Monticchio: il tempo liberato fra i laghi, l’Abbazia e il Castello

Armando Lostaglio

MonticchioI laghi e il verde rigoglioso si offrono con grazia in una nuova estate, un tempo che vogliamo tutti sia sereno e più libero, dopo lunghi mesi di assurda chiusura.
Un tempo libero che sia liberato. Questo è l’augurio che fa Monticchio, la sua armonia, verso quanti si accingono a trascorrere le vacanze, per godere del meritato riposo, dopo lo stress di preoccupazioni, di studio a distanza e altro ancora. Che sia un tempo liberato dai frastuoni che ci accompagnano giorno dopo giorno, indiscriminatamente.
Lontani, allora, se è possibile, dai rumori da spiaggia, che talvolta peggiorano il già precario equilibrio interiore, dopo mesi di intense attività. Lontani da assordanti discoteche, ove tutto si ascolta tranne la musica. Lontani da presunti spazi di divertimento forzato. Se è possibile.
L’abbazia di San Michele ci guarda dall’alto, mentre si specchia nel Lago vulcanico. Immerso in quell’atmosfera di mistica distensione che sembra curarsi soltanto del cielo che avvolge le colline intorno, con lo sguardo che punta al santuario di Montevergine, sul Monte Partenio che domina Avellino.
E così si può recepire (perché c’è intorno, nell’aria) una sete nuova di spiritualità, un bisogno di raccogliersi, o di raccogliere le cose che, in un anno di nevrotiche corse, non si è avuto il tempo di seguire: una lettura, una musica, un passo da quel libro o da quella rivista. Una raccolta di ricordi da sfogliare o una lettera da scrivere ad un amico lontano. Ed ecco che emerge il bisogno di incontrare un po’ se stessi per imparare a fare silenzio. Vi sono in giro moltissimi luoghi, vere e proprie palestre dello spirito. Eremi, conventi, abbazie che si prestano a questo gioco non previsto, insospettato, quanto utile per impadronirsi di se, per fare un po’ di ordine con la vita propria ed altrui.

Laghi di Monticchio monte Vulture

Raccontarsi, incontrarsi, ascoltare. Monticchio e la sua abbazia potrebbe essere certamente annoverata fra questi spazi speciali, straordinari, dove si può incontrare gente normale, sicuramente non comune. Dove si può ascoltare un seminario biblico, come di filosofia, come di pedagogia o semplicemente di comunicazione.
Dove può accadere di ascoltare omelie nelle quali si fa cenno perfino ad una canzone di Bob Dylan o di Baglioni o di Guccini (lo fa Don Ermis Segatti). Questo già accade all’Eremo delle Carceri di San Francesco e alla Cittadella Cristiana di Assisi, dove si aggirava il medico napoletano Lucio Caruso, il quale suggerì sessant’anni fa a Pasolini di raccontare la vita di Gesù. Fu lì che nacque “Il Vangelo secondo Matteo”, che il regista-poeta girò nei luoghi fra i più suggestivi di Basilicata, Matera, Barile, Lagopesole.

Monticchio rimanda certamente a quell’Eremo lontano, mentre i sentieri dei briganti si aprono su panorami mozzafiato, come sulla sommità del Castello di Monticchio, da quelle parti si aggira la Bramea, la farfalla del crepuscolo scoperta dal conte Hartig settant’anni fa. Quel conte, personaggio atipico fra gli abitanti di Monticchio, era amico di Federico Fellini.

Laghi di Monticchio

Il castello è ormai soltanto un rudere sulla collina di Grotticelle, meta soltanto delle mucche al pascolo.
Questi luoghi, alcuni anni fa, hanno avuto una presentazione particolare alla Mostra del Cinema di Venezia (a cura del CineClub De Sica- Cinit), con la regia di Fulvio Wetzl e la proposta di candidare Monticchio patrimonio dell’Unesco. L’opera presentata è Vultour – Le tracce del sacro, che colpì registi come Ermanno Olmi, Pasquale Squitieri, il filosofo Odifreddi.
Molti furino i consensi in Italia ma nessuno concreto, perché a quella classe politica, alcuni lustri fa, non interessava per nulla.
Malgrado tutto, Monticchio rimane nel suo misticismo ancestrale, che si fa luce nell’elogio della lentezza, non del frastuono. Ricordava Teofrasto, filosofo e botanico greco – la cui anima di sicuro aleggerà nel verde di questo luogo: “il tempo è l’unica cosa di valore che un uomo possa spendere”.

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