Il Peso e la Gloria

La parola gloria in lingua ebraica evoca l’idea del peso. I salmi aggiungono che è il “peso dell’amore di Dio per i suoi figli”.
Gloria come peso, ovvero gloria come raggiungimento elevato di un ego che
si spinge oltre, che si eleva dalla massa comune, semmai si confronta
con una massa critica, ma poi invoca l’elevatezza. La gloria. Non sempre chi cerca la gloria, sia essa artistica, politica oppure economica, ricorda l’evocazione ebraica, il peso che essa comporta, quasi un contrappasso o un ossimoro.

Armando Lostaglio

E’ anche il peso di rappresentare una comunità, i meno abbienti, gli indifesi, quelli che il vangelo chiama gli ultimi, o le istanze di chi si affanna a raggiungere indenne il fine mese. E’ una responsabilità, come quella di essere persino un fiore (lo esprimeva la Dickinson). E invece le nostre cronache, nostre di una minuscola realtà territoriale (la Basilicata, se confrontata con l’universo mondo, o anche solo con questa nazione) ci spiegano che abbiamo toccato ancora una volta il fondo: la gloria di chi si arrogava il diritto di rappresentanza (persino degli ultimi) fa i conti con la leggerezza di avere un ruolo cui non dar alcun conto, senza peso dunque.

Molti di loro si professano cristiani, o anche di una fede politica e culturale che miri all’uguaglianza quantomeno, all’evoluzione civile nei migliore dei casi. E invece niente.
Basta poco per sprofondare, prima nell’imbarazzo e nell’ilarità più scurrile,
poi nell’inquietudine. E tuttavia, occorre ostinarsi contro il “sono tutti uguali, della stessa pasta”, no. Si può peccare sempre e comunque.
Nessuno giudichi, poiché nessuno sa di essere senza peccato: lo rilevava quel Rivoluzionario duemila anni fa.
Il primo film di Pier Paolo Pasolini si chiama “Accattone”, colmo di umile religiosità, lo presentò non senza polemiche alla XXII Mostra di Venezia; era troppo avanti lui, che prevedeva in quel capolavoro il genocidio generazionale”, dei borgatari, degli esclusi.

Pier Paolo Pasolini

Ma cambiano solo le coordinate rispetto ad oggi, il mudus vivendi. Il poeta-
regista aveva previsto anche questo? Erano i primi anni ’60: il futuro, anche il nostro, nasceva allora.

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