Lettera aperta di Federico Valicenti – “io il 18 maggio non riapro”

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Lettera aperta- IO IL 18 NON RIAPRO

All’Assessore Regionale alle Attività produttive; Lavoro; Formazione; Sport
francesco.cupparo@regione.basilicata.it

Francesco Cupparo

Carissimo assessore Cupparo, Mi rivolgo direttamente a Lei anche perché ho provato all’inizio dell’anno a esternare alcune considerazioni sulla vita dell’impresa ristorativa e turistica nelle aree interne al Presidente Bardi, ma non ho avuto nessuna risposta o presa in considerazione.
Conscio dei molteplici impegni e incombenze istituzionali a cui è sottoposto mi ero ripromesso di ricontattare a breve gli uffici del Presidente.
Anche se resto convinto che le nostre missive dovrebbero avere ancora più accoglienza nelle letture degli Uffici della Regione Basilicata, a maggior ragione se arrivano da un paese come Terranova di Pollino, considerato come il paese d’Italia più lontano dal suo capoluogo.

Erano considerazioni politiche con richiesta di maggiore attenzione verso le aree fragili, verso le zone interne del Pollino. In nessun rigo si poteva leggere una benché lamentazione o richiesta di atti d’assistenza, ma solo desiderio di essere ascoltato per dare dignità e consapevolezza all’area più depressa della Basilicata, la Val Sarmento.
Poi il coronavirus ha travolto tutto e tutti.
Assessore Cupparo, Come Lei ben sa, essendo anche del luogo ma soprattutto ritenendola sensibile all’ argomento le nostre attività ristorative e di accoglienza non vivono in un’area interna vicino Melfi e la FCA, le nostre attività ristorative e di accoglienza non vivono in un’area interna vicino Eni e Total, le nostre attività ristorative e di accoglienza non vivono in un’area interna vicino Matera 2019, le nostre attività ristorative e di accoglienza non vivono in un’area interna vicino la centrale del Mercure, le nostre attività ristorative e di accoglienza non vivono in un’area interna vicino lo stabilimento San Benedetto.

Le nostre attività ristorative e di accoglienza vivono in un’area interna vicino a nessuna attività che possa far credere di avere almeno un minimo di presenze di indotto industriale.
Pur di essere lontani dal mondo industriale qualcuno ci benedice, altri ci maledicono.
Ma sono scelte che si fanno, coraggiose, sicuramente spinti più da sentimenti che da calcoli economici ma che chiedono e meritano rispetto!
Paghiamo le stesse tasse e gli stessi tributi di un ristorante che vive in zone più popolose, più ricche della Basilicata.
Nonostante questo ci abbiamo creduto lo stesso!
Siamo rimasti come un presidio sul territorio, come un avamposto, convinti di essere custodi di un mondo in via di estinzione, supportato da identità e culture antiche: due comunità italoalbanesi, una miriadi di grotte che raccontano la nascita dell’uomo, scavi archeologici mai finiti che illuminerebbero anche i paesaggi più reconditi e impenetrabili.
Sono rimasto in questo paese di frontiera di mille abitanti, Terranova di Pollino, perché volevo raccontare dell’aria frizzante e rigenerante, del sonno e del risveglio della natura che è uno spettacolo.
Dove le stagioni sono stati d’animo, sono nuova energia.
Ho investito me stesso e la mia famiglia nel progetto Luna Rossa, perché potessi raccontare di aver realizzato quello che nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare, portare il mondo dove ci sono aree di indescrivibile bellezza, ricche di biodiversità gastronomiche e ambientali senza porsi limiti di tempo né di spazio.
Vivere in una terra fragile dove assale la voglia di natura, di benessere, di cultura che nutre.
Non si percepisce il trascorrere del tempo quando ci si immerge nella splendida cornice del territorio della Val Sarmento, considerato la porta naturale di accesso al Parco più wild d’Italia, dove i colori meravigliosi variano a seconda delle luci del giorno, conferendo al paesaggio viste indimenticabili.
Il Creatore non è stato avaro quando ha deciso di dare pennellate a questo territorio!

