Capodanno

“Cosa accade alla realtà quando viene proiettata sul grande schermo?” Se lo chiede il filosofo americano Stanley Cavell. Il suo idealismo è sospeso fra scetticismo e tragico: lo stesso cui questo tempo ci induce, malgrado la volontà di speranza (il Giubileo, per i credenti) o i buoni propositi che da bambini promettevamo a noi stessi e agli adulti in una letterina sotto il piatto del pranzo natalizio, o alla cena della mezzanotte di Capodanno.


Un buon inizio, ce lo auguriamo tutti, anche se le bombe non hanno tregua sui più sfortunati della terra. E il gelo notturno avvolge i senza tetto. Gli ultimi. Intanto il cenone s’adda fare!
È l’imperativo di una opulenza ostentata da mesi su ogni televisione e supermercato. Chi può davvero permettersi il nuovo inizio?
Ci avvolge il senso di colpa per le tante cose e propositi ormai dimenticati. Aspettative e speranze. Rimane esemplare la velocità con la quale tutto si dimentica: la macchina dell’oblio macina strade imprevedibili.
Il tempo non si può rincorrere, va troppo veloce. La contingenza ci inghiotte come in un film di animazione. Promemoria implicito di un rituale da saldi di stagione. Quanti Capodanni e quanti buoni propositi. Evitando il patetico: meno 5, meno 4, meno 3…
Può bastare la realtà del nostro schermo.

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