Le donne iraniane in lotta per i diritti

I recenti accadimenti di violenze sulle donne in Iran diventano focolai di una rivolta giovanile e sociale che si sta allargando in tutto il Paese.

Cineclub Vittorio De Sica

Ma vede purtroppo in altre Nazioni una fredda solidarietà.

Eppure è un grande movimento di massa che rivendica diritti di libertà di espressione da parte di intellettuali e di donne costrette ad una atavica restrizione della propria femminilità. Lo “chador” viene bruciato nelle piazze di Teheran, si protesta contro quello scialle nero che avvolge quasi per intero il corpo delle donne, obbligate dal regime integralista ad essere indossato e contro la propria volontà.

Ed esso diventa il simbolo di una battaglia per i diritti civili, per la libertà di espressione che torna con prepotenza, contrassegnata da proteste e, purtroppo, dalla repressione con l’uccisione di decine di manifestanti scatenata dall’assassinio da parte della polizia della giovanissima studentessa che non indossava il velo secondo i “canoni” imposti.

Oggi, donne soprattutto e giovani, chiedono a gran voce una svolta, nonostante le mille difficoltà e la restrizione di spazi di comunicazione. Finora si registrano solo prese di posizione legate al ruolo che il regime teocratico svolge nella regione specie inerenti le politiche energetiche. Rimane l’appello degli intellettuali iraniani emigrati all’estero, registi e scrittori preoccupati per quanto accade e per quanto potrebbe ancora accadere nell’azione di repressione.

Alla Mostra del Cinema di Venezia una manifestazione per la liberazione del premiato regista Jafar Panahi, mentre un appello è venuto dal Film Festival Sguardi Altrove di Milano a favore della giovane regista Firouzeh Khosrovani che era stata ospite del festival femminile milanese diretto da Patrizia Rappazzo. La regista è stata arrestata nel maggio scorso e di lei non si hanno più notizie.

Nata a Teheran, Firouzeh Khosrovani si era trasferita in Italia per seguire i suoi studi artistici all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Dopo essersi laureata nel 2002, è tornata in Iran e ha conseguito un Master in Giornalismo.

Ha debuttato come regista con “Life Train” (2004), a cui hanno fatto seguito molti altri film. Il suo ultimo lavoro, “Fest of Duty”, racconta di una cerimonia religiosa in Iran ideata per infondere credenze e valori islamici nelle ragazze al raggiungimento dei nove anni di età.

Il documentario segue due adolescenti e il loro passaggio all’età adulta, otto anni dopo la loro ufficiale “Fest of Duty”. Segue con interesse la vicenda della giovane regista anche il CineClub De Sica – Cinit, gemellato con il FilmFestival Sguardi Altrove e co-fondatore del Nostalgia Film Festival Milano-Iran.

Firouzeh Khosrovani

È il 2005 e la regista ci conduce in un’aula piena di rumorose studentesse iraniane, indossano vestiti lilla e chador bianchi. Un ecclesiastico sta spiegando le virtù della Festa del dovere, una cerimonia religiosa creata per instillare i valori dell’Islam nelle ragazze che hanno raggiunto i nove anni di età.

La regista decide di concentrarsi su due ragazze che sono cugine e le segue sino alla loro transizione verso l’età adulta, otto anni dopo, osservando il diverso impatto degli insegnamenti religiosi nella vita pubblica e privata.

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