Le sorti dell’ospedale di Chiaromonte nelle mani del Presidente Mattarella, quale garante dei diritti costituzionali

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Un articolo pubblicato dalla Nuova di Basilicata di martedi’ 7 novembre 2017 dal titolo “Riforma Sanitaria, prima fase conclusa senza rimostranze. Servizi mantenuti e potenziati.”, ci obbliga ad un chiarimento, che non intende, in questa fase, alimentare polemiche, ma ristabilire la verità intorno ad una vicenda storica e politica, che rischia di passare nel dimenticatoio, nullificando mesi di lotta intentata dai cittadini di questo territorio per difendere un pezzo di conquista sociale, che il programmatore regionale con scientifica azione di depotenziamento portata avanti nel tempo, rischia di condurre ad uno “stato comatoso irreversibile”.

Antonio Amatucci

Nell’articolo, secondo quanto riportato, l’Assessore Regionale alla Sanità Franconi, relazionando in IV Commissione Regionale sullo stato di attuazione della L.R 16.1.2017 n. 2 recante “Riordino del Sistema Sanitario Regionale di Basilicata” avrebbe affermato che la prima fase del riordino del servizio sanitario regionale “si è conclusa nei tempi previsti e senza troppi problemi. Non abbiamo avuto rimostranze significative, tutti i servizi sono stati mantenuti ed in alcuni casi potenziati”, rappresentando ai componenti della Commissione una situazione che, a nostro avviso, non risponde al vero, se è vero che grida ed azioni di dissenso si levano da più parti, da Lagonegro a Melfi, da Villa d’Agri e, come prevedibile, anche da Rionero per il CROBB.

Senza entrare nel merito delle singole rivendicazioni sollevate a vario titolo dai territori, dagli operatori sanitari privati e dai sindacati, ci sembra inverosimile, però, che l’Assessore non abbia conoscenza del fatto che due Comitati Civici di questo territorio, il Comitato “La nostra voce in difesa dell’Ospedale di Chiaromonte” e l’ACOP Onlus- Associazione Consumatori del Popolo”, hanno prodotto ricorso giurisdizionale, impugnando la Legge Regionale n. 2/2017, nella parte relativa alla riorganizzazione dell’Ospedale di Chiaromonte al Presidente della Repubblica Mattarella, per il tramite del Ministero della Salute, sin dal 10.5.2017 e che lo stesso è stato notificato alla Regione Basilicata in data 11.5.2017.

Ci sorprende che una iniziativa così “estrema”, quanto significativa e dirompente, unica in Italia, venga ignorata o sottaciuta da chi gestisce la sanità lucana, a meno che la stessa ignori completamente, (per mancata comunicazione degli uffici) il ricorso, che, in ogni caso, sta seguendo il suo iter procedurale.

Il Ministero della Salute che istruisce il ricorso per la parte di propria competenza, per richiedere il parere al Consiglio di Stato ed inoltrarlo al Presidente della Repubblica, che assumerà la decisione finale, avuta notifica dell’atto ha tempestivamente scritto alla Regione Basilicata la nota n. 16312 del 25.5.2017, invitandola a trasmettere le proprie controdeduzioni “dando puntualmente conto delle singole censure proposte”.

La Regione Basilicata, con sufficienza che sconvolge, considerata la delicatezza della materia interessata, ha ignorato tale nota ed il Ministero della Salute, dopo i rituali 120 gg., ha reiterato la richiesta con nota n. 30341 del 25.9.2017, sollecitando la risposta, che non ci risulta, ad oggi, trasmessa.

Non sappiamo se questo sia un normale ritardo imputabile ai tanti impegni degli uffici, se sia un tentativo per dilazionare i tempi o una oggettiva difficoltà a dare risposte alle tante censure dei ricorrenti, che, rappresentata la grave situazione di disattenzione in cui versano l’Ospedale di Chiaromonte (e questo territorio), hanno impugnato la legge regionale n. 2/2017 , nella parte relativa alla sua riorganizzazione, per violazione del D.M 2/4/2015 n. 70 artt. 9.2.2 e 9.1.5, del DPCM 12.01.2017 relativo ai LEA, per violazioni degli artt. 32 e 97 della Costituzione e del Patto della Salute 2014/ 2017 nella parte inerente le Aree Interne, nonché per carenza istruttoria e di motivazioni, illogicità manifesta, eccesso di potere.

Non è comprensibile l’ostinazione con cui la Regione Basilicata, dopo aver operato scelte ragionieristiche e disatteso diritti costituzionali di questa popolazione, continui ad ignorare la situazione di depotenziamento funzionale dell’Ospedale di Chiaromonte, ormai relegato dalla programmazione regionale approvata con la più volte citata L.R n. 2/2017 ad “Ospedale di Comunità”, dedito alla lungodegenza ed alla presa in carico di malati cronici. (pag. 14 della Proposta elaborata dal Comitato Tecnico, approvata dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 876 del 29.7.2016, interamente recepita dalla L. R n. 2/2017, nella fattispecie impugnata).

