Comunicato Stampa
Non accenna a risolversi il grave disservizio che sta colpendo la comunità di San Costantino Albanese, dove lo sportello Postamat risulta inutilizzabile da circa due mesi. Una situazione di stallo che ha spinto il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) Lucano, Nicola Lista, a presentare una formale diffida nei confronti di Poste Italiane.

Una comunità isolata – afferma Lista – il perdurante malfunzionamento dello sportello automatico sta causando pesanti disagi alla cittadinanza, costretta a spostarsi nei comuni limitrofi anche per semplici operazioni di prelievo o gestione del risparmio. Il problema assume contorni critici soprattutto per le persone vulnerabili e gli anziani, per i quali gli spostamenti fuori dal territorio comunale rappresentano un ostacolo fisico ed economico non indifferente.
Secondo quanto denunciato da Nicola Lista, il silenzio di Poste Italiane davanti alle ripetute segnalazioni non è più tollerabile. La diffida punta a ottenere il ripristino immediato del servizio, sottolineando come l’assenza di un punto di accesso al contante e ai servizi digitali sul territorio leda il diritto universale dei cittadini ad accedere a servizi essenziali, specialmente in un’area interna dove le alternative bancarie sono spesso inesistenti.
“Non si può lasciare una comunità senza servizi di base per così tanto tempo,” è il monito del Movimento Difesa del Cittadino Lucano. “Chiediamo che Poste Italiane intervenga con urgenza per riparare il guasto o sostituire l’apparecchiatura obsoleta, mettendo fine a un isolamento forzato che penalizza i più deboli.”
In assenza di un riscontro concreto e rapido, il Presidente Lista del Movimento Difesa del Cittadino Lucano ha già annunciato che valuterà ulteriori azioni legali e segnalazioni agli enti regolatori per tutelare i diritti degli abitanti di San Costantino Albanese.
L’azione legale intrapresa dal Presidente di MDC Lucano – Nicola Lista – poggia su basi giuridiche che richiamano sia la natura di servizio pubblico di Poste Italiane, sia i doveri contrattuali verso i correntisti.
1. Interruzione di pubblico servizio
Sebbene Poste Italiane sia oggi un’impresa pubblica, la giurisprudenza riconosce ai suoi dipendenti la qualifica di incaricati di pubblico servizio per quanto concerne le attività postali e di raccolta del risparmio.
• Rilevanza penale: La diffida richiama implicitamente l’Articolo 331 del Codice Penale, che punisce chi, esercitando un servizio pubblico o di pubblica necessità, ne interrompe il funzionamento. Un fermo di due mesi, senza soluzioni alternative, può configurare una violazione dei doveri di continuità.
Poste Italiane – continua Lista – è il fornitore del Servizio Universale Postale, regolamentato dall’Agcom, la legge impone che i servizi essenziali siano garantiti indipendentemente dalla collocazione geografica. Il mancato funzionamento del Postamat in un’area interna come San Costantino Albanese lede il principio di prossimità, isolando di fatto i cittadini.

La diffida – sottolinea Nicola Lista – è l’aggravante del danno alle fasce deboli. La legge 481/1995 impone alle autorità di regolazione di garantire standard minimi di qualità e continuità proprio per tutelare gli utenti. Oltre all’aspetto pubblico, esiste un rapporto privatistico tra Poste e i titolari di carte Postamat o libretti. Il mancato ripristino dell’ATM per un periodo così lungo può essere considerato un inadempimento contrattuale. I cittadini subiscono un danno emergente (costi di trasporto per prelevare altrove) che può essere oggetto di richiesta di risarcimento.
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