Enza Berardone
Oggi non c’è nulla da festeggiare, non c’è alcun tipo di supporto, da parte del governo, non c’è lavoro, ci sono soltanto disoccupazione, cassintegrati, povertà, morte e tanta solitudine.

Sono oltre 2,78 milioni i decessi, causati ogni giorno da incidenti sul lavoro o malattie professionali, oltre mille le vittime all’anno in Italia. Bisogna mettere al centro la salute e la vita del lavoratore, pretendere che il lavoro sia sicuro, non più precario, ben pagato e superare la scellerata logica dell’appalto e subappalto selvaggi. Non si può più aspettare, siamo di fronte ad una vera e propria guerra civile, necessitano provvedimenti seri, efficaci, in grado di potenziare incentivi per le imprese, sensibili e attente ai problemi legati alla sicurezza e alla tutela del lavoratore. Non sono più tollerabili né indifferenza, né rassegnazione, ne tantomeno il silenzio di chi dovrebbe legiferare sulle morti sul lavoro. Mai, come oggi, bisogna dare concretezza e credibilità al concetto di dignità del lavoro, in uno Stato che ancora non riconosce e non assicura il minimo salariale, in cui le donne vengono sottopagate ed escluse dai ruoli di vertice, in cui tre milioni di lavoratori lavorano in nero, in cui ogni giorno si registrano tre morti sul lavoro. La sicurezza sul lavoro e la prevenzione delle malattie professionali devono diventare priorità assolute. Il lavoro diventa fondamento di libertà quando è sicuro, giusto e ben retribuito; ovviamente fa parte della vita, ma non la contiene interamente, l’uomo è molto di più del suo lavoro, di conseguenza necessita trovare un sano e giusto compromesso tra tempo lavorativo, tempo libero e tempo per la vita.
Oggi dovremmo commemorare chi non c’è più, chi non è ritornato a casa , dai propri cari per colpa di chi non ha rispetto per la vita altrui, per la legge, per la legalità, ed ha trasformato il lavoro in un mero strumento di sopravvivenza, legato al bisogno, alla necessità. Per quanto tempo bisogna ancora attendere per essere liberi di scegliere la vita che si vuole, senza compromessi, vessazioni, senza subire offese, umiliazioni di ogni sorta. Dobbiamo tornare ad essere partecipi dei valori in cui viviamo, per cui viviamo, e scegliere quelli in cui crediamo per davvero, per potenziare il radicamento alla nostra vita. L’umanità sta uscendo sconfitta dal troppo. C’è troppo di tutto, tranne ciò di cui ha veramente bisogno. Nonostante tutto, viva il primo Maggio !!!!
