Inquinamento della Coscienza

La parola “inquinamento” è oggi una della più frequenti nel nostro lessico e purtroppo ricorrente ora in certa realtà economica lucana (Cova e non solo).
A proposito apprendiamo con stupore: la Basilicata maglia nera per molti siti potenzialmente contaminati. E c’è ad esempio l’inquinamento elettromagnetico, quale elemento limitante o alterante l’uso e l’equilibrio del territorio, ma anche e soprattutto, come potenziale pericolo per la salute dei cittadini. Ci sono scorie radioattive, materiali nucleari, sversamenti di olio, insomma sul piano delle politiche sull’uso del territorio tante sono le perplessità e le preoccupazioni. Opportunamente il governatore lucano Marcello Pittella è intervenuto, nella fattispecie, con determinazione asserendo che garantire la salute dei cittadini è una priorità sulle royalty.

Il governatore è intervenuto nei dibattiti in corso per quanto concerne le estrazioni petrolifere. C’è l’indagine epidemiologica.
Ma torniamo al discorso iniziale, la parola “inquinamento” è una delle più subdole.
Molto spesso, o quasi sempre, noi non sappiamo se un cibo è inquinato: lo acquistiamo, lo usiamo e dopo ci accorgiamo dagli effetti dei vizi che conteneva. Molto spesso, o quasi sempre, non sappiamo se le acque di un fiume sono inquinate: magari ci facciamo dentro un bel bagno e dopo ne portiamo per mesi sulla pelle gli effetti deleteri.
Per questo abbiamo detto che la parola o meglio la realtà “inquinamentoè subdola. Esiste e non si vede: nei cibi, nelle acque e anche negli uomini.
Ad esempio noi stimiamo rispettabile una persona, magari un politico importante o un uomo d’affari facoltoso; e poi veniamo a sapere che questo o quello sono compromessi in loschi traffici e in trame delittuose.
Eppure non ci sembravano cattivi e tanto meno disonesti. Erano inquinati: come le acque del fiume che appestano la nostra epidermide e i cibi avariati che tormentano il nostro intestino. In tutti i casi il vizio non appare: è nascosto, segreto. Per questo l’inquinamento è subdolo. Tanto subdolo che qualche volta si insinua in noi stessi senza che ce ne accorgiamo.

Don_Camillo_Perrone

Quando, ad esempio, assistiamo a qualche fatto ingiusto e tiriamo via fingendo di non vedere, vuol dire che è inquinato il nostro senso della giustizia.
Predichiamo una cosa e ne facciamo un’altra, vuol dire che è inquinata la nostra coerenza.
Si potrebbe continuare per lungo tempo con esempi del genere: ma forse è meglio riassumere tutto con la conclusione, che magari ci sentiamo buoni cittadini e buoni cristiani e invece non siamo né l’uno né l’altro. Cerchiamo di frodare il fisco quanto più possiamo, come cerchiamo di dimenticare la maggior parte della giornata la normativa dei dieci comandamenti. Ci si illude: è un vero autoinganno. No a ogni compromesso! No a riduzioni, accomodamenti e miscelaggi!
E’ più facile scoprire l’inquinamento dei fiumi, l’inquinamento delle persone che conosciamo o di cui sentiamo parlare, piuttosto che il nostro personale inquinamento.

E’ per questo che la malattia si diffonde e passa dall’individuo alla società, dalla società alle istituzioni e poi ancora alle acque, alle montagne e al cielo.
Sembra una piccola cosa il nostro inquinamento personale fatto di compromessi e di timidezze, di calcoli e di egoismi; eppure è la nostra cellula malata, che nasce in maniera mostruosa e riesce a riempire la terra e il cielo.
L’indebolimento ora del senso di legalità ha prodotto un inquinamento esteso e profondo che investe non soltanto la devianza penale, ma la stessa cultura delle regole di una convenienza ordinata. La corruzione, vero bubbone della vita sociale, ha invaso il mondo degli affari e tutta la gamma delle professioni, dalle più alte e delicate alle più modeste.

Questo tarlo assume un’infinità di forme tutte contrassegnate dai tre idoli del nostro tempo: il potere, il danaro ed il sesso. Soprattutto la sete di denaro travalica. La nostra civiltà, nonostante una crescita colossale tecnologica e scientifica, è radicalmente abnorme, si lascia corrodere da una sempre più grave involuzione dei valori.
Che cosa fare contro questo inquinamento? La risposta immediata dei tecnici è quella di disinfestare: la terra e le acque, la campagna dall’atrazina e i fiumi dai fosfati. Ed è già un primo passo.
Ma se poi non andiamo più avanti e non puntiamo anche a disinfestare la coscienza dal rifiuto di testimoniare i propri ideali e le proprie fedi; se non puntiamo a disinfestare la coscienza dalle insidie dell’opportunismo e dell’egoismo, abbiamo risolto il male solo a metà. Stando così le cose sarà necessario cambiare il comportamento nei confronti di noi stessi, riscoprendo il vero valore della vita, riscoprire quell’etica individuale che possa riportare coscienza e moralità anche nelle piccole scelte di ogni giorno; comprendere che non possiamo riempire il vuoto dello spirito perseguendo l’accumulo di beni esteriori, superflui o addirittura pericolosi. Si fa prioritario allora il problema etico ed esige l’orientamento delle coscienze. Occorre un’autentica bonifica integrale.
Or bene tutta l’opera educatrice della Chiesa ha questa finalità fondamentale: formare una coscienza retta, onesta, cristiana in ogni uomo, insegnare quali sono i suoi doveri e i diritti in base alla legge di Dio e ai giusti ordinamenti della società a cui appartiene, come uomo e come cittadino.

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