Francesco contro il malcostume delle raccomandazioni e dei favoritismi

 

Don Camillo Perrone
Don Camillo Perrone

“No a sete di guadagno, raccomandazioni, favoritismi, disonestà e facili compromessi”. Lo ha detto Papa Francesco davanti ai 7mila rappresentanti di Confindustria ricevuti, per la prima volta in 106 anni di vita della confederazione da un Pontefice, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Anche agli imprenditori, Bergoglio non ha risparmiato la sua ormai consueta “bastonata papale” :
“Siete chiamati a tutelare la professionalità, e al tempo stesso a prestare attenzione alle condizioni in cui il lavoro si attua, perché non abbiano a verificarsi incidenti e situazioni di disagio. La vostra via maestra sia sempre la giustizia, che rifiuta le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi, e le deviazioni pericolose della disonestà e dei facili compromessi. La legge suprema sia in tutto l’attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile.”

La “raccomandazionepuò essere immorale, peccato sociale e può essere una consolazione o addirittura un dovere. Preciso quest’affermazione. E’ immorale, certamente, in alcuni settori che sono intangibili: esercizio della giustizia, valutazione della preparazione professionale per il vantaggio del bene di tutti.
E’immorale nei concorsi perché si lede il diritto degli altri ed uno dei diritti è, anche, quello di essere valutati con oggettività.
Diviene, poi, particolarmente immorale quando nei giochi di potere la raccomandazione è scambio di concessioni che, come è ricorrente, porta alla sistemazione dei propri adepti, del proprio gruppo. Gli altri, allora, non sono serviti, ma ci si serve di essi.
Il malcostume di massa non può essere la scelta del cristiano, cui tocca, anche in questo non “conformarsi a questo mondo” (Rm 12,2) e portare nella sua storia la pazienza della croce. Il malcostume, comunque, non si vince inseguendolo ma interrompendolo. Solo chi, oggi, è controcorrente, può donare una via alla storia.
La Chiesa tutta ha, in Cristo, un ruolo di mediazione, di pace e di difesa specie degli “ultimi”, ha lo spirito di consolazione per quanti sono nella sofferenza (2Cor 1,4).
Ma questo non significa che debba immischiarsi nel malcostume della “raccomandazione” che ordinariamente è diseducante, assistenzialistica o, addirittura “ingiusta”.
Francesco ha chiesto agli imprenditori di mettereal centro di ogni impresa l’uomo: non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze e le sue fatiche”. Ai membri di Confindustria, il Papa ha anche chiesto di non dimenticare le famiglie, ma anche gli anziani e soprattutto i giovani disoccupati.
La mancanza di lavoro ha causato in questi ultimi anni un impressionante “esodo” sul piano migratorio interno ed esterno ponendo i giovani in una serie crisi di speranza; emergente è la disoccupazione femminile. Ci troviamo dinnanzi a situazioni abnormi di totale carenza di sviluppo economico sociale e civile delle nostre regioni meridionali, per cui tanti giovani sono costretti a iniziare la vita senza speranza di prospettive e a perdere anni preziosi della propria giovinezza nella vana ricerca di un lavoro. Eppure l’articolo IV della Costituzione Italiana recita:

Papa Francesco
Papa Francesco

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Pertanto chiediamo a tutti i politici e ai pubblici amministratori che si provveda a sollevare dalle preoccupazioni di un precipizio economico la grande maggioranza dei cittadini che vivono in condizioni di disagio; noi chiediamo che tutti i responsabili si adoperino per la massima occupazione e per un adeguato salario; che si persegua una giustizia fiscale; noi auspichiamo che tutti abbiano al più presto una casa, un’adeguata educazione ed istruzione con una scuola veramente libera, un posto di lavoro ed un avvenire sereno.
Questo è il rinnovamento che auspichiamo e che noi riteniamo sia nei desideri di tutti, perché ci sia davvero un progresso civile autentico, perché si costruisca una società nuova.
Pur tra le lacerazioni sociali vistose, tensioni, esplosioni di violenza non possiamo non richiamare a quanti hanno responsabilità politiche quella connessione con la verità e la dignità inviolabile della persona umana senza la quale la democrazia si svuota da dentro e rimane indifesa contro le manipolazioni.
Occorre superare quell’individualismo per cui il lavoro è visto legato al proprio interesse e non alla valenza della solidarietà, come pure corruzione e clientelismo possono essere superati soltanto se si restituisce alla giustizia il primato nel campo della vita sociale, alimentando in tutti la coscienza del bene collettivo e favorendo la crescita di processi di partecipazione, che conducano alla sconfessione della volontà di potenza per trasformare l’esercizio del potere in effettivo servizio a favore dell’uomo.
In conclusione, la missione che Francesco ha affidato agli imprenditori è a fare del “bene comune” la “bussola che orienta l’attività produttiva, perché cresca un’economia di tutti e per tutti, che non sia insensibile allo sguardo dei bisognosi. Essa è davvero possibile, a patto che la semplice proclamazione della libertà economica non prevalga sulla concreta libertà dell’uomo e sui suoi diritti, che il mercato non sia un assoluto, ma onori le esigenze della giustizia e, in ultima analisi, della dignità della persona. Perché – ha concluso il Papa – non c’è libertà senza giustizia e non c’è giustizia senza il rispetto della dignità di ciascuno”.

 

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