IL Giudice ragazzino: Rosario LIVATINO

Ernesto Calluori

Il giudice Rosario Livatino, assassinato ad Agrigento il 21 settembre all’età di 37 anni dalla mafia, sarà proclamato Beato.

Livatino viene assassinato quando ricopriva il ruolo di giudice penale. La breve vita umana e professionale del Giudice ragazzino è narrata con questo titolo in un libro di Nando dalla Chiesa. L’attributo con cui essa è passata dalla cronaca alla storia nasce da una delle molteplici “esternazioni” del Presidente della Repubblica dell’epoca, Francesco Cossiga che definì in quel modo alcune “toghe” che si stavano occupando di inchieste sulla mafia.

Quel che è certo è che Rosario Livatino non era affatto inesperto e aveva una attenzione costante alle leggi e sentenze ed era convinto che nell’applicare la legge astratta al caso concreto, bisognava dare alla stessa legge “un’anima”, perché essa è un mezzo, non un fine. Tra le norme studiate e applicate da Rosario Livatino c’era quella relativa al sequestro dei patrimoni di provenienza illecita che lo aveva portato a contatto con l’intreccio tra mafia, affari e politica dove si misura e si paga, talvolta, l’incorruttibilità del magistrato.

Rosario Livatino

Come nel suo caso. Era prossimo a festeggiare il suo 38mo anno, quella mattina di fine settembre 1990, mentre il giudice ragazzino guidava la sua vecchia Ford Fiesta che da Canicattì conduce ad Agrigento. L’auto del giudice viene speronata da una Fiat Uno e seguita da una moto con due uomini a bordo. Una sventagliata di proiettili distruggono il vetro posteriore della Ford. A questo punto benché ferito, scappa dall’auto e corre a precipizio in una scarpata, ma viene raggiunto da altri colpi dai due killer che lo inseguono.

L’agguato mortale di matrice mafiosa, venne compiuto da quattro giovani anch’essi “ragazzini” spietati come se avessero qualcosa da vendicare. Grazie alla testimonianza oculare di Pietro Nava – agente di commercio – che aveva assistito alla scena, gli inquirenti riuscirono a individuare i quattro autori dell’omicidio e in seguito anche i mandanti. Un uomo normale che dinanzi a un crimine mafioso, rende la sua testimonianza, è un uomo coraggioso e a rischio. Infatti, il testimone Nava ha pagato per questo e in conseguenza della pubblicità e della protezione ha perso il lavoro, gli amici, la casa.

Piace ricordarlo accanto al giudice Servo di Dio. Il riconoscimento del martirio e la profonda fede cattolica porta direttamente alla beatificazione come da decreto del Papa. Onore al Giudice Rosario Livatino ed esempio a tutti noi.

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