Diamoci da fare noi – Non si vive di solo effimero –

Nel report migratorio pubblicato lo scorso maggio dall’ISTAT possiamo considerare la Basilicata un “caso nazionale ” perché nel biennio 2022/2023 registra il numero più alto di cancellazioni dagli uffici anagrafici comunali non riequilibrato da altrettante iscrizioni nella Regione. Quindi ogni anno registriamo la scomparsa di un paesino di 3-5 mila abitanti.

È un fatto molto grave. La Basilicata non può e non deve morire.
Allora diamoci da fare. Secondo me dobbiamo cambiare paradigma nell’approccio allo sviluppo, agli investimenti. In questi giorni sui social leggiamo le locandine di tutti i nostri comuni su cui vengono riportate le date di sagre, festività religiose, eventi canori, culturali e fuochi d’artificio di ogni sorta. Tutto è incentrato sull’Effimero.

Quando nei paesini la politica si faceva tra la gente e con la gente nei mesi di agosto e settembre si svolgevano le feste dei Partiti Politici che contemplavano, oltre l’aspetto canoro-gastronomico e ricreativo, dibattiti politici e di natura economica-sociale. Oggi non c’è traccia di tutto ciò. Proponiamo solamente serate che sanno di effimero, appunto.
Non basta. Mi dispiace se mi ripeto, ma se ci troviamo in queste condizioni critiche in Basilicata lo dobbiamo a tutti noi abitanti. Perché? Partiamo da Francavilla sul Sinni dove le occasioni di crescita le abbiamo buttate alle ortiche. Quali sono? Vediamole.

foto dell’area artigianale e dei terreni golenali di Francavilla
  1. Il paese dove l’artigianato grazie alla tradizione e alla iniziativa individuale dei francavillesi era diventato il settore trainante dell’economia locale, l’area artigianale è stata realizzata con trenta anni di ritardo causando l’emigrazione di molte aziende e l’abusivismo edilizio per i capannoni di molti artigiani;
  2. Il villaggio turistico di contrada Avena non è mai entrato in funzione. Anzi è stato riparato tante volte per l’incuria degli amministratori. Questo fatto non ha permesso uno sviluppo turistico alla pari degli altri paesi del circondario.
  3. La casa di riposo, progettata negli anni ’80 e realizzata solamente nel rustico, non è stata mai completata. Oggi gli anziani di Francavilla vengono ospitati nelle RSA dei paesi viciniori. Questo progetto (un’intuizione del compianto sindaco Alberto Viceconte) avrebbe ospitato molti anziani e creato una occupazione stabile di molti giovani disoccupati.
  4. Abbiamo rinunciato a un progetto di forestazione produttiva per la sistemazione idraulica forestale del bosco Avena e la produzione di legname per vari usi.
  5. Non abbiamo mai recuperato il centro storico che è in pieno degrado e abbandono e non abbiamo valorizzato i nostri beni monumetali e ambientali, la famosa Certosa di San Nicola, U cummende. Questo ritardo potrà comportare danni irreparabili e irreversibili al nostro patrimonio.
  6. Non abbiamo saputo assegnare i trenta ettari di terreno nella fascia golenale del fiume Sinni ai cittadini che ne avessero fatto richiesta dal lontano 1990. Avremmo dato impulso a una fiorente attività agricola con un elevato numero di occupati.

Potremmo continuare.
A conferma del danno che abbiamo fatto alla nostra comunità è espresso in questo dato:
Anno 2001 popolazione di Francavilla 4355 residenti; Anno 2022 popolazione di Francavilla 3949 residenti. Il fatto più grave che appresso ai figli se ne vanno pure i genitori o in maniera definitiva o stagionale.

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni” di Luigi Viceconte. -Segheria Palombara

Ho letto l’invito del presidente dei commercianti di Francavilla a partecipare per trovare soluzioni ad arrestare lo spopolamento locale. Dobbiamo partire dalle cose non fatte, tutti, insieme all’amministrazione comunale, perché non possiamo agire solamente su un singolo aspetto o esclusivamente quando il comune ci mette le mani in tasca. Non possiamo agire separatamente con le numerose Associazioni.


Molti articoli su francavillainforma hanno trattato queste questioni e nessuno ha parlato. Dobbiamo uscire dell’indifferenza, dall’aver paura di esprimere democraticamente le proprie idee. Grazie a Giuseppe Di Giacomo possiamo discutere apertamente con i nostri articoli e con i commenti. E quando la discussione, i commenti, i propri pareri si fanno nel merito del problema, bisogna accettare tutto senza rispondere con arroganza con osservazioni che potrebbero far emergere la “lesa maestà “.

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