Non facciamo cadere l’oblio su Passannante: intervista all’onorevole Molinari

Leonardo Pisani

Centododici anni fa, nel manicomio di Montelupo Fiorentino il 14 febbraio 1910, moriva completamente cieco e con il fisico minato, l’anarchico lucano Giovanni Passannante. IL suo reato fu di aver attentato la vita a sua Maestà Umberto I di Savoia, a Napoli il 17 novembre 1878. Passannante fu condannato prima a morte, poi all’ergastolo ma la vendetta del Re fu tremenda: come scrive Pietro Brunello nel Dizionario degli Italiani della Treccani: “Passannante fu rinchiuso in una cella bassa e completamente al buio sotto il livello del mare. Dopo due anni, privo di forze, fu cambiato di cella. Nessun contatto, neanche con il secondino; nessun libro; al buio, e sempre alla catena. Agostino Bertani, il medico e deputato radicale che, dopo molte insistenze, ebbe nel 1885 il permesso di spiarlo per pochi minuti dalla serratura, fu sconvolto dal vedere un uomo ammalato di scorbuto «senza un filo di forza» (A.M. Mozzoni, Ricordi e note dell’isola d’Elba. IV, in Critica sociale, 10 maggio 1891, p. 106), che «s’aiutava a stento con le mani a sorreggere la pesante catena di diciotto chilogrammi» (ibid., p. 108). Nel 1889, dopo una nuova perizia, fu dichiarato pazzo dagli stessi medici che avevano escluso qualsiasi patologia mentale al tempo del processo, e quindi trasferito nel manicomio di Montelupo Fiorentino, dove gli fu permesso di leggere e scrivere”.  Anche la sua famiglia fu vittima di persecuzioni e pochi giorni dopo il Consiglio comunale di Salvia – paese originario di Passannante -chiese e ottenne di cambiare il nome del paese in Savoia di Lucania. La sua vicenda fu molto discussa all’epoca e anche successivamente nei decenni successivi sin alla petizione che poi permise di riportare il teschio e il cervello di Passanante dal Museo Criminologico dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia di Roma. Tralasceremo tutti la vicenda e in questa intervista con l’onorevole Giuseppe Molinari, che partecipò istituzionalmente alla delicata questione, affrontiamo alcuni  aspetti poco conosciuti di Passannante e rimarchiamo che praticamente su questo straordinario personaggio, è calato di nuovo il silenzio, tranne poco eccezioni.

on. Peppino Molinari

Allora a 112 anni dalla morte di Giovanni Passannante, se non erro quando lei era deputato  del Partito Popolare e poi della Margherita- Progressisti fece ben due interrogazioni ai Ministri di Grazia e Giustizia e degli Interni, una il 29 aprile 1994 e l’altra a distanza di 10 anni il 9 settembre 2004, ricordo bene? Come nacque questa iniziativa delle due interrogazioni? Partiamo dalla prima interrogazionei

Esattamente fui coinvolto dal comitato che si era costituito a Savoia di Lucania che chiedevano la sepoltura nel loro comune di Passannante e di eliminare la esposizione del suo cervello dal museo criminologico ritenni giusto sia dal punto di vista giuridico ma soprattutto umanitario le loro aspettative.

Poi la seconda, dove lei cita tra altro spettacoli e film, ricordiamo lo spettacolo teatrale di Ulderico Pesce, L’innaffiatore del cervello di Passannante. L’anarchico che tentò di uccidere Umberto I di Savoia (Possidente – Potenza 2003), a cui è ispirato il film Passannante (2011), diretto da Sergio Colabona.

Nella seconda citai lo spettacolo di Ulderico pesce che tanto si è battuto per questa giusta causa ed ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica è questo ha aiutato molto per raggiungere l’obbiettivo oltre l’ordine del giorno approvato in consiglio regionale promosso da Pietro Simonetti

Nelle due interrogazioni onorevole Molinari, evidenza che Passannante aveva un piccolo coltello, non avrebbe mai potuto uccidere un uomo anche possente come il Re Umberto I.  Chi ha evidenziato bene  con un accurato lavoro di ricerca storica questo particolare fondamentale è stato il giornalista e scrittore Angelomauro Calza. Insomma, Passannante aveva un coltello che a Napoli è chiamato “7 soldi” per un antica vicenda tratta dal folklore partenopeo.  Insomma un coltellino… Ci fu una reazione spropositata. A volte penso che sarebbe stata meglio la condanna  a morte…

La vicenda fu molto amplificata con quel coltellino non avrebbe mai potuto uccidere il re .Il gesto fu strumentalizzato ed utilizzato per un regolamento più interno alle loro lotte della monarchia fu un pretesto per fare Giustizia sommaria degli oppositori

 

Ci fu una lunga vicenda, insomma per riportare il teschio e il cervello di Passanante nella sua Salvia, ora Savoia di Lucania. Lei da deputato incontrò anche un delegazione e siete andati a vistare  il cranio e il cervello  nel Museo dell’Istituto superiore di polizia. 

