Mondino Paolella: arte sacra nel presepio e antropologia visiva

Incontro con l’artista Mondino Paolella

Rionero in Vulture. L’arte è qualcosa di profondo, è talvolta un mistero: quando si realizzano oggetti o dipinti il mondo si ferma per contemplarne l’essenza. Teorizza così Kandinsky, che aggiunge:

nel suo insieme l’arte non è creare degli oggetti senza scopo, bensì è una forza che deve servire sensatamente alla creazione e all’affinamento dell’animo umano…

Presepi di Mondino Paolella

Affinamento dell’animo umano, principio connesso all’arte in ogni sua espressione. E’ tutto questo che anima la mano di Edmondo Paolella (che tutti chiamano Mondino), il quale da decenni realizza presepi come arte povera eppure geniale? Lo incontriamo nel suo laboratorio-negozio a Rionero in Vulture, in Basilicata.

  • Direi che in primis mi “attanaglia” la passione e l’amore per quello che faccio!

La tua è l’arte di realizzare forme e vite semoventi, in luoghi della memoria che odorano di infanzia mai estinta: è la stessa che si prova davanti ad un tuo presepe, legati tutti da quell’unica forza ideale come il ricordo, come l’infanzia mentre si celebra proprio la nascita del Bambinello più amato al mondo. Come scaturisce l’ispirazione di ambientare il presepe in forme più complesse? E in quali luoghi sono arrivati i tuoi presepi?

  • Per me è come un sogno, come scaturisce l’ispirazione non saprei spiegarlo…il tutto mi si presenta come un flash…io devo solo riprodurre quello che vedo. I miei presepi sono ormai distribuiti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia.

Una bella soddisfazione. E’ dunque tutto un universo che sarebbe piaciuto a Walt Disney, ma anche a De Amicis, ad Ungaretti, a Bufalino, poeti delle profondità dell’animo umano. Una sorta di antropologia visiva che si nutre di elementi semplici che l’artista riesce a ricreare in ogni particolare. Come traduci in forme questi universi?

  • Ritengo che il presepe non è solo un’opera d’arte, è una pagina del Vangelo. L’amore e la passione dettano ogni movimento delle mie mani, ci metto molta cura ed attenzione nelle creazioni per giungere con soddisfazione al risultato che mi prefiggo.

Le tue origini sono napoletane: hanno un riflesso in te le antiche botteghe di San Gregorio Armeno?

  • Da bambino il mio papà Luigi mi portava spesso a Napoli, ricordo perfettamente la mia prima volta a San Gregorio Armeno è stata un’esperienza unica, vedere tutti quegli artigiani lavorare mi ha segnato a vita; e comunque il cognome Paolella a San Gregorio è abbastanza diffuso. Vedi il grande Marco Ferrigno: la mamma è una Paolella, ed ancora Fabio Paolella artista e grande presepista e altri ancora…ci sarà qualcosa nel Dna.

La parola Presepe (o Presepio) deriva dal latino praesepium, composto dal prefisso prae (davanti) e dal verbo saepire ossia chiudere/cingere con una siepe (saepes/is). Pertanto, Presepe significa letteralmente luogo recintato da una siepe. Ma nelle tue opere non c’è recinto: i tuoi paesaggi e personaggi sembrano invece aperti allo sguardo sul mondo; è reale tale interpretazione?

  • Io dico che ogni presepista si distingue dalla propria impronta…La mia è quella di caratterizzare la nostra terra le nostre origini.
Mondino Paolella

Il Bambino con le braccia aperte è sempre al centro di ogni tuo presepe e rappresenta la nascita di qualsiasi bambino; oltre all’amore che lo ha generato, racconta il fondamentale gesto d’accoglienza nei suoi confronti da parte dei genitori e della comunità tutta. Questo è un Natale particolare per le terribili emergenze sanitarie. Il tuo lavoro ne ha risentito?

  • Chiaramente si, vedi San Gregorio Armeno rischia di scomparire. Comunque, da Cristiano sono sicuro che l’aiuto arriverà dall’alto e tutto finirà bene.

Chi ha visitato il presepe di Mondino nei sotterranei delle Cantine del Notaio lo sa bene: non è solo un presepe, è una sceneggiatura, è un viaggio nel tempo che si è fermato, ma è più vivo che mai, più vicino a noi di quanto si possa immaginare: fotogrammi contestuali in movimenti di scena. Certo, andrebbe osservato con gli occhi di un bambino, con lo stesso stupore che (per privilegio) non dovrebbe mai abbandonarci. Solo in questa luce si può comprendere il principio di Kandinsky. In questa luce si può aprire l’animo all’arte sacra, ed accogliere quel Bambinello che continua a nascere e ad indicare la via maestra, nonostante questo terribile momento.

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