Consapevoli della nostra responsabilità sociale progettare il futuro

don Camillo Perrone

Tempo di verifiche è il nostro, tempo di inchieste, tempo di incertezze, di programmi a livello amministrativo e pastorale. Ci assalgono delusione e angoscia di fronte alle desolanti vicende mondiali che irrompono attraverso i media, ma anche di fronte alle vicende quotidianamente vissute in una regione che letteralmente galleggia su acqua e petrolio, regione che non riesce a farne condizioni per promuovere una ripresa di equità che consenta a tutti i suoi abitanti condizioni di vita dignitose, a partire dal lavoro.
Una verità che ci ha consegnato il Vaticano II è la solidarietà della Chiesa con l’umanità tutta, la sua non esenzione dalla storia del mondo, il suo collocarsi nella “compagnia degli uomini”. Il cristiano, “compagno” degli uomini, è colui che sta con loro abitualmente, nella ferialità: mangiando il loro stesso pane, camminando con loro senza evasioni né esenzioni, comunicando con loro nel bene e nel male presenti nella storia.
Perché queste ricchezze non riescono a suscitare vita in un territorio che sta morendo? Si è tentati di pensare che non c’è più niente da fare, i prepotenti hanno sempre la meglio, il potere spegne i sogni e le speranze. Allo stato attuale però affermiamo che la Regione Basilicata ha previsto un aiuto alle famiglie disagiate della regione.
Le royalty possono, anzi devono essere l’innesco di percorsi di sviluppo auto-propulsivo: iniziazione dei giovani al lavoro e alla costituzione di impresa. È tempo allora di pensare di mettere in atto quello sviluppo auto-propulsivo auspicato, perché la speranza si riaccenda per tante famiglie e giovani.
Riflettori ora puntati sul recente convegno potentino “Fede, cultura e risorse per la Basilicata che vogliamo”.
Secondo il professor Roberto Zoboli dell’alta scuola per l’ambiente dell’Università Cattolica sui temi dello sviluppo del territorio, le royalty devono andare almeno in parte nella direzione di far rimanere qualche cosa nella forma di capitale e infrastrutture.
Occorre puntare sul futuro con aziende del post-petrolio per evitare la desertificazione.
Per le generazioni future bisogna fare qualcosa di più. Ma, per la verità, anche per quella presente perché i dati sull’occupazione e la disoccupazione, la situazione dei giovani attuale è quella che è.
Occorre investire molto in nuove tecnologie e in capitale umano per generare un’economia della conoscenza in settori ad elevata qualificazione. Abbiamo bisogno di aumentare la capacità e l’intensità di conoscenze, capire meglio i meccanismi, disporre di persone più qualificate.
Diciamo poi che l’arte, la cultura, il paesaggio, la terra, il mare, l’aria, il sottosuolo, non sono evocazione retorica di beni fini a sé stessi né da sfruttare in maniera disordinata, costituiscono, piuttosto, il punto di partenza per ristabilire un patto di alleanza tra uomo e natura e quindi espressione di una responsabilità creativa e generativa di valore e di lavoro.

Mons. Orofino Vincenzo

Tornando al discorso di prima, occorre puntare su aziende legate all’energia ambientale e all’energia rinnovabile, a tecnologie avanzate per l’agricoltura a basso impatto, all’ampio orizzonte della bio-economia, alla chimica verde, all’agro-forestale; insomma ad investimenti in tutti i settori del post-petrolio.
Permangono le difficoltà che gli imprenditori troppo spesso incontrano sul proprio cammino quotidiano, che frenano le ambizioni ma soprattutto ostacolano la crescita, come la burocrazia asfissiante, pensiamo alle difficoltà nell’accesso al credito, pensiamo alla carenza infrastrutturale drammatica, pensiamo alla piaga della illegalità e della corruzione.
Si constata aumento delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, dualismi sempre più evidenti sia a livello territoriale che generazionale, natalità in calo, famiglie che si impoveriscono, giovani sempre più scoraggiati, donne sempre svantaggiate sul lavoro, complessivamente un clima di sfiducia e di scarsa partecipazione alla vita collettiva.
Papa Francesco, in una frase accorata, ha espresso un monito che condensa tutto questo:
Il futuro esige oggi – ha scritto il Pontefice – di riabilitare la politica, che è una delle forme più alte della carità”.
Il futuro esige anche una visione umanistica dell’economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà, orientamento illuminante e oltremodo impegnativo. Indispensabile per l’armonia fra genti e nazioni. Dove sono insopportabili gli squilibri nelle condizioni di vita. Tra quanti accumulano ricchezze faraoniche, speculando; e chi è costretto a mendicare un boccone di pane, una medicina, un lavoro.
Auspichiamo che si affermi una buona volta quella capacità a elaborare e perseguire una progettualità di largo respiro, ma anche e soprattutto nella perdita di carica utopica, nella penuria di speranza personale e collettiva, nella disaffezione all’impegno politico, che sembra diventato sempre più monopolio di una casta, che si riproduce per clonazione, spesso al ribasso.

Foto appartenente all’archivio fotografico “don Camillo Perrone”

I cristiani sono chiamati a non separarsi dal Vangelo. Portandolo ai loro simili. Con un discernimento, che non è titubanza.
Sosteniamo uno sviluppo eco-sostenibile. La Basilicata è una terra ricca. Non ci sentiamo di condividere il sentire comune che fa di questa Regione un angolo sperduto e dimenticato dell’Italia. I fatti ci dicono il contrario: la Basilicata possiede ricchezze enormi, sotto diversi profili. Negli ultimi anni il fenomeno petrolio si è affermato sempre di più, dopo l’individuazione dei più grandi giacimenti petroliferi dell’Europa continentale. Da sempre la Basilicata è un giacimento naturale di acqua, tanto da fornire questo bene anche alle regioni vicine meno fortunate da questo punto di vista. Considerando le risorse ambientali, il territorio presenta una tale varietà di ambienti naturali e paesaggistici da renderlo un unicum nel panorama nazionale.
Ci piace concludere riportando la ferma convinzione di S.E.Mons.Vincenzo Orofino secondo cui bisogna favorire, e non solo sul petrolio, una partecipazione popolare alle decisioni.C’è uno stacco – ha detto il Presule – tra chi comanda e il popolo” per cui, è necessario assicurare una dimensione popolare ai processi di sviluppo. Ed un ruolo può averlo la Chiesa “che serve alla società nella misura in cui è sé stessa” cioè profetica e con le mani libere”. È necessario spezzare la logica di un sistema culturale forse troppo univoco e perverso proponendo un’alternativa credibile che riaffermi i valori evangelici della solidarietà, della fraternità universale, della giustizia sociale, della comprensione e del dialogo.

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