Dove sarebbe ideale vivere

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Quest’oggi mi sono imbattuto nel blog di Giuseppe Di Giacomo – attento osservatore – il quale riportava una riflessione del noto Architetto Massimiliano Fuksas a proposito su quanto affermato in una recente intervista: “Un nuovo Umanesimo nell’era post covid “ inteso come un ripensamento dello spazio abitativo. Non solo Fuksas, ma anche altri credono nella fuga dalle città, per investire oppure ritornare nei propri piccoli paesi con un’operazione tra il nostalgico e il romantico.

Ernesto Calluori

La domanda mi sorge spontanea: dove sarebbe ideale vivere nella grande città oppure in un piccolo paese? I fattori negativi del vivere in una grande città riguardano innanzi tutto la moltitudine di cittadini che vivono all’interno, il che crea moltissimo caos. In città il caos è determinato anche dalla enorme mobilità.

Se è vero che le strade sono più larghe è altrettanto vero che dilaga l’inquinamento. Trovare parcheggio è un miraggio. File interminabili con tanta agitazione e la perdita di umanità. In città si è più freddi e, non trova un riscontro pratico data la diffidenza tra concittadini a conoscere finanche il dirimpettaio dello stesso piano o tutto il vicinato. Si corre e si ha sempre fretta. La città, per contro, possiede un fascino particolare piena di storia, con monumenti e accadimenti rilevanti. Indubbiamente, esiste una varietà di molteplici attività da svolgere e diventa difficile annoiarsi.

Scorcio panoramico di Francavilla

Nel piccolo paese, al contrario, tutti si conoscono, tutto si viene a sapere e la privacy più che un diritto diventa un sogno. Il paese può rappresentare il passato ove non sia in grado di tenersi al passo con i tempi. A volte può dare un senso di angoscia e monotonia e l’assenza di distrazioni si rivela come un handicap specialmente per i giovani. L’aspetto positivo è l’umanità che manca nella grande città. Nel piccolo paese si respira fratellanza, il valore della famiglia come quello dell’amicizia. Si nota più allegria, per strada ci si saluta con tutti. Grande città e piccolo paese sono i due estremi e la mia analisi oggettiva non ha, né potrebbe mai cercare di avere, la pretesa di elevarsi a convinzione comune o scelta da preferire da ogni soggetto. Ognuno ha i propri gusti e può succedere anche di amare un estremo e preferire un altro. Per quanto, invece, mi riguarda, la mia scelta ideale nel quale vivere è quella del piccolo paese, sentirsi liberi nella propria terra d’origine.

One Response to Dove sarebbe ideale vivere

  1. Flora ha detto:

    Sentirsi liberi nella propria terra d’origine,
    che bel sogno! A molti non è stato concesso per i più svariati motivi, anche solo per scelta. E quel dualismo: Amore per il caro suolo natio e quel sentirsi troppo avvinto, stretto quasi a sentirsi soffocare, o impossibilitato ad esprimere liberamente le proprie energie. Forse questo impedisce o ha impedito a molti di non restare e rimpiangere il borgo antico con il suo scorrere della vita lenta ma calorosa e immediata nei rapporti umani, dove si può vivere oltre la forma, muoversi liberi e veloci invece di essere schiavizzati dal traffico, dalle distanze, dalla dipendenza dei mezzi di trasporto oltre che per provvedere alle necessità pratiche, dover recarsi nei mostruosi centri commerciali che tra l’altro tendono ad escludere necessariamente gli anziani, tra l’altro.
    Perciò, per me viva la vita nei paesi, almeno per godersi la fase autunnale della vita per raccogliere i pensieri, i ricordi, gli affetti…. tocca agli amministratore accogliere chi desidera tornare e impedire di disperdere il proprio patrimonio umano.

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