Il sogno di un’Europa madre, non matrigna

don camillo Perrone

Qualcuno la ritiene l’incubo di oggi, asservita a banche, finanza e burocrati, contro l’interesse dei popoli. Ma il suo atto fondativo, il Trattato di Roma, firmato il 25 marzo 1957, la concepiva come avventura etica, politica ed economica, per dare al continente una pace prolungata, un benessere condiviso, una giustizia sociale e una tutela dei diritti, come mai si erano sperimentati nella storia. Ai nostri giorni l’Europa unita trova pochi consensi. Forse perché, a 60 anni dalla sua nascita, l’Unione è ancora un disegno incompiuto, che attende realizzazione ai suoi valori ispiratori: solidarietà, apertura, tolleranza, dialogo, cooperazione. Una costellazione di princìpi e obiettivi, a cui la Chiesa ha dato e vuol continuare a dare il suo contributo.
Afferma Papa Francesco: “Sogno un’Europa che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è un delitto…”.
La Chiesa vuole la rinascita di un’Europa affaticata. È anche una domanda ai cristiani: “Solo una Chiesa ricca di testimoni potrà ridare l’acqua pura del Vangelo alle radici dell’Europa”. La Chiesa non mira a un’egemonia nel vecchio continente. Vuole solo aiutare a fare sintesi della pluralità di storie e di appartenenze. Il Papa sa che l’Europa è profondamente plurale: diverse religioni, culture, etnie. Però, in un continente che ha vinto il Muro di Berlino, stanno risorgendo muri reali e culturali assieme all’intolleranza per l’altro. Per questo Papa Francesco ha invitato a investire sul dialogo. La Chiesa si rivolge all’Europa perché ravvivi le sue radici cristiane che nei secoli hanno saputo armonizzare gli apporti greco-romani, quelli celtici e germanici, quelli slavi e ugro-finnici e quelli ebraici e islamici.
Recuperi l’Europa i valori fondamentali – alla cui acquisizione il cristianesimo ha contribuito in modo determinante – “della dignità trascendente della persona umana, del valore della ragione, della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e della distinzione tra politica e religione”. Ma l’Europa, che nei secoli passati era una società cristiana, oggi purtroppo ha perso la sua anima religiosa e con profonda amarezza possiamo constatare che il cristianesimo ha smarrito la sua forza propulsiva fra gli uomini e le donne del vecchio continente.


Paradossalmente l’Europa si è chiusa in egoismi ed interessi nazionali o addirittura localistici e, quindi, in questo processo di trasformazione essa è chiamata a ritrovare la sua originaria identità.
Nell’attuale globalizzazione si deve avere il coraggio di costruire un nuovo modello di unità nella variegata diversità di popoli che si affacciano nella vecchia Europa, creando ponti e non barriere. Proprio per costruire ponti essa deve dare un nuovo slancio alla propria storia millenaria e recuperare quei valori cristiani che hanno permeato la convivenza fra i popoli.
Non si può negare che il vecchio continente è travolto da una crisi profonda. La Brexit inglese è un chiaro sintomo del malessere. Soffia il vento del populismo. Che è la risposta demagogica al non governo dei problemi. Ciò provoca proteste e reazioni qualunquistiche che sfociano in uno spurio ribellismo di chi ritiene utile cambiare, senza indicare come e con quali strumenti.
E ora due grandi appuntamenti ci stanno dinnanzi e ci riguardano: l’esito del ballottaggio relativo alle elezioni presidenziali francesi e “la giornata europea del 9 maggio”. Soffiano i venti del populismo che scuotono l’albero dell’Unione.
In conclusione, l’Europa si trova a un bivio, nel quale è chiamata a ritrovare la propria identità e riscoprire le proprie radici, se non vuole perdersi. Di fronte a egoismi e spinte disgregatrici è urgente, come ha sottolineato Bergoglio, aggiornare l’idea di Europa, per dare vita a un nuovo umanesimo basato sulla capacità di integrare, dialogare e generare.
Noi sogniamo, noi vogliamo un’Europa “no Exit”, inclusiva, che non sbatta la porta in faccia a nessuno, ma che tuteli dignità e diritti di tutti e sia in grado di rimettere le persone al centro. Per quest’Europa ci adoperiamo, assumendoci le nostre responsabilità, ma chiedendo alla politica di fare altrettanto.

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