Un manifesto salva-Italia

Primo lustro di un pontificato illustre. Esattamente cinque anni or sono saliva al soglio pontificio Jorge Mario Bergoglio col nome di Papa Francesco. Commemorazione ora planetaria con consensi, plauso e tanta gioia; ma tale fausta ricorrenza religiosa ha luogo in un momento di stallo, di incertezza a livello politico italiano del dopo voto.
A proposito diciamo che non siano mai i poveri a pagare le conseguenze della ingovernabilità, della instabilità e della incertezza.
Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua indipendenza, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti-doveri e a renderli effettivi per tutti”. Così Papa Francesco a Cesena, lo scorso ottobre 2017 in uno dei discorsi più rappresentativi del suo magistero.
Riguardo all’esito delle urne diciamo che tutto ciò che è tradizionale è al capolinea. Si apre una fase completamente nuova. Mentre rimane una domanda: quali forze governeranno il Paese? Il nuovo Parlamento si riunirà il 23 marzo per eleggere i presidenti di Camera e Senato, da quel momento emergeranno le alleanze che sosterranno il nuovo Governo.
Si affievolisce la possibilità di una maggioranza di larghe intese e, se il PD sceglierà di rimanere all’opposizione, il M5S potrebbe governare con la Lega o insieme alla coalizione del Centrodestra. Nessuno ha la forza di governare da solo.

Don Camillo Perrone

Il voto conferma una forte volontà di cambiamento del Paese. Ci auguriamo che dopo le promesse della campagna elettorale, sia finalmente giunto il momento di pensare e agire per il Bene Comune. I cattolici sono apparsi disorientati in questa brutta campagna elettorale e ora dalle urne esce una società destrutturata e piena di risentimento. Aspettiamo un governo che sappia declinare parole come Europa e lavoro.
Le elezioni non hanno lasciato dubbi su chi ha vinto e chi ha perso, ma la formazione del nuovo esecutivo resta più che mai incerta. A chi darà l’incarico il capo dello Stato?
Il governo è davvero un rebus. La situazione determinatasi col voto certamente è un grande, serio messaggio per il mondo della politica, su cui bisognerà che i responsabili, quindi gli interessati più diretti, riflettano seriamente. Una situazione che esige una messa a punto dei temi dell’impegno sociale e politico al fine di maturare orientamenti e proposte che possano offrire risposte adeguate alle sollecitazioni poste dalla situazione stessa.
Il Presidente della Repubblica, dopo i ripetuti inviti a non disertare le urne, ora raccomanda vivamente piena responsabilità da parte di tutti, tenendosi pronto a diverse opzioni; ma pluralismo nell’unità e opzioni da rispettare però piena convergenza circa il bene comune.
E’ evidente che occorre appellarsi alla responsabilità di chi ha in mano le sorti del Paese, perché il bene di tutti sia superiore a quello delle singole forze politiche. Anche l’elettorato cattolico – il cui voto è stato spalmato su quasi tutte le forze politiche scese in campo – non è esente da questa responsabilità. Anzi, questa nuova fase potrebbe rappresentare un nuovo risveglio culturale e di impegno sociale delle coscienze per distinguere e promuovere le scelte politiche conformi al Vangelo e fare obiezione di coscienza sulle altre.
Comunque vadano le cose, per la Chiesa un buon Governo è quello capace di realizzare quattro princìpi: la difesa della dignità della persona, la costruzione del bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà. Difesa e sicurezza, occupazione e gestione dell’innovazione tecnologica, scelte credibili e concrete per un sistema politico-economico che sfrutti eticamente le risorse umane, naturali, ambientali, a favore di un welfare sociale attento alla dignità della persona e garanzia di coesione, un piano concreto per superare la schizofrenia tagli/sprechi.
La dottrina sociale delle Chiesa può essere un’ottima guida del manifesto salva-Italia, indirizzato alla nuova classe politica che siederà tra gli scranni del Parlamento dopo le elezioni dello scorso 4 marzo. Una classe politica, occorre dirlo, che speriamo sia più vicina ai cittadini e più sensibile alle vere urgenze del Paese rispetto alla precedente.
La dottrina del Vangelo è una dottrina di lealtà e di schiettezza, di giustizia e di carità, di disinteresse e di sacrificio, di mitezza e di pazienza. Essa condanna, quindi, ogni combinazione machiavellica, le ingiustizie di qualsiasi genere, l’uso di mezzi illeciti e disonesti, il ricorso alla forza bruta e alla violenza per raggiungere i propri ideali.
In definitiva la dimensione politica è essenziale all’uomo quanto quella estetica, razionale, economica ed affettiva. L’uomo si comprende e si realizza politicamente. La Chiesa è il sacramento di salvezza per questo mondo.L’antropologia cristiana, che la dottrina sociale della Chiesa riceve dalla divina rivelazione, è il referente critico costante secondo cui assumere e valutare le argomentazioni e le indicazioni offerte dalle diverse visioni del lavoro, dell’economia, il superamento delle disuguaglianze e del divario nord-sud e di altre emergenze, precarietà, insicurezza, della stessa politica, cose tutte presenti nella nostra cultura pluralistica.

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