Il servizio di Emodialisi di Chiaromonte, indispensabile servizio “salva vite”

Un comunicato diffuso dal Segretario Regionale dell’ANED (Associazione Nazionale Emodializzati e Trapiantati), pubblicato dagli organi di stampa il 9 febbraio, lancia squarci di ombre incombenti sul servizio di emodialisi dell’Ospedale di Chiaromonte, paventando una situazione di paralisi nella erogazione del servizio a favore dei nefropatici, per la imminente mancanza di medici.

Ins. Antonio Amatucci

Confesso che diffondo alla stampa questa riflessione con grande difficoltà, trattandosi di un argomento al quale potrei essere “interessato” per noti e comprensibili motivi, ma chi conosce la mia storia politica e di impegni sociali sa delle molteplici battaglie, fatte in decenni ed in tempi non sospetti, a favore dell’Ospedale di Chiaromonte, non ultima la battaglia sostenuta con Teresa De Santo ed il Comitato “La nostra voce a favore dell’Ospedale di Chiaromonte” (compresa la partecipazione attiva al Comitato Nazionale CISAdEP per la valorizzazione degli ospedali delle aree interne), perché questa nostra struttura sanitaria venga riqualificata e potenziata nel redigendo Piano Sanitario Regionale.

Il comunicato dell’ANED, letto nella sua ermeneutica rappresentazione, può essere definito in parte allarmante per la situazione di criticità che giustamente paventa nella organizzazione funzionale del servizio, ma anche “inquietante” per l’analisi spietata che sottende, circa la presunta strategia della politica sanitaria regionale nel settore, per cui “alcune valutazioni scellerate di certi politici e dirigenti” avrebbero “creato ad arte questo disastro per permettere l’ingresso del privato nelle nefrologie e dialisi pubbliche”, in quanto ”la dialisi suscita molti appetiti”.

Mentre concordo sulla giusta preoccupazione che la carenza di medici possa determinare un collasso del sistema, che non è solo l’erogazione del servizio di dialisi, ma anche quello importantissimo della prevenzione e del trattamento delle complicanze cui il nefropatico può essere soggetto, mi lascia perplesso ed incredulo la seconda, ben più grave, che il tutto sarebbe strategico alla finalizzazione dell’appropriazione del servizio da parte del privato.

Ospedale Chiaromonte

Il servizio di emodialisi, che i depotenziati ospedali periferici erogano (altra cosa è il Reparto di Nefrologia) è un servizio vitale per gli interessati, è un “servizio salva vita”, che lo Stato, attraverso l’organizzazione sanitaria regionale, garantisce a tutela dell’art. 32 della Costituzione.

Molti neanche immaginano quale carico psicologico ed emotivo comporta la dipendenza dalla macchina ed il dover constatare nel giro di mesi di essere diventanti dei soggetti a rischio.

D’altra parte questi servizi sono un fiore all’occhiello delle strutture che li ospitano, delle vere aggregazioni sociali ed umane, in cui il medico, gli infermieri ed il personale tutto concorrono non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista morale ed umano a sostenere il paziente ed a rendere meno gravosa l’accettazione della loro “diversità”.

Tale è oggi il servizio di emodialisi dell’Ospedale di Chiaromonte, che è un bene da tutelare e da rendere ancora più efficiente, rafforzandone il ruolo e la funzione, attraverso la dotazione organica prima di tutto di personale medico specialistico.

Quanto alla ipotetica strategia destabilizzante, artatamente alimentata per consentire al privato di soddisfare “i suoi appetiti”, pur avendo rispetto della iniziativa privata anche in materia sanitaria, ritengo, allo stato, inopportuno tale riorganizzazione ed esasperata, dalla momentanea contingenza, l’analisi fatta.

La verità viene da lontano, la nostra sanità regionale, nel tempo, è stata priva della più elementare programmazione; è mancata un’analisi corretta delle emergenze e della proiezione temporale dell’evoluzione di tante patologie, compresa quella di cui ci stiamo occupando.

Il depotenziamento graduale degli ospedali periferici, ridotti al ruolo residuale di semi-poliambulatori, rende meno attrattive queste strutture per il professionista, che, alla prima occasione, preferisce il trasferimento in centri più attrezzati e gratificanti anche dal punto di vista professionale.

Spesso questi servizi sono stati affidati ed espletati dal solo Responsabile che con abnegazione e grande professionalità, ha sacrificato tempo e risorse per dare risposta ai pazienti. E’ stato il caso dell’ottimo dr. Gaudiano, inascoltato dall’Azienda nelle sue pressanti richieste di personale medico specializzato, è stato il caso di chi lo ha seguito, compresa la dott.ssa De Fino, vincitrice del concorso al San Carlo che potrebbe proiettarla professionalmente in una dimensione nuova e più gratificante.

Il centro di emodialisi di Chiaromonte ospita 26 pazienti, quello di Lauria 27 e quello di Maratea più o meno lo stesso numero; come può l’attuale Responsabile Dr. Sansone, pur con indefessa attività, organizzare il funzionamento dei tre centri se ad una carenza atavica di personale medico, si aggiunge la perdita di due unità?

Ora siamo al punto in cui la Regione, assunta consapevolezza della gravità della situazione, operi scelte coraggiose, pur sapendo che molti problemi vengono da lontano e che non tutte le colpe possono essere ascritte a chi storicamente si trova a gestire una materia così delicata e complessa.

Non si può tergiversare su una vicenda storica come questa, la cui soluzione è vitale ed ineludibile; le scelte tampone, che pur necessitano al momento, devono essere finalizzate a superare il momento di emergenza, ma non possono essere la scelta di fondo, perché è in gioco la vita delle persone.

Mi sento tranquillizzato, al momento, dalle dichiarazioni della Sindaco Viola e dal comunicato congiunto degli Assessori Cupparo e Leone, rappresentanti periferici, cui la storia ha assegnato il compito gravoso di riequilibrare la sanità delle aree periferiche a quelli dei centri hub e spoke.

Oggi ci sono più strumenti per farlo, compreso norme meno stringenti per le assunzioni e risorse economiche rivenienti anche dal PNRR.

Per la soluzione del problema che viene posto si faccia scorrere nell’immediato la graduatoria del concorso espletato e si rendano più appetibili, anche professionalmente ed economicamente, questi incarichi professionali. Si consideri anche quello degli emodializzati e dei nefropatici una organizzazione a rete, nelle quali le soluzioni devono passare eventualmente attraverso accordi interaziendali.

Il diritto alla salute, già sancito dall’art. 32 della Costituzione, esce rafforzato anche dalle modifiche apportate, due giorni fa, all’art. 49 della Carta, secondo cui tutte le attività economiche, oltre che alla tutela dell’ambiente, devono essere finalizzate alla tutela della salute dei cittadini. E’ un segnale molto forte che il Legislatore nazionale ha dato e che le Regioni devono raccogliere e tradurre nella loro organizzazione operativa.

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