva di autentico servizio.

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