Enza Berardone
Ho sempre, romanticamente, pensato che amministrare un paese e ricoprire una carica importante, come quella di Sindaco fosse un atto di amore, una scelta dettata dall’attaccamento alla propria terra e alla propria gente, dal desiderio di migliorare qualitativamente la quotidianità dei propri cittadini, curare e valorizzare tutto ciò che il paese possiede.

Castronuovo, difatti, è un giacimento di beni preziosi, ricco di storia, cultura e bellezza, paese natale di Sant’Andrea Avellino, sede del M.I.G, paradossalmente, però, tutte queste risorse vengono, deliberatamente, ignorate, per indifferenza, incuria, insensibilità, superficialità, ignoranza, lasciate lì come inutili reperti di un vecchio e insignificante luogo, abbandonato alla sua triste sorte.
Distratto Sindaco, lei non fa neppure l’ordinario, il paese versa in condizioni penose, sporco, rassegnato a patire, fatalmente, un ingrato destino, tagliato fuori dal mondo e dal futuro, non accade nulla, non si fa nulla, per modificare la situazione di evidente isolamento e di estrema indigenza della maggior parte della comunità. Non si promuovono attività e iniziative di nessuna sorta per valorizzare le risorse naturali, di cui il paese è ricco, e promuovere il territorio ai fini turistici.
Qui non si vive, ci si limita ad esistere, ed il passato ritorna ad affacciarsi preponderante nel presente, quasi a ribadire, risentito, l’importanza del fare, dell’esserci, della capacità di prendere in mano il proprio tempo e farne qualcosa di meraviglioso. Qui si attende…..sì, si attende, non più pazienti, che qualcosa accada e che qualcuno aiuti il paese ad uscire dal limbo. Lei percepisce uno stipendio per amministrare, gestire, curare, migliorare, promuovere questa realtà, lo spirito di iniziativa dei privati, creare nuove prospettive, e non per mortificare ed inibire qualsiasi slancio verso condizioni migliori di vita.

Non tollero più, sia come cittadina, che non l’ha votata, che come educatrice di assistere impotente a una così lunga e dolorosa agonia del paese, il quale, grazie alla sua ventennale, disastrosa gestione della cosa pubblica è intrappolato in un immobilismo e torpore insopportabili.
Mi indigna, da sempre, la sua indifferenza, tracotanza, indisponibilità al dialogo, la sua mancanza di pietas ed empatia, la sua contraddittoria distanza dai problemi della gente, con la quale non interagisce mai, la stessa, alla quale chiede il voto ad ogni tornata elettorale. Arroccato nelle sue stanze, sulle sue posizioni non sempre giuste e condivisibili, sordo ad ogni tipo di suggerimento.
Amministrare non è un mestiere o un lasciapassare per realizzare altri obiettivi, è entusiasmo puro, disponibilità incondizionata, spirito di servizio, fatica, passione, vocazione, amore per la propria gente. Abbiamo bisogno di governanti attenti, scrupolosi, capaci di progettare e realizzare l’impossibile, di attuare una politica nuova, efficace, dialogante, che si faccia carico dei problemi di tutti, non soltanto dei propri elettori o “amici”.

Castronuovo ha bisogno di respirare un vento nuovo, quello del cambiamento, della rinascita. Credo sia arrivato il momento di risarcire eticamente la sua comunità: si dimetta e dia spazio a chi sa come riempirlo, questo meraviglioso spazio, di bellezza, di reali opportunità, e, soprattutto di rendere speciale ed unico un popolo.