Leonardo Pinto
Tra pretese di grazia e cortocircuiti ideologici: il rischio di sostituire un centrodestra sgangherato con un centrosinistra parimenti sgangherato
La recente conferma da parte della Cassazione della condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere Mario Roggero – responsabile dell’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo nel 2021 – alimenta un dibattito che va ben oltre il drammatico fatto di cronaca. Al centro della discussione non c’è solo la vicenda giudiziaria, ma il modo in cui il condannato e una parte consistente della politica affrontano i concetti di legalità, rispetto delle istituzioni e certezza del diritto.

La pretesa della grazia
Nelle dinamiche del nostro ordinamento giuridico, la grazia presidenziale rappresenta una misura eccezionale di clemenza individuale. Per sua stessa natura costituzionale, la grazia è una concessione che si chiede, non un diritto che si pretende. Si tratta di un principio cardine dello Stato di diritto che il centrosinistra – arroccato nell’esercizio di un antifascismo di maniera, utile elettoralmente solo alla Meloni – non sembra cogliere appieno, mancando di contestare e stroncare in radice una pretesa palesemente irricevibile.
L’atteggiamento di Roggero, che rivendica questo provvedimento come un atto dovuto, manifesta una sottile forma di supponenza istituzionale. Pretendere la grazia come un risarcimento morale o ideologico significa rifiutare la legittimità dell’intero percorso processuale compiuto nei tre gradi di giudizio. Un percorso che ha accertato, anche attraverso prove video, come i colpi siano stati esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga, escludendo categoricamente la scriminante della legittima difesa.
Il posizionamento del centrodestra e il rispetto delle istituzioni
La reazione compatta dei leader della maggioranza – con in testa Matteo Salvini, supportato dalle posizioni di Giorgia Meloni e Antonio Tajani – solleva forti perplessità sul piano del rispetto istituzionale. La mobilitazione immediata per una raccolta firme e le forti pressioni sul Ministro della Giustizia Carlo Nordio per avviare l’istruttoria – culminate nel formale richiamo del Quirinale sui confini delle prerogative ministeriali – delineano una precisa e condannabile scelta politica.
Schierarsi apertamente contro l’esecuzione di una sentenza irrevocabile genera un precedente pericoloso. La percezione è quella di una politica che rispetta la magistratura e la legge solo quando queste assecondano il proprio sentimento elettorale, incrinando la fiducia dei cittadini nella terzietà dello Stato.
Il paradosso normativo e l’inaffidabilità politica
L’elemento più stridente dell’intera vicenda risiede in un vero e proprio cortocircuito legislativo. La Corte di Cassazione ha giudicato il caso Roggero applicando rigorosamente il quadro normativo vigente; un perimetro che include anche le riforme sulla legittima difesa fortemente volute e votate, nel tempo, dallo stesso centrodestra. Questa schizofrenia politica solleva seri interrogativi sulla coerenza della coalizione di governo, incapace di accettare gli effetti di leggi da essa stessa scritte e approvate.
Conclusioni e auspici
L’amara conclusione che se ne trae fotografa la crisi sistemica della politica italiana. Stante l’inconsistenza programmatica di un “campo largo” strutturalmente impraticabile, il rischio concreto è la mera sostituzione di un centrodestra sgangherato con un centrosinistra parimenti sgangherato, lasciando spazi elettorali prigionieri del populismo e delle provocazioni retrò alla Vannacci.
L’unico vero auspicio risiede in un impegno civico “militante” per scardinare l’attuale mediocrità e far emergere, finalmente, una classe dirigente degna di questo nome.
Avv.Leonardo Pinto – Presidente Onorario ANSB

