Il Cinema: uno strumento per una chiarificazione dell’esistenza

Paolo Pesacane, Armando Lostaglio e Mons. Fanelli)

Intervento del Vescovo Diocesi di Melfi mons. Ciro Fanelli sull’importanza del Cinema

 “Eccellenza, Le saremmo grati se potesse scrivere pochi righi sulla importanza del Cinema nella conoscenza di tematiche importanti come quelle trattate nella Mostra “Effetto Notte. Il cinema dei diritti negati” Un caro saluto. Armando Lostaglio”

 E’ quanto abbiamo chiesto a mons. CIRO FANELLI, Vescovo della Diocesi di Melfi Rapolla Venosa, intervenuto con un suo elevato dialogo alla proiezione del film dei Fratelli Dardenne “L’età giovane”, uno dei 4 film della Mostra “Effetto Notte. Il cinema dei diritti negati, promossa da ARCI, CineClub V. DE SICA – Cinit e Parrocchia SS. Sacramento, nell’ambito della Estate Rionerese sostenuta dal Comune con la ProLoco.

Ecco il suo intervento:

La persona cresce nella sua umanità nella misura in cui si approccia alla realtà con la sua intelligenza (la ragione) e con la sua sensibilità (il cuore): ragione ed emozioni sono le grandi luci con le quali essa legge e interpreta il proprio vissuto per poterlo vivere pienamente in modo umano.

Queste due grandi luci (la ragione e il cuore) diventano anche i canali attraverso i quali l’umanità, nel corso dei secoli, è approdata ad una progressiva chiarificazione dell’esistenza e nel contempo è riuscita a comunicare la propria interpretazione del reale attraverso l’attuazione della cultura.

Le forme con cui questa comunicazione si esplica sono molteplici. Tra queste forme sicuramente vi è l’arte, la letteratura, l’architettura, la poesia ecc …Ognuna di esse è un linguaggio con regole e modalità proprie.

Il cinema è uno di questi linguaggi: anche il cinema, in fondo, ha la pretesa di dare alla ragione e ai sentimenti una singolare opportunità per estrinsecarsi, per rendersi visibili e quindi essere condivisi.

In un mondo come il nostro, complesso e caratterizzato dalla velocità e dal cambiamento, avere la possibilità e il tempo per fermarsi e per decodificare questo messaggio di senso e di significati è indice di esercizio di vera umanità e segno di cultura.

Il cinema, visto in questa prospettiva, con tutta la sua specificità, va riscoperto sicuramente in questa logica culturale di chiarificazione dell’esistenza, ma va anche reinterpretato nella sua valenza educativa.

Ogni opera cinematografica è un invito a intraprendere “un viaggio ideale di scoperta” di orizzonti e di significati, ma è anche uno scambio culturale il cui fine è la trasmissione di una visione della vita dove vengono esplicitati i “fari” (le prospettive antropologiche ed etiche) che possono orientare o anche disorientare la navigazione nel mare della vita. Il cinema, poi, diventa arte quando, come per ogni altra realizzazione umana, diventa capace di trasmettere qualcosa che supera i confini angusti del “qui ed ora” e si propone come significativo per ogni tempo e ogni luogo. Questa dimensione “transculturale” è ben riuscita quando tocca tre dimensione fondamentali dell’essere umano: verità, amore e bellezza.

Infatti, quando il cinema riesce ad affascinare sia la testa, attraverso immagini e linguaggi, e sia il cuore, evocando e facendo provare e riconoscere emozioni, vuol dire che sta puntando la sua attenzione su una di queste tre fondamentali dimensioni dell’essere umano.

In questo senso il cinema può diventare uno strumento e una risorsa efficace, per l’educazione dei ragazzi e dei giovani, offendo una base importante per riflessioni in grado di aiutare le nuove generazione nel difficile compito di elaborare significati ed enucleare ciò che l’intelligenza e il cuore hanno colto come messaggi evidenti.

Questo approccio acquista maggior pregnanza quando è vissuto comunitariamente; in questo modo esso può aprire a varie forme di conversazione e dialogo che allenano anche ad affinare quella struttura tipicamente umana della conoscenza: esperienza, intelligenza e giudizio.

“Il film” in questo modo può diventare anche, come qualcuno ha detto “uno specchio”. La prof. Vanna Iori, ordinario di Pedagogia Generale presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano, ha utilizzato in modo molto significativo questa espressione, precisando che “guardare un film è sempre guardarsi in un film, perché ogni film parla di noi, delle nostre storie, delle nostre attività, delle nostre esperienze e degli stati d’animo che le accompagnano. Il cinema può ispirare modelli, comportamenti, scelte e visioni del mondo che non solo rappresentano la vita ma la trasformano”.

Il cinema è, dunque, uno strumento che deve essere riscoperto e maggiormente valorizzato. Esso può incidere profondamente non solo nei processi di apprendimento ma anche nel processo molto delicato della elaborazione dei significati: è un fascio di luce che può illuminare squarci della realtà ed un filtro che, attraverso le direttrici della evocazione e della provocazione, può accompagnare la persona nella elaborazione di un giudizio in modo libero sulla vita e sul mondo.

+ Ciro Fanelli

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