Francesco e l’appello ai giovani per costruire ponti

 

papa-francesco-gay-1Il mese di luglio appena trascorso sarà ricordato per la lunga traccia di terrore che ha insanguinato l’Europa. In poche, lucide, parole Papa Bergoglio ha chiamato per nome la terribile sfida. Non ha fatto sconti né di visione né di realismo: non è una guerra di religione; è una guerra per motivi ben più terreni. Da uomo di Chiesa, il Pontefice nega che una religione voglia la guerra e non la pace; da statista mettere Islam contro cristianità sarebbe una tragedia mondiale; da realista non ha paura a riconoscere il nemico; da stratega vuole circoscriverlo.

Bergoglio più volte sottolinea che siamo alla terza guerra mondiale, una guerra a pezzi, non di religione. Parla di guerre di interessi, per soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli. Il grido d’allarme di Papa Bergoglio, che ha commentato così l’omicidio del sacerdote francese, conferma la strategia diplomatica, ma anche una visione del mondo che rifiuta lo scontro di civiltà, tace la matrice fondamentalista degli attentati che stanno insanguinando l’Europa e il resto del mondo. E ora l’Europa, la Francia, la Germania e l’Italia piangono i loro morti, uccisi da quella che Papa Francesco ha chiamato “una violenza insensata contro vittime innocenti, un atto di barbarie, un’offesa contro Dio e l’umanità”.
La giustificazione di tali crimini sulla base di idee religiose è inaccettabile, perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace.
Parlando ai giovani della GMG raccomanda ad essi di lanciarsi nell’avventura della misericordia. La ricetta della felicità viene individuata in un percorso lungimirante e controcorrente: “costruire ponti e abbattere muri, recinti e reti; soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, il profugo, il migrante, chi non trova più un senso per la sua vita”. Cambiare il mondo forse è ancora possibile facendo leva sull’ottimismo della fede, anche per tagliare fili spinati, reti, barriere, abbattere muri di cemento o semplicemente il pregiudizio. La misericordia non è “buonismo”, né mero sentimentalismo. Raccomanda poi di accogliere i migranti quali nostri fratelli. Purtroppo l’onda dei migranti, in questi mesi, lascia in mare il suo terribile tributo di morte. Decine, centinaia: una macabra contabilità che ancora non scuote a dovere la coscienza di un mondo che di fronte a cifre inumane continua a contrapporre visioni e ideologie che precludono ad altri lutti senza fine. Nel panorama così inquieto di questi anni, la vita umana è un bene che continua a perdere di valore. Agli assalti feroci e impazziti di gruppi di lotta, si aggiunge lo spettro di un terrorismo che si costituisce addirittura come Stato e che fa della morte la terribile bandiera della propria esistenza. È una barbarie che sconquassa ogni ordine mentale e di fronte alla quale si è come impietriti: niente ha un senso, e tutto porta alla catastrofe.
Anche il nostro Paese, ancora una volta, si è trovato a fare i conti, con la furia omicida di chi ha scelto questa strada pavesata di sangue.
In tali scenari macabri e raccapriccianti , non solo i cattolici, ma gran parte dell’umanità si trova a guardare a un Papa scelto dall’altra parte della Terra, un umile e grande predicatore di pace che non si stanca di proporre l’arma della Misericordia come l’unica in grado di colpire a fondo il cuore stanco e avvelenato degli uomini. Bergoglio si prodiga anima e corpo perché l’iride della pacificazione e della riconciliazione ricopra, sotto la curva della sua luce serena, la terra sconvolta dal terrorismo e dall’odio, perché tutti gli uomini pacificati tra loro possano chiamarsi veramente figli di Dio. La religione è davvero uno dei grandi presidi per tener viva e rinnovare giorno per giorno questa grande e ineliminabile sfida.
don camilloAll’Europa poi diciamo: “ serve una nuova strategia per rieducare gli jihadisti, più controlli e integrazione: ecco cosa possono fare gli Stati per impedire altri massacri senza snaturare secoli di civiltà”. In Italia l’avversario politico non lo si contesta più; lo si demolisce, lo si criminalizza. Il dibattito pubblico è sempre più aggressivo. Considerare l’insulto come forma genuina di democrazia ed etichettare come pavido chi cerca di essere ragionevole non è sole irritante: sta diventando rischioso.
All’Italia e alla Basilicata diciamo: è tempo che la politica ritorni al dialogo e che la logica del nemico/amico sia sostituita dall’amore politico.
In conclusione ogni nazione sia invasa dall’amore, dalla fraternità, dalla compassione, dalla misericordia, dalla comune responsabilità, dall’operosa attenzione a chi soffre, a chi è nel disagio, a chi chiede aiuto.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi