La favorita, opera d’arte e d’angoscia 

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Armando Lostaglio

La favorita (The Favourite) è un capolavoro di sceneggiatura oltre che di costumi e scenografie. Il regista greco, Yorgos Lanthimos (che lo ha pure co-prodotto), è autore caustico e persino tediante come nei suoi precedenti film; qui è addirittura più morbido sebbene ci immerga in una realtà alla corte della regina d’Inghilterra che più terrena e talvolta volgare non potrebbe essere.

Siamo nel regno della regina Anna d’Inghilterra, l’ultima degli Stuart,  (Londra6 febbraio 1665 – 1º agosto 1714), fra intrighi di corte, la perenne guerra con la Francia, le successioni possibili e l’ansia di potere che avvolge ogni cosa. La regina assume la corpulenza di Olivia Colman che offre il meglio di se in maleducazione e arroganza di potere, bulimia e isterismi dovuti alla perdita dei 17 figli (che sostituirà in affetto con morbidi conigli in gabbia), fra ambiguità e perversioni (ama la sua amica di sempre Lady Sarah, interpretata da una maestosa Rachel Weisz) e non disdegna amori più giovani come la favorita, appunto, Abigail (Emma Stone, sublime), nobile decaduta. Anna è afflitta da una gotta che la tortura (detta la malattia dei Re), e sarà la melliflua favorita ad alleviarne il dolore, è lei che si fa strada sulla pelle e nel cuore della regina, tradendo la prima mentore Lady Sarah.

La Favorita

La Favorita

La sceneggiatura è di assoluta valenza: l’interpretazione delle tre donne è mirabile, i maschi di corte sono poco più che comparse o “servono” alla storia per definire i contorni faziosi ed inquietanti delle tre protagoniste. L’aspetto storico delle guerre è addirittura messo in contrappeso e appare pressoché ininfluente rispetto alle dinamiche psicologiche delle donne; scriveva Thomas Middleton: “Oh, che mortali intrighi intessono le donne alle donne, senza pietà per l’anima e l’onore“…  Antico e moderno si rincorrono in questa storia ardente, che si chiude sui titoli con la romantica Skyline Pigeon di Elton John: “…  e queste ombre si trasformano dal viola in grigio …”; vite dolorose pur nel fasto del potere. La scelta visiva del grandangolo (che il regista ha già adottato in precedenza) pur se amplia curvandolo lo spazio visivo, in metafora imprigiona i protagonisti in un chiuso dell’anima che invero influenzerà la Storia di una nazione. Anna passa alla storia come la prima regina del Regno di Gran Bretagna.

A Venezia dieci minuti di applausi, Premio della Giuria e alla regina Olivia Colman la Coppa Volpi ed anche l’Oscar, meritatissimi…

In rassegna al Cinema Lovaglio di Venosa, pubblico appassionato ed entusiasta.

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