L’Emergenza Educativa e la perdita dell’Autorità dei Saperi

Gli organi di stampa hanno diffuso negli ultimi giorni la notizia dell’ennesima aggressione di una madre ai danni di una insegnante a seguito di una discussione circa il rendimento scolastico di un bambino di terza elementare. Teatro dell’episodio Villaricca, un centro dell’hinterland napoletano; l’evento segue gli episodi, più volte riportati dalla stampa, di Piacenza, dove un bambino di prima media ha mandato al pronto soccorso la sua insegnante, di Foggia, dove un vice-preside è stato picchiato per aver rimproverato un ragazzo che spingeva le compagne in fila davanti a lui. Anche Treviso è stata teatro di un episodio, in cui un insegnante è stato schiaffeggiato da un genitore per aver sgridato un alunno ed a Santa Maria un diciassettenne ha sfregiato la docente, perché non voleva essere interrogato.

Sono questi gli episodi più conosciuti perché riferiti dalla stampa, ma, di certo, discussioni anche animate si verificano ormai sempre più spesso nel mondo della scuola, segnando quella che potremo definire “l’emergenza educativa” che sovverte ruoli e finalità, con il rischio di generare una vera e propria “frattura fra le generazioni”. Il problema non può più essere eluso o minimizzato, ma va affrontato riportandolo nei giusti alvei di un rapporto corretto e sinergico tra istituzione scolastica, insegnanti e genitori, che sono i soggetti fondamentali ed imprescindibili dell’educazione, mirata a formare cittadini responsabili attori del proprio e dell’altrui futuro.

Antonio Amatucci

Ma perché si è generata questa frattura e perché è avvenuta questa destituzione dell’“auctoritas dei saperi?”  Non vi è dubbio che la scuola non è immune da colpe, in quanto i processi della sua innovazione e la sua rispondenza alle mutate esigenze formative trova ostacoli in una visione cristallizzata ed angusta; essa ha il dovere di aggiornarsi attraverso programmi, modalità e finalità educative per preparare i cittadini di una società mutata attraverso il multiculturalismo e multi-etnismo, che richiedono una nuova organizzazione e nuovi obiettivi formativi. Ma bisogna anche capire che la scuola nell’organizzazione della società non è un mondo a parte, , ne è parte sostanziale ed ineludibile.

Se la società abbrutisce, se la famiglia perde il suo ruolo di fronte ad altri modelli, spesso diseducativi, se i figli vengono considerati non gli attori del proprio futuro, ma” i semplici consumatori di una società da conservare”, se l’unica aspirazione dei giovani rimane la conquista del potere economico a qualsiasi costo, lecito e non, se i valori di riferimento non sono più l’onestà, il rispetto dell’altro, il rispetto delle regole della civile convivenza, allora viene meno la funzione stessa della scuola, perché essa dovrebbe offrire quello che non può offrire.

scuola media Francavilla in Sinni

Quando i saperi e la conoscenza vengono ritenuti inutili perché improduttivi, i modelli di riferimento diventano altri, i valori sono sostituiti da plusvalori, che disconoscono non solo l’auctoritas dell’insegnante, ma anche quello dei genitori, che non viene neanche contrastata, ma al più ignorata. “Questa disconoscenza, che è di natura anche psicoanalitica, è tanto più grave, perché genera i frutti di una vera e propria disfatta pedagogica”. Il rapporto educativo, ha scritto papa Benedetto XVI° , è “l’incontro di due libertà e l’educazione riuscita è formazione al retto uso della libertà. Bisogna, pertanto, accettare il rischio della libertà, vigilando e correggendo le scelte sbagliate, non assecondando errori, confondendoli con le nuove frontiere del sapere umano. L’educazione non può fare a meno di quell’autorevolezza, che rende credibile l’esercizio dell’autorità”.

L’educatore diventa, allora,  il mezzo per incubare valori e formare cives responsabili. Ma anche la famiglia e la società devono riassumere il proprio ruolo, sapendo di essere coattori di quel processo che ha come fine la formazione di esseri responsabili del proprio futuro. Una scuola lontana dalle nuove emergenze è una scuola antica, i genitori che non sentono il peso di questa responsabilità, si rendono complici inconsapevoli di devianze, che prima o poi emergeranno nella vita dei propri figli.

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