Gli effetti su Gas e Petrolio con la guerra in Ucraina

I venti di guerra hanno gettato nel caos le relazioni d’affari con Mosca dei grandi gruppi italiani ed europei a partire dai settori del petrolio e dell’energia.

Ernesto Calluori

La prima è stata la BP British Petroleum, seguita a ruota dalla Shell e poi la volta di Eni intenzionata a cedere il 50% in coabitazione con Gazprom di Blue Stream. Le recenti vicende che stiamo vivendo ci portano a considerare di come la storia del petrolio contiene due lusinghe opposte: una che parla di progresso; l’altra di un potere capace di scatenare non solo aspre controversie ma anche guerre e terre devastate.

Fin dagli inizi dell’ottocento era noto a tutti che il petrolio russo si trovava nel Caucaso, una regione annesso all’impero zarista. Intanto, negli anni successivi il fronte del “grande gioco” si era spinto su nuove frontiere. Gli americani della Standar Oil, sbarcati in Europa per conquistare il mercato petrolifero, non potevano permettersi di ignorare l’industria del petrolio russo che faceva già concorrenza a quello americano in molti Paesi europei. Nella logica aggressiva del “grande gioco” fu una vittoria all’espansione del petrolio russo nella regione dell’Estremo Oriente e gli americani furono colti di sorpresa. C’è una storia che sembra incredibile, ma è vera. E’ la storia di un ventenne, il futuro Stalin che, dal 1901 aveva capito come il bisogno origina l’idea e quest’ultima stimola l’azione. L’ammirazione per Lenin lo portò a promuovere a propria immagine di rivoluzionario una dimostrazione a Tiflis che vide duemila operai scontrarsi con la polizia.

Quel ventenne rivoluzionario che, gli operai chiamavano Koba, dovette imparare a illustrare la dottrina marxista. Dal 1912 alla Rivoluzione d’ottobre del 1917, Stalin svolse un ruolo importante e nel marzo 1922 divenne segretario del Partito comunista dell’Urss. La cacciata delle corporation del petrolio dal territorio russo creerà grosse difficoltà all’economia sovietica soprattutto nel corso della Guerra Fredda. Le grandi compagnie petrolifere americane, misero in opera, attraverso il Dipartimento di Stato Usa, minacce e misure dissuasive affinchè gli alleati non importassero petrolio dall’Unione sovietica. Ma c’era un altro “rivoluzionario” che aveva a cuore un progetto nuovo, quello di assicurare al proprio Paese, l’Italia, energia a basso costo. Si chiamava Enrico Mattei, fondatore dell’ENI che fin dal 1958 avviò la storica operazione del petrolio sovietico, con un accordo a rifornire l’ENI di 12 milioni di tonn. di petrolio nonostante l’allarme del governo degli Stati Uniti. Quella esplosione aerea del 27 ottobre 1962 a Bascapè ne ha sequestrata l’immagine storica avvolgendola in un groviglio di sospetti, supposizioni e illazioni dei “misteri irrisolti”.

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