don Luciano Labanca
Il mese di gennaio, che apre il nuovo anno solare, sin dal pontificato di San Paolo VI è tradizionalmente legato alla riflessione sul tema della pace. Il pontefice bresciano, infatti, nel 1968 volle istituire la Giornata Mondiale per la Pace, fissandola per tutta la Chiesa al primo gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio.
Anche per quest’anno 2023, in occasione della LVI edizione, Papa Francesco ha voluto donare all’umanità e alla Chiesa il tradizionale messaggio, dal titolo fortemente provocatorio: “Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace”. Leggendo i segni del tempo che si sta vivendo dopo la pandemia, il Santo Padre sottolinea che l’eredità di questa esperienza per l’umanità è certamente “la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina, e che nessuno può salvarsi da solo” (n. 3).
Facendo riferimento al conflitto ucraino, che sta infiammando il cuore dell’Europa ormai da alcuni anni, con la fase acuta iniziata nel febbraio 2022 a seguito dell’invasione della Russia, il Papa cosi si esprime: “Abbiamo assistito all’insorgere di un altro flagello: un’ulteriore guerra, in parte paragonabile al Covid-19, ma tuttavia guidata da scelte umane colpevoli. La guerra in Ucraina miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti collaterali – ba-
sti solo pensare ai problemi del grano e ai prezzi del carburante” (n. 4).
Partendo da una lettura del mondo globale ed interconnesso, richiamando il tema della fraternità, il Santo Padre si pone in continuità con l’approccio inaugurato dal magistero della pace dei suoi predecessori del XX secolo, in particolare del già menzionato Paolo VI, che vuole presentare una visione costruttiva sulla pace. Essa, infatti, non si può riduttivamente considerare come l’assenza di guerra o violenza, o un equilibrio di forze contrastanti, ma una condizione più ampia di sviluppo umano integrale, in cui l’eliminazione del flagello della guerra passa attraverso la risoluzione delle sue cause più profonde, quali le gravi offese alla dignità umana, la negazione dei diritti, le ingiustizie, la mancanza di dialogo e conciliazione, le violazioni del diritto internazionale, nonché gli squilibri economici e ambientali. Accogliendo la lezione della storia, il Papa cosi si esprime: “Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è l’ora di impegnarci tutti per la guarigione della nostra società e del nostro pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, seriamente impegnato alla ricerca di un bene che sia davvero comune” (n. 5).
Il contributo magisteriale di Papa Francesco sulla pace, nonché i suoi interventi sul conflitto ucraino, sia su tutti gli altri attuali conflitti del mondo, si affianca allo sforzo della Santa Sede nell’ambito del lavoro diplomatico per la riapertura di un dialogo tra le parti e la ricerca di soluzioni dialogate al conflitto. Senza trascurare l’ambito della preghiera per la pace, che è fondamentale per la Chiesa e i discepoli di Cristo, non manca da parte del Papa e dei suoi collaboratori l’offerta di sostegni umanitari necessari alle persone direttamente colpite dalla guerra, con l’assistenza materiale con beni di prima necessità ai feriti e ai profughi. La presenza della Santa Sede nel piano delle relazioni internazionali, oltre agli interventi di mediazione e di conciliazione diretti e indiretti, ha offerto e continua ad offrire un contributo indubitabile alla promozione della cultura della pace, incentivando l’osservanza del diritto internazionale, la difesa dei diritti umani e la garanzia di una sempre maggiore “umanizzazione” della guerra, nutrendo la continua speranza che sorga un mondo senza guerre già su questa Terra, in attesa del compimento della storia, quando – come leggiamo nell’Apocalisse – “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate” (Ap 21,4).
don Luciano Labanca,
Segretario della Nunziatura apostolica in Trinidad e Tobago
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