Io ritengo come ho scritto nella interrogazione che la condanna e la pena fu eccessiva anzi fu proprio crudele crudeltà che ci fu anche dopo la morte con la gratuita esposizione del suo cervello nel museo io insieme ad altri abbiamo solo contributo a dare dignità e rispetto che sempre si deve portare ad una persona morta e che in quel periodo storico fu un visionario e rivoluzionario nelle sue idee che meritano rispetto e la storiografia moderna dovrebbe approfondire di più

Passannante era un autodidatta, a stento scriveva ma ha lasciato appunti molto interessanti dove spiegava che puntava alla pace generale» (Ricordo per l’avvenire. Al popolo universale, Salerno 1879, in  P. Processo per attentato regicidio, cit., p. 112), la cui bandiera fu innalzata per primo da Gesù Cristo con il suo sangue. La rivoluzione napoletana del 1799 abolì «il potere baronale, e servile della signoria» (ibid., p. 113); la rivoluzione del 1860 al contrario aveva cambiato «la sorte delle strade ma non quella delle popolazioni» (ibid., p. 122). Per il lucano i  repubblicani dovevano dar vita a una federazione di comuni, di province e di Stati, fino a organizzare una «società universale» o «repubblica universale» (ibid., p. 119). Lavoro e assistenza per tutti; abolizione della pena di morte; bandite le guerre nazionali; disarmo.  Idee avanzate per l’epoca anzi diciamo considerando la situazione internazionale, attuali ancora oggi. Eppure Giovanni Passannante, nato a Salvia di Lucania (il 19 febbraio 1849 e fatto morire in manicomio a Montelupo Fiorentino il 14 febbraio 1910, ormai quasi nessuno lo ricorda.

Pur essendo un autodidatta, infatti scriveva senza punteggiatura e in un italiano infarcito di dialetto, Giovanni Passannante aveva diciamo un “pensiero politico lungo” idee e ideali profondi,  si batteva per la Pace tema oggi molto attuale. Aveva una grande sensibilità sociale, si batteva soprattutto per gli ultimi, per i più deboli. Il suo pensiero politico era verso le difficoltà delle classi sociali più disagiate, voleva che il popolo, il “suo popolo”  dovesse vivere condizioni migliori e che si  dovessero  eliminare le disuguaglianze sociali, appoggiando quelle che erano le esigenze delle fasce più deboli  e delle fasce più povere. Insomma il lucano lottava per il progresso degli ultimi  che dovevano cambiare le loro sorti e quindi   dovevano acquistare posizioni anche di progresso economico e sociale. Passanante sotto questo punto di vista  è stato un anticipatore, è stato un rivoluzionario nel vero senso della parola collegandosi anche quello che è stato il primo rivoluzionario della storia nel nostro mondo che è stato Gesù Cristo quando è sceso sulla  Sono fermamente convinto che la vita e il pensiero di Giovanni  Passannante  vada rivista, studiata e approfondita maggiormente. Certo qualche pubblicazione che c’è stata , ma non basta: bisogna ulteriormente studiarlo e analizzarlo.

On. Molinari, ora la lascio con questo aneddoto di Passannante per rimarcare quanto sia attualissimo il suo pensiero, ormai cieco al e deputato toscano Giovanni Rosadi , il quale cercò di aiutarlo, che gli chiese se lo riconoscesse. Senza aprire gli occhi, Passannante gli rispose: «Tutti ci conosciamo perché tutti siamo fratelli; e le donne sono nostre sorelle; ma sono ingiustamente dimenticate; infatti si dice umanità e fratellanza, mentre si dovrebbe dire anche donneittà e sorellanza» (G. Rosadi, Tra la perduta gente, Firenze 1908, p. 313). Passante per la parità di genere a inizi del ‘900. Straordinario vero onorevole Molinari?

Straordinario sì. Passanante su questo fu un anticipatore, fu profetico. Il lucano poneva con forza questa questione della parità di genere, in un periodo, nel quale,  il Senato era di nomina regia. Inoltre il voto non era a suffragio universale (solo per censo, istruzione, o sesso ), e che bisognava anche  parlare di “donneità e sorellanza”  non solo di “Umanità e fratellanza” e in questi due termini si capisce che aveva già compreso fino in fondo il problema delle disparità di genere da eliminare.  Un pensiero profondo, modernissimo, Passannante poneva come tema politico da risolvere le differenza tra uomo e  donna, voleva con forza e convinzione  la parità di genere tra uomo e donna, un suo tema politico che poi è diventato oggi il tema più attuale che stiamo affrontando ora.  quindi passa andando al nostro modo possiamo dire che è stato veramente una persona che aveva un intelligenza straordinaria,  certo limitata perché era un autodidatta non aveva la possibilità di studiare quindi di approfondire culturalmente, ma Passante è stato un personaggio emblematico di un’epoca dove le esigenze di libertà e rivendicazione sociale erano forti e allo stesso tempo punite duramente. L’anarchico lucano e il suo pensiero, ripeto ancora vanno rivisti  e la sua tragica vita va completamente e profondamente rivisitata, e non solo per l’attentato a  Umberto I, ma anche per il suo credo politico e questo anche alla luce di quello che hanno fatto emergere alcuni storici

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