Persone straordinarie

Mariolina Murro

Le cose più preziose nascono così, all’improvviso nel ricordo di un incontro con una o più persone straordinarie che hanno cambiato la nostra vita e che improvvisamente, anche se te lo aspetti per avvisaglie normali, ci hanno lasciato. E per delle concatenazioni incredibili succede che lo facciano una dopo l’altra, spezzando l’ultimo filo che ti mantiene legato. Ma non bisogna mai correre il rischio di dimenticare, perché è con quanto è ormai perduto che restano alcuni punti di riferimento, oltre lo strazio di un vuoto fisico, colmato, senza dubbio, dal ricordo, che uno di loro ha definito “pura presenza spirituale”. Ci hanno lasciato in troppi in quest’ultimo arco di tempo i sacerdoti Fiordeliso – lo scrittore Messina – il poeta studioso, cultore di lingue, Nicola Panella – una mamma operaia, Rosa Gruosso – un giovane trentenne [che si è tolto la vita perché senza lavoro]. E possiamo piangere o trattenerle le lacrime.. unica testimonianza visibile del dolore per queste assenze, persone care, o anche sconosciute.

E vorremmo, mentre cogliamo nelle sfumature del dolore ciò che ci schianta, ancora poterli sentire. Comprendi allora il senso profondo del verbo condividere ma anche l’ icasticità che sancisce tutta l’insensatezza della vita senza queste persone care.. come nei versi di Montale “è stato breve il nostro lungo viaggio e ora che non ci sei è il vuoto” o di Neruda “era che tu all’improvviso non c’eri. Mi è mancata la luce della tua energia e ho guardato divorando la speranza, guardato il vuoto che è senza”. Ecco è spaventoso come nella quotidianità, si nasconda ora il dolore mai elaborato dell’addio.

Ma si muore anche in molti altri modi, e il più diffuso è quello della solitudine, causata dall’assenza di possibilità di parlare, di scambiare il racconto di questa nostra benedetta vita così grande e fragile, unica e irripetibile, con qualcuno.

Mariolina Murro

Alcuni giovani muoiono da vivi, per assenza di racconto, ma anche perché il mondo che dovrebbe ascoltare giudica, inscatola la loro vita, e non colora più quella storia con contenuti reali ed essi muoiono per la mancanza di uno sguardo verso le loro unicità. E forse queste persone care che hanno segnato le strade di questa regione con i loro scritti, con il loro modo di essere in luoghi condivisi, dal giornale alla parrocchia, al luogo di lavoro, raccontando di Bertazzoni.. di altri personaggi pubblici, hanno indicato, prima di lasciarci, con le loro ultime interviste, che “bisogna mettersi al servizio della generazione successiva passando il testimone”. E non emulare i tanti Crono che se ne stanno seduti lì a digerire i figli che loro stessi hanno messo al mondo.

Lo aveva già scritto in pochi versi Dante quando il suo maestro, Brunetto Latini, gli disse: «Se tu segui tua stella/ non puoi fallire a glorïoso porto/ se ben m’accorsi ne la vita bella/ e s’io non fossi sì per tempo morto/ veggendo il cielo a te così benigno/ dato t’avrei a l’opera conforto»

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