Il fragore del ricordo – romanzo di Anna Maria Basso (Bonfirraro Editore, 2022)

Ogni racconto, se ben scritto ed organico alle nostre esigenze interiori, diventa una immagine indelebile sul grande schermo della vita. Sostiene Margaret Atwood, scrittrice canadese: La letteratura parla dell’intero essere umano in modo che nessuna altra arte può fare.

Armando Lostaglio

Un romanzo può essere quanto di più adatto ad esplorare la mente e i sentimenti degli altri. Di questo e molto altro ci racconta Anna Maria Basso con il suo ultimo romanzo Il fragore del ricordo.

E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza, per conoscerlo per la prima volta” (T.S. Eliot).            

Con questa epigrafe, la scrittrice potentina ci dona un romanzo dai toni nostalgici e futuristi, con la grazia e la poetica che la caratterizzano pure in opere precedenti: “Attese”, “Images”, “Quel palpito d’altrove”. E ci accompagna alla scoperta di noi stessi, in un viaggio che attraversa ben tre generazioni a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri. L’autrice si manifesta:

“Ho sempre pensato che scrivere non dovesse essere solo un modo per dimostrare di usare bene le parole, ma per creare connessioni con chi, per diletto o per passione, ama immergersi in una storia”.

E’ un viaggio nella memoria, e come sosteneva Oscar Wilde: il viaggio elimina i nostri pregiudizi. Anna Maria Basso mette in comunione tre generazioni di donne, toccando le loro corde emotive, i sentimenti e le fantasie. Fin dalla prima metà del secolo scorso, è la donna la protagonista di un divenire che sembrava eclissato e precluso; e nella generazione di mezzo e fino ai giorni nostri, quelle donne appaiono libere e coriacee.

Anna Maria Basso

La narrazione si arricchisce di slanci poetici, come nel puro stile dell’autrice. Dalla sua Basilicata agli Stati Uniti, toccando Napoli da sempre il punto di arrivi e di partenze per la gente del sud; un andirivieni di sensazioni e di paradigmi esistenziali. Lara è la voce narrante, giovane neurologa che della memoria fa il suo amorevole luogo di studio. E del ricordo il suo fondamento esistenziale, come nel suo etimo “ridare al cuore”.

In 270 pagine l’autrice è sempre prodiga a riallacciare i fili della conoscenza e del divenire, tenendo il lettore per mano, accompagnandolo nei meandri della psicologia femminile che talvolta appare misteriosa. Anna Maria Basso adora la poesia: ne fa in breve una lezione quando spazia con i suoi protagonisti in un involucro aperto di psico-geografia.

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarsi andare, darsi tempo … e anche il posto più insignificante diviene uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità … la miniera è esattamente dove si è. Basta scavare”.

Questo pensiero di Tiziano Terzani (in epigrafe e organico al racconto) accomuna il desiderio di scoperta: è lirica evocazione dei paesaggi della memoria. La Basso non rinuncia ad uno sperimentalismo formale, foriero di immagini suggestive, nell’amalgamarsi delle situazioni, di verso in verso, di capitolo in capitolo. Ed ecco la lectio su Montale e Leopardi (quale docente e dirigente scolastica) Anna Maria padroneggia la poesia, cita Emily Dickinson e lo fa con il fervore di una adolescente.

E suprema rimane la descrizione della voglia di volare di uno dei protagonisti, Antonio, che rilegge la sua vita come in un aereo che solca i cieli della libertà. Ed ancora, la sarta che confeziona vestitini e modernità come in “Piccole donne” di Louisa May Alcott. Una geografia fisica di luoghi di pietra e di anime sospese nel tempo: Santa Lucia, quartiere in pietra nel centro storico della sua Potenza (“sopa-Putenz” come si dice in gergo); e Maratea splendida regina che campeggia sul golfo del Tirreno lucano: i luoghi interagiscono con la narrazione.                                                                                                    Fra le pagine più poetiche spiccano certo quelle lucane ma pure quelle di New York, tali da evocare le note di Gerswin nel film Manhattan del poetico Woody Allen.   

                                                                                                       

Il nome della protagonista, Lara, rimanda a “Il dottor Zivago” dal libro al film, una costante divagazione alla riscoperta dei personaggi che diventano familiari. E’ come aderire ad un sogno, Anna Maria Basso non smette di riordinarci idee e mai sopiti segni di libertà, pur costretti ed insiti nei luoghi della gente lucana, narrata da Carlo Levi: quelli dei precipizi di argilla bianca su cui le case stavano come liberate nell’aria.

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