Il tutto in assenza di medicina territoriale, con la chimerica costruzione dell’Ospedale di Lagonegro (a meno che non si voglia ritenere veramente percorribile la deliberazione di Giunta Regionale n. 1034 del 9.9.2017, con cui si ipotizza la costruzione del nuovo ospedale a qualche centinaia di metri da quello inadeguato esistente), l’irrisolto problema posto dalla Corte dei Conti e il relativo consequenziale depotenziamento della Medicina di Continuità Assistenziale ed in presenza della ipotesi di programmazione regionale di 36 milioni di euro, che destina alla Azienda Sanitaria di Potenza, cui fa capo l’Ospedale di Chiaromonte, insieme a tutti gli ex Ospedali distrettuali, solo 1,9 milioni di euro per innovazione tecnologica dei poliambulatori dell’intera Azienda Sanitaria. In questa situazione di disattenzione e di scientifico depotenziamento, i cittadini hanno iniziato una battaglia di civiltà, tesa a difendere l’ultimo baluardo di una conquista sociale che ha visto per oltre un sessantennio questa struttura sanitaria riferimento della presenza dello Stato, a garanzia di diritti costituzionali, che oggi si disattendono con azioni machiavelliche, finalizzate a depauperare il territorio e decretare la morte per consunzione di uno dei pochi Ospedali della regione adeguato alle previsioni dell’art. 6.3 del più volte citato decreto Ministeriale n. 70/2015, pure invocato dalla Regione Basilicata quale riferimento normativo dell’intera sua azione riorganizzatrice della sanità lucana.

Vero è che il D.M 70/2015 pone delle prescrizioni relative agli standard qualitativi e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, ma il legislatore si è reso conto che in particolare aree del paese, oggettivamente individuate quali aree disagiate, le regioni possono operare in deroga ed individuare una organizzazione ospedaliera definita “Presidio ospedaliero in zone particolarmente disagiate” (art. 9.2.2), organizzato secondo le prescrizioni del citato articolo, che nella fattispecie garantirebbe il mantenimento di un presidio di importanza strategica e funzionale per il rispetto dei LEA e del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Carta Costituzionale.

E’ evidente che, in vigenza dell’attuale art. 117 della Costituzione, spetta alla Regione organizzare la sanità, ma la sua azione non può essere illogica ed incostituzionale (il diritto alla salute, il rispetto dei LEA, la parità di trattamento di tutti i cittadini sono diritti sanciti dalla Costituzione). Il D.M. 70/2015, sotto questo profilo, è lacunoso e presta il fianco ad un arbitrio che le regioni esercitano spesso organizzando la materia in dispregio dei canoni di correttezza amministrativa, adottando atti senza le necessarie motivazioni, senza una puntuale istruttoria, preceduta da un esame oggettivo delle situazioni in cui si interviene, spesso rispondendo alla logica dei numeri o sotto la spinta delle pressioni delle rappresentanze politiche presenti in Consiglio Regionale.

Certo sarebbe auspicabile che il Ministero modificasse il D.M. n. 70/2015 nelle parti   qui censurate, obbligando le Regioni, prima della decisione organizzativa, ad una istruttoria seria circa le situazioni geografiche, l’orografia dei territori, le condizioni climatiche, l’organizzazione infrastrutturale, la organizzazione della popolazione in fasce di età, le emergenze ambientali, o emettesse una circolare esplicativa vincolante per le Regioni, tra gli altri sull’art. 9.2.2, da cui emerga chiaramente l’obbligo delle garanzie del rispetto di alcuni presupposti, quali il rispetto dei LEA, della golden hour, delle garanzie costituzionali che vanno assicurate anche in territori complessi, sia pure demograficamente depauperati da storiche disattenzioni da parte dei programmatori regionali, che hanno determinato invecchiamento della popolazione e l’emigrazione irreversibile dei cervelli e delle classi giovanili.

Non va sottovalutato che, sulla base del rispetto di questi principi, il Consiglio di Stato III Sez. ha sancito la riapertura degli Ospedali di Trebisacce e Praia a Mare (Sentenze n. 02151/2015, 05763/2015) ed il Tar Campania Sez. I con Sentenza n. 05842/2016 , ha riaperto il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Procida.

Continuare ad affermare che il problema non esiste, perché si tengono aperte le porte degli ospedali è mistificazione della realtà, una offesa alla intelligenza delle popolazioni ed una mortificazione di diritti inalienabili.

                                                    

Antonio Amatucci

                                          Già Sindaco di Francavilla in Sinni

         Componente Comitato “ La nostra Voce in difesa dell’Ospedale di Chiaromonte”.  

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