Intensificare l’impegno politico nell’anno giubilare

 

don camillo4La Buona Novella che il Divino Maestro, il Verbo Incarnato è venuto a portare sulla Terra è proprio questa: il bene di tutti, la carità fraterna tra gli uomini.
Figli di un medesimo Padre Celeste, fratelli dello stesso Figlio di Dio fatto uomo, gli uomini devono formare un’unica, grande famiglia nella quale ciascuno pensa amorevolmente a tutti e tutti si preoccupano delle necessità di ciascuno.
Nessuno può disinteressarsi del fratello bisognoso. Le opere di misericordia corporale e spirituale – vivamente raccomandate da Bergoglio – sono un dovere che sgorga spontaneo dalla fraternità che unisce gli uomini in Dio e che si impone ad ogni cristiano.
Si tratta poi di sviluppare la coscienza che, qui e ora, il bisognoso di cui avere compassione e prendersi cura sono le stesse Istituzioni: la Basilicata, il nostro paese più o meno piccolo, dove viviamo e operiamo, tempo e luogo in cui siamo chiamati a costruire l’esistenza personale, la storia.
Queste realtà lanciano il loro grido di aiuto, hanno bisogno della nostra “compassione”, del nostro prenderle a cuore.
Ascoltare il grido, avere compassione, prendersi cura. È il segreto per abitare da uomini e da cristiani il proprio ambiente, per vivere responsabilmente il proprio tempo, per acquisire un pizzico di capacità di vedere le situazioni e ascoltarne la voce, per maturare un pizzico di coraggio nel prendercene cura attraverso decisioni etiche personali e istituzionali, per pensarci non destinatari passivi di interventi altrui, ma soggetti attivi in grado di generare futuro.
Diciamo poi che chi opera nel settore pubblico deve essere ben vigilante verso quelle situazioni negative denominate “strutture di peccato”. Queste sono, in qualche modo, la somma dei fattori che agiscono in senso contrario alla realizzazione del bene comune e al rispetto della dignità della persona. Si cede a tali tentazioni quando, ad esempio, si ricerca l’esclusivo profitto personale o di un gruppo piuttosto che pensare all’interesse di tutti; quando le leggi del clientelismo soverchiano la garanzia della giustizia amministrativa, quando manca la trasparenza amministrativa.
Chiediamoci poi, quale modello di sviluppo e produzione e quale stile di vita vogliamo costruire nella nostra regione, nella nostra terra, per vincere insieme le sfide di questo momento di crisi uscendo definitivamente dalla richiesta (o pretesa?) di assistenzialismo ed essere i nuovi meridionalisti che sanno valorizzare il buono delle loro realtà, a partire dalla saggezza che custodisce il tempo per le relazioni.
Se diventiamo capaci di “sentire i palpiti del cuore” potremo mettere in pratica opere di misericordia economica (problemi di acqua e terra inquinate dal petrolio, scorie radioattive, rifiuti tossici; di accoglienza di immigrati che cercano lavoro stagionale nelle campagne; di sostegno a chi ha perso o non trova lavoro …) o di misericordia culturale (orientare a scegliere la via della vita; restituire speranza a giovani, donne e anziani che rischiano di diventare “scarti”; dare voce a chi non ha voce; lottare contro le ingiustizie palesi, ma anche subdole e nascoste …) verso il nostro popolo e

don Camillo Perrone
don Camillo Perrone

la nostra terra. Analizzando la crisi delle istituzioni e dei partiti c’è chi paventa una società invertebrata, senza una struttura portante, in presa a disfacimento e frantumazione. Tutto si sta sciogliendo e perde di consistenza e significato; riemergono i particolarismi, i localismi, addirittura le consorterie. Vogliamo una società solidale e coesa che si opponga energicamente alle disuguaglianze e al disagio sociale.
Purtroppo lo stato sociale in questi anni è stato depotenziato attraverso tagli di miliardi di euro ai fondi sul sociale (il fondo nazionale per le politiche sociali è stato più che dimezzato dal 2008 ad oggi) e ai trasferimenti a regioni e comuni, penalizzando prima le fasce più deboli ed a seguire i ceti medi. Aumento della povertà, maggiori ingiustizie sociali ed ambientali, frammentazione della coesione sociale, corruzione, limitazioni e tagli nell’erogazione dei servizi sociali, rendono ancora più macroscopiche le disuguaglianze, favorendo la spirale negativa che riproduce la crisi.
E diciamo quindi che i dati fotografano un Paese fragile, povero, segnato dalla disoccupazione e dalla disuguaglianza sociale: sono più di 8 milioni le persone in povertà relativa a 4,2 milioni in povertà assoluta. Secondo Eurostat un terzo della popolazione è minacciato dalla povertà.
In questo quadro generale, la Basilicata presenta dinamiche sociali e indicatori economici che ne fanno una delle regioni più povere d’Europa. Di fronte a questa situazione è necessario e urgente cambiare rotta e fare ognuno la propria parte per rimettere al centro la dignità e la giustizia sociale, precondizione per sconfiggere mafie e corruzione. In Basilicata sette su dieci percepiscono meno di 750 euro al mese.
E ci interpellano non poco i recenti fatti relativi alle estrazioni petrolifere. Trattasi di una questione che ha bisogno di regole, chiarezza e trasparenza, sia sul versante dell’intensificazione dei controlli a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini che sotto il profilo dell’attività legislativa e di programmazione. Occorrono una pianificazione chiara e condivisa, un rapporto di leale collaborazione fra le istituzioni statali e i cittadini, per promuovere la buona politica, in un percorso democratico. Occorre discutere, programmare, pensare il futuro.
Chi ha responsabilità pubbliche deve sentire, promuovere e testimoniare l’esigenza di diventare quasi un presidio per le categorie più deboli; soprattutto verso coloro che, senza loro colpa, mancano di stabilità e sicurezza nel lavoro. È necessario, perciò, che essi uniscano onestà, autorevolezza e professionalità nello svolgimento dei compiti propri del loro ruolo.
In linea generale l’educazione alla coscienza sociale, in contrasto con il riflusso nel privato che prevale tra la nostra gente, deve farsi cultura del sociale, della corresponsabilità sociale, insieme con l’educazione alla legalità e al senso del bene comune, sui valori più disattesi nel vissuto quotidiano delle nostre popolazioni.
In conclusione vien chiesto ai cristiani in questa fase storica del nostro Paese un “surplusdi impegno sociale e morale, diventando fermento di una nuova etica della socialità e della solidarietà che si contrappone a quell’individualismo egoistico che in questo momento sembra essere vincente.

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