La Carità è anche impegno politico

Non è la predica di occasione proferita dal sacro pergamo, ma è qualcosa di più che ci interpella e responsabilizza a fondo. E’ Qualcuno, centro focale del cosmo e della storia, Colui che si aggirava tra la gente minuta, Colui che ha scelto i poveri.
La carità è Dio che si fa uomo (ecco il Santo Natale). La carità, prima che un comando, è un evento storico, è l’intera storia di Cristo: Gesù, che è come la sintesi della storia della salvezza, ci ha mostrato come Dio ama il mondo e ci ha comandato di ripresentare la sua storia di amore, amandoci reciprocamente, come lui ci ha amati.
Per essere “ripresentazione” dell’amore di Gesù, l’amore del cristiano e della comunità cristiana per l’uomo deve avere lo stesso obiettivo – fare di tutti gli uomini una sola famiglia -, le stesse caratteristiche, l’universalità, la gratuità, la difesa dei deboli, la liberazione e la promozione di tutti ecc. – lo stesso metodo – il metodo non violento, il dialogo, il convincimento anziché l’imposizione – : in tal modo la carità del cristiano diventa messaggio, rivelazione, anche se inadeguata, di una realtà diversa, superiore, qual è l’amore infinito di Dio per l’uomo.

Don_Camillo_Perrone

Ma l’amore per l’uomo, come ripresentazione dell’amore di Dio, va calato storicamente e l’aiuto e il servizio vanno commisurati alle condizioni di bisogno, alle povertà e ai condizionamenti sociali, economici, politici che li generano. Amare il povero significa senz’altro accostarsi a lui con sentimenti di “compassione” sulla scia del buon samaritano, ma significa anche interrogarsi sul “perché” egli è povero, e impegnarsi – come dice il Concilio – a liberarlo “dallo stato di dipendenza altrui” e a farlo diventare “sufficiente a se stesso”. La carità è anche denuncia. Sono da stigmatizzare le strutture di peccato, le ingiustizie, le oppressioni, le disuguaglianze. Ieri come oggi la “brama esclusiva del profitto” e la “sete del potere” sono alla base di “meccanismi perversi” della “divisione in blocchi sostenuti dalle ideologie”, del sacrificio di interi popoli.
Purtroppo la società che osa chiamarsi cristiana, in cui si annida l’odio, esplodono guerre, trionfano persecuzioni e sfruttamenti, è divisa in straricchi e poveri, in chi nuota nell’abbondanza e chi non mangia!
A volte la festa di Natale sembra proprio una presa in giro di Colui che è sceso dal Cielo per renderci fratelli!
E torna il Natale nonostante il nonsenso vuoto e squallido, con la calata verticale di tutti i valori, con infernale frastuono di mitra implacabili, con i suoi scandali e scandalismi, calunnie, ingiustizie e immoralità, col fumo di satana ovunque, con i falsi messianismi, tra schizofrenia ed anarchia: povero Stato imbelle! Povera Italia con le stampelle! O vangelo o sfacelo!
Diciamo poi che, secondo l’Eurostat, l’Italia è prima per poveri nell’UE. La disperazione delle famiglie con serie difficoltà di sussistenza non è in cima ai pensieri dei nostri cari politici, che vivono chiusi nel Palazzo, tra un giochino di potere e l’altro. Hanno perso il contatto con il vero volto del Paese, che è fatto di tanta povertà.

Giorgio La Pira

La carità, di cui stiamo parlando, deve diventare una “scelta”, non esclusiva ma preferenziale, nel contesto dell’amore universale. La scelta cristiana è la scelta dei poveri. In alcuni diventerà partecipazione effettiva alla loro vita e alla loro sofferenza, per tutti dev’essere sforzarsi di vedere la società con l’occhio dei poveri. E’ un occhio critico, che scruta e penetra nella tranquilla incoscienza di chi sta bene, e contesta una società che si dice giusta perché afferma nobili princìpi e cristiana perché garantisce libertà alla Chiesa.
Il povero la critica perché lo opprime e lo umilia sempre di più; e richiama con la sua sofferenza,e talora con la sua comprensibile collera, che una società strutturalmente egoista ed emarginante va radicalmente cambiata.
La scelta cristiana è una incarnazione nelle problematiche dell’oggi. La presenza è da realizzare nei punti di maggior sofferenza e ove si sta costruendo la civiltà. Non bisogna star fuori, ma inserirsi nel vitale fluire della storia.
Affermiamo poi che un cristiano impegnato in politica ha nel Vangelo la sua stella polare. Ma trova pure nella dottrina sociale della Chiesa indicazioni ben precise, che hanno a fondamento la dignità della persona umana, l’attenzione ai più deboli e svantaggiati e l’interesse del bene comune. La disciplina di partito, ovunque un cristiano militi, non può sopraffare o contraddire i princìpi evangelici, cui deve ispirarsi.
Quindi siamo chiamati a fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri. La dottrina sociale della Chiesa ci ricorda, e dimostra, che gratuità, dono, fiducia e cooperazione rendono la vita personale e sociale più ricca e più fertile non solo umanamente e spiritualmente ma anche economicamente.

Ci sono tante persone che non tengono conto di questi valori e danno cattivi esempi, ma non mancano, specialmente a livello locale, persone che si impegnano veramente per il bene comune. Fare politica con questo intento è una vera e propria forma d’amore. Di cui c’è tanto bisogno. La Pira può essere per tutti un modello positivo. Mi limito a citare una sua frase significativa: “Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa “brutta”! No: l’impegno politico – cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve poter convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità”.
In casa lucana la nostra economia arranca, i consumi ristagnano, la povertà aumenta: è una tempesta di dati sulla povertà che agghiaccia e rende quasi impotenti. Aumenta il rischio di ricorso al prestito d’usura, cresce la ricaduta negativa sul diritto allo studio per i minori, ci sono sempre meno risorse a disposizione per rispondere ai bisogni delle povertà estreme.
La benzina pesa sulle tasche di tutti, il gas, l’elettricità, i libri scolastici, sono queste le variabili che danno la misura dell’impoverimento delle famiglie.
A fronte della filosofia neoliberista del ritorno al mercato, deve imporsi una nuova struttura produttiva e una larga diffusione della innovazione, avendo come obiettivo il raggiungimento degli equilibri di mercato. L’impegno sociale e politico è la verifica della carità. Perché lo Stato procuri veramente il bene comune, è necessario che tutti i cittadini vivano il dovere della partecipazione e che siano disponibili anche ad accettare i sacrifici che il bene comune comporta; ma soprattutto che si siano allenati, a livello personale e familiare, ad “alleviare la miseria dei sofferenti vicini e lontani non solo con il superfluo, ma anche con il necessario”. Così la carità vissuta nel quotidiano sostiene e alimenta la carità vissuta a livello sociale e politico; e l’impegno sociale e politico diventa a sua volta la verifica che la carità e la passione per l’uomo sono autentiche.
La partecipazione all’impegno sociale e politico deve essere profondamente sentita come dovere imprescindibile per il cristiano e deve essere consapevole e illuminata. Essa va intesa come una grande e vera carità a favore del bene comune.
Ci piace concludere con le parole stimolatrici che Papa Giovanni Paolo II rivolse ai politici, visitando la nostra Basilicata nel 1991: “Vi esorto a farvi carico – disse – con generosità della missione a voi affidata perché, compresi delle vostre responsabilità, possiate superare con coraggio ogni difficoltà e soprattutto possiate liberarvi di quelle remore che potrebbero impedirvi di realizzare pienamente la vocazione di politici ed amministratori”.

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