Si chiude la XXII edizione del Parco Urbano delle Cantine di Rapolla

Due giorni fra le grotte di tufo, con la rievocazione della presa di Rapolla del 1255 e il ritorno degli antichi mestieri. Il bilancio e i ringraziamenti.
RAPOLLA (PZ) – Si è conclusa domenica sera la ventiduesima edizione del Parco Urbano delle Cantine di Rapolla, intitolata «Un viaggio nei sapori e colori del Vulture». Per due giorni le grotte scavate nel tufo lungo Fosso Tiglio e via Monastero e il sagrato della chiesa di San Biagio hanno accolto diverse migliaia di visitatori, arrivati in buona parte da fuori regione: dalla Puglia e dalla Campania, e in gruppi anche da Firenze, Bologna e Milano.
Il momento di maggiore partecipazione è arrivato domenica sera, con la rievocazione storica dell’assalto degli arcieri di Galvano Lancia e lo spettacolo del fuoco, preceduta nel pomeriggio dal corteo medievale partito da piazza Garibaldi e dalla rievocazione presso la porta medievale nei pressi della chiesa dell’Annunziata.
Nelle due giornate si sono alternati le visite guidate al borgo antico curate dai ragazzi del Baby Consiglio e della scuola media «Mons. Caselle», le degustazioni dell’olio alla Cooperativa Rapolla Fiorente e all’oleificio Vecchio Frantoio, la lavorazione del latte con metodi tradizionali a cura di Biagio Ala, le quattro sessioni di pigiatura dell’uva a piedi nudi curate dall’associazione «Scusate il Ritardo», il «Villaggio contadino», gli spettacoli di falconieri, sbandieratori, arcieri e spadaccini, la musica popolare e gli artisti di strada. Alla chiesa di San Biagio è rimasta aperta per tutta la manifestazione la mostra fotografica a cura dell’Associazione culturale centro anziani di Rapolla, mentre lungo il percorso le installazioni fotografiche hanno riproposto immagini di vita contadina e fotografie storiche della città.
«In due giorni ho mangiato tutto quello che c’era da mangiare – scherza Renato, arrivato da Lecce -. I peperoni gratinati, quelli ripieni, la fagiolata, u cutturidd, e per chiudere i cauzungid di castagne. Ero venuto per il vino e torno a casa con la lista della spesa».
«Torniamo ogni anno – raccontano Francesca, da Firenze, e Alessandra, da Milano -. Ci siamo conosciute qui a una delle prime edizioni e ormai il secondo fine settimana di ottobre è fisso in calendario. Ogni volta troviamo una cantina nuova aperta e qualcosa che l’anno prima mancava».
«Ho prenotato due mesi fa – dice Letizia, arrivata da Bologna -. Lo sapevo che qui ogni anno è un delirio e che all’ultimo momento un posto per dormire non si trova più. Conviene organizzarsi per tempo: due giornate così valgono il viaggio».
«Quello che resta di queste due giornate – commenta il sindaco Biagio Cristofaro – non si misura soltanto in numeri. Resta un paese che ha riaperto le sue grotte e ha accolto chi arrivava come si accoglie in casa, e resta la conferma che la valorizzazione dei nostri prodotti e del nostro patrimonio è la strada giusta. Ringrazio le famiglie, le associazioni, i volontari, i ragazzi delle scuole, le forze dell’ordine e la protezione civile: senza di loro una manifestazione di queste dimensioni non esisterebbe».
«Chiudiamo un’edizione che ha raccontato Rapolla – dice Elio Desina, organizzazione e direzione artistica – e che l’ha fatto con la qualità dei prodotti del Vulture e con una ricostruzione storica fondata sui documenti. Il lavoro per la ventitreesima comincia adesso: vogliamo allungare il percorso, coinvolgere altre cantine e rafforzare la rete con gli altri comuni del Vulture, che quest’anno è Città italiana del vino. Grazie a chi è arrivato da lontano e ha scelto di passare qui il fine settimana».
«Due giorni così si reggono sulle persone – dice Pasquale Brescia, coordinatore del Parco Urbano -. Le famiglie che hanno aperto le grotte, i volontari che hanno montato e smontato, i ragazzi delle scuole che hanno accompagnato i visitatori: il Parco è il loro lavoro, prima che il nostro. Da lunedì si ricomincia, perché un’edizione come questa si prepara in undici mesi».
«La rievocazione ha funzionato perché poggia sui documenti – commenta Mario Sonnessa, coordinatore della rievocazione storica -. Per la ventitreesima vogliamo allargare il corteo e lavorare ancora su costumi e armi, così che chi arriva a Rapolla trovi una ricostruzione che regge il confronto con le fonti».
Turisti tra le cantine
L’organizzazione ringrazia le cantine e gli espositori, l’Amministrazione comunale di Rapolla, la Parrocchia San Michele Arcangelo e la Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, i volontari, le associazioni «Scusate il Ritardo» e l’Associazione culturale centro anziani di Rapolla, la Cooperativa Rapolla Fiorente, l’oleificio Vecchio Frantoio, il Baby Consiglio e la scuola media «Mons. Caselle», i gruppi di rievocazione, i musicisti e gli artisti, le forze dell’ordine e i volontari della protezione civile. La manifestazione si è svolta con il patrocinio e la collaborazione di Parco Naturale Regionale del Vulture, Città del Vino, Associazione Nazionale Città dell’Olio, GAL Lucus, APT Basilicata, Provincia di Potenza e Matera 2019 Open Future.
L’appuntamento con la ventitreesima edizione è per l’autunno 2027; le date sono in via di definizione.

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