Il dovere della responsabilità e il senso del Precetto Penale: perchè il caso Moretti non è “Ferocia di Stato”

Nel dibattito sulla carcerazione di Mauro Moretti per la strage di Viareggio, le voci di un iper-garantismo ideologico – spesso espressione di una reazione difensiva corporativa a tutela dei potenti – sollevano interrogativi profondi sulla natura del diritto. Abbracciare la tesi secondo cui l’arresto di un grande manager sia solo “ferocia di Stato” o una concessione al populismo significa capovolgere il senso stesso del sistema penale, svuotando di significato il concetto di responsabilità apicale nelle società complesse.

Leonardo Pinto
Leonardo Pinto

*Il vero garantismo non è l’immunità dei vertici*, ma lo scudo che difende i cittadini dall’arbitrio del potere, sia esso pubblico o privato. Quando il potere si concentra nei colossi societari che gestiscono infrastrutture critiche, il diritto ha il dovere di regolarlo per evitare che il rischio d’impresa venga socializzato sulle vite umane.

*L’argomento cardine degli ipergarantisti si basa su una logica fallace:* come può un amministratore delegato controllare la tenuta di un singolo carro merci? La risposta risiede nella natura del precetto penale moderno. Al manager non si imputa la “colpa esecutiva” (il controllo del singolo bullone), ma la colpa d’organizzazione. Si tratta di assunto in linea con le responsabilità del manager, dei suoi poteri esclusivi e correlati compensi.

Chi siede al vertice ha il compito esclusivo e non delegabile di programmare la prevenzione: definire i limiti di velocità, implementare sistemi di tracciamento e stanziare i fondi necessari. Esiste un solo modo per scagionare il vertice: dimostrare che la sicurezza era stata correttamente pianificata, ma che l’attuazione è fallita per dolo o negligenza dei sottoposti. Laddove questa prova non emerga – e tre gradi di giudizio lo hanno escluso – la responsabilità risale inevitabilmente alla fonte del potere.

*Per comprendere questa dinamica, la filosofia del diritto offre bussole fondamentali:*

Sant’Agostino, nel De Civitate Dei, chiedeva cosa distinguesse uno Stato da una banda di ladri, individuando la risposta nella Giustizia. Se il diritto si applicasse solo al “piccolo” dipendente e risparmiasse il grande manager, lo Stato abdicherebbe alla sua funzione civile, trasformandosi proprio in una forza bruta a tutela dei privilegiati.

Dal canto suo, Alf Ross e il realismo giuridico scandinavo insegnano che il diritto è valido solo se è socialmente efficace e interiorizzato dai consociati. Se l’opinione pubblica percepisse che “più si sale in alto, meno si risponde delle conseguenze terrestri”, la fiducia nello Stato crollerebbe, distruggendo la pace sociale. La sanzione al manager non è vendetta, ma il fatto empirico che conferma ai cittadini che la norma è viva e uguale per tutti.

Non si tratta di esultare per “un potente in cella”. Il giustizialismo è un male, ma l’impunità strutturale lo è altrettanto. Quando omissioni d’alto livello causano la morte di 32 persone, l’applicazione della pena è l’atto con cui lo Stato sanziona l’arbitrio del potere privato. Un principio che non è illiberale, ma costituisce l’essenza stessa della democrazia: dove c’è massimo potere, deve esserci massima responsabilità.

✒️ _Avv. Leonardo Pinto – Consigliere “Autonomia Forense”_

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