CAMBIA IL MONDO DELL’ISTRUZIONE – Ma quanto c’è da aggiungere!

 

image_h_partbIl mondo dell’istruzione cambia volto. Ecco le principali novità.

Al via la scuola dell’autonomia. Si realizzerà anche a un organico potenziato. Gli istituti potranno indicare allo Stato il fabbisogno di docenti e strumenti per attuare il loro progetto educativo e i presidi avranno a disposizione maggiori strumenti gestionali.

Oltre 100 mila prof. precari in ruolo da settembre. Per questo piano di assunzioni si scorreranno le graduatorie a esaurimento e quelle di merito (vincitori idonei concorso 2012). I Prof. Occuperanno posti vacanti e disponibili in organico di diritto. Premi ai docenti più meritevoli. Ecco in breve i cambiamenti apportati.

Ma i dati più recenti, ancora una volta, non ci offrono belle notizie.

Abbiamo gli insegnanti più anziani e che lavorano per più tempo. I salari più bassi e i minori finanziamenti statali. Spendiamo, per l’istruzione dei nostri figli, la metà circa degli altri Paesi. Edifici scolastici cadenti e malinconici. È questa la fotografia della scuola in Italia messa a confronto con i sistemi scolastici di Spagna, Francia e Germania. A scattarla sono i rapporti annuali Eurydice. Che pemettono di farci un’idea precisa delle condizioni di salute del sistema scolastico italiano oggi.

C’è chi attribuisce gran parte della colpa al clima sotto culturale o semibarbaro nel quale l’Italia s’è rimbambita in questi ultimi vent’anni. Alle numerose trasmissioni televisive fatte di vuoto e povertà cerebrale. Con un conseguente e generale scadimento del pensiero. Con modelli di riferimento assai discutibili.

Si legge con sgomento, che oltre due terzi della popolazione italiana, esclusa da ogni consumo culturale, non legge giornali né libri, non viaggia, non frequenta corsi di formazione o di riqualificazione per migliorare professionalmente. C’è un nuovo analfabetismo di ritorno, e un’ignoranza nel settore tecnologico avanzato.

Don Camillo Perrone
Don Camillo Perrone

Troppi ragazzi fragili credono che un taglio di capelli particolare o l’ultimo modello di smartphone possano risolvere la situazione. E ora faticano persino a leggere una paginetta di un libro o un articolo di un giornale. Ben altro si è insediato nei cervelli dei nostri studenti. È fatica immane, per i docenti di oggi, discettare su Aristotele, Michelangelo, quando i modelli loro offerti sono ben altri. Classici come Dante e Manzoni sono quasi ignorati, e grossi autori delle letterature straniere e italiane moderne sono illustri sconosciuti.

Ora bisogna provare a rimettere la barra del timone nella giusta direzione. Aprire gli occhi a chi li ha chiusi beatamente. Restituire volontà e spinta verso l’alto. Restituire al Paese il desiderio della conoscenza, una volontà più forte, l’amore per lo studio. Ne va del nostro futuro. Oserei dire a questo punto: la scuola non ha bisogno tanto di riforme, quanto di risurrezione. I giovani non credono più alla cultura e logicamente contestano, sia pure non più in modo traumatico, le istituzioni e gli insegnanti. E non credono più perché ritengono la cultura superata. I giovani allargano la propria indifferenza alla politica.

Non possiamo non riferire che purtroppo il mondo giovanile oggi vive una travagliata crisi culturale e di valori. Deluso e frustrato nelle sue aspirazioni più profonde ed elementari, non crede più nella stessa società e nei valori che dovrebbero stare alla sua base. Ciò provoca un forte sbandamento: il giovane non sa più dove indirizzarsi e quindi si sente alienato. Di qui il vuoto esistenziale.

Si dovrebbe camminare verso una scuola veramente responsabile, pluralista, competitiva, più puerocentrica, che faccia studiare seriamente e prepari i cittadini a stare in Europa dignitosamente. Perché la nostra Italia non sia terra di mafia e delinquenza, ma vero giardino d’Europa, è necessario partire dalla scuola, per continuare la grande tradizione di civiltà cristiana, di patria del diritto e dell’arte, di vitalità creatrice, di laboriosità, competenza e gioiosa accoglienza.

 

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