Dell’Utri: delitto politico

Riassumiamo brevemente i fatti. Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi e fondatore di Forza Italia, è stato condannato con sentenza definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa; reato che non esiste nel codice penale, e dunque la condanna confligge con l’articolo 1 del codice penale, il quale recita esattamente così:

«Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite».

Beatrice Ciminelli

Da tempo però i magistrati hanno stabilito che il reato di associazione esterna esiste in quanto combinazione dell’articolo 110 c.p. (concorso in reato) e dell’articolo 416 bis c.p. (associazione mafiosa), e di conseguenza è ammissibile l’ipotesi che una persona faccia parte di una associazione pur non facendone parte e sia interno a quell’associazione pur restandone fuori. Le pene, poi, si decidono di volta in volta.

Nel frattempo però la Corte europea ha stabilito che si può anche ammettere che il reato ora esista, in quanto passato al vaglio dei tribunali italiani e della Cassazione, ma comunque esiste da non prima del 1994.

Marcello Dell’Utri

Il problema è che Dell’Utri è accusato ed è stato condannato per fatti avvenuti tutti negli anni ’80, quando il reato sicuramente non esisteva.

Dell’Utri ha un tumore maligno alla prostata, il cuore in condizioni pessime, il diabete altissimo. Non può operarsi perché le sue condizioni cardiache non lo permettono. Esistono vagonate di ragioni per scarcerarlo: perché non esiste il reato, perché ha superato i 75 anni, perché è molto malato, perché ha scontato più della metà della pena. Eppure nessuno muove un dito. Anzi, la procura generale di Roma ha smentito i suoi periti pur di non accettare che Dell’Utri sia curato come tutte le altre persone, libere o detenute.

La scelta di non far uscire Dell’Utri ha un sapore politico più che giuridico: l’essere amici di Silvio Berlusconi è come il successo: non si perdona a nessuno.

Il livello di civiltà del nostro Paese si giudica anche da questo caso: in carcere si deve perdere la libertà, non la dignità. Se Dell’Utri dovesse morire in carcere, nessuno potrà considerare la sua morte cosa diversa da un delitto politico.

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