E’ vero! ha ragione…. quanta poesia!

Ma se avessi usato il metodo dei costi e ricavi, del bussines plan, e di tutto quello che una seria azienda dovrebbe fare prima di investire su un territorio, Le assicuro che nessuno avrebbe aperto mai una pur minima attività.
Il mio commercialista mi ha sempre definito un visionario, un idealista, e aveva ragione perché lui guarda i numeri, io il cuore. Però mi ha aiutato molto a sopravvivere, mi ha tutorato mi ha supportato nelle mie folli scelte economiche, di vita nelle aree interne del Pollino lucano.
Ed il commercialista, che è di Policoro ma la sua famiglia ha origini dalle montagne lucane, lo ha fatto perché in fondo capiva che non sono solo i numeri a farti vivere ma il progetto di vita che ti sei prefissato.
Ecco, io per 39 anni di attività ho venduto nella mia Luna Rossa tutto quello che la natura mi offriva, cibo e narrazione.
Ho costretto tanti a venire in questo paese dove finisce la strada.
Quante volte la Rai, Mediaset, Sky, Gambero Rosso Chanel, Alice, Telenorba e finanche Masterchef tutte le testate giornalistiche di settore, tutte le guide gastronomiche d’Italia, food blogger, attori, registi, cantanti, operai, contadini, braccianti, imprenditori, li ho costretti a fare la tortuosa statale 92 per raggiungere il luogo dove vivo e lavoro, per un filmato, un’intervista, una visita.
Abbiamo filmato e scritto tanto.
Capisco che ai più questo non è di facile comprensione, ne sono convinto.
Ma quello che voglio dire è che la nostra clientela non è una clientela normale.
E’ una clientela che ha bisogno della narrazione, della poesia dei luoghi per poterci raggiungere.
Poesia, narrazione che il coronavirus per adesso ha accantonato, semidistrutto.

Federico Valicenti

Non possiamo essere trattati al pari di altre attività commerciali.
Noi oltre ad essere una semplice attività commerciale siamo qualcosa di più, promuoviamo sapere e sapori del territorio, siamo i narratori di contadini, agricoltori e pastori, siamo i custodi dello slow life, pratichiamo la sostenibilità ambientale come volano di sviluppo, come modello di vita.
Noi non ci limitiamo alla resilienza, alla restanza.
Noi produciamo benessere coniugando cibo e ambiente.
Quindi non siamo solo attività ristorativa.
Ci rivolgiamo ad una clientela attenta, colta ed eterogenea.

Regione Basilicata

Io il 18 maggio non riapro.
Non riapro perché non ho la certezza di poter pagare chi assumo, non riapro perché non è dipesa da me la chiusura.  Siete voi che me lo avete ordinato con ordinanze e decreti. Se chiudiamo noi, chiude tutto un comparto, muore il cibo e l’ambiente, la cultura e le tradizioni.  Ed è la fine dell’area interna della Val Sarmento.
Non riapro fin a quando non mi garantirete che io ritrovi la mia clientela che per 40 anni mi ha seguito, raccontando di cibo e territorio, senza mai chiedermi se ne valesse la pena, se ce l’avrei fatta, senza mai chiedervi nulla. Mai un privilegio, mai un sussidio, mai un aiuto economico.
Ora se volete che queste aree continuino a vivere tocca a voi.
Ho già dato tanto…. e tutto quello che avevamo!
Siete voi che dovreste fare in modo che io possa pagare chi lavora con me e che possa ristorare la mia famiglia.

One Response to Lettera aperta di Federico Valicenti – “io il 18 maggio non riapro”

  1. Vincenzo Viceconte ha detto:

    Parole sacrosante di un grande Lucano, fine ed apprezzato cultore dei “sapori e saperi” della nostra terra.
    Se dovessero mollare anche queste sentinelle della nostra civiltà ci sarebbe sicuramente un ulteriore impoverimento di queste piccole grandi comunità che hanno sempre attratto un turismo nazionale ed internazionale di qualità.
    Vincenzo Viceconte

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