Armando Lostaglio
Il film di Nanni Moretti “Succederà questa notte”, in concorso, ci prende, eppure “decolla” quasi dopo un’ora; la narrazione appare un po’ scontata, anche nelle interpretazioni: Jasmine Trinca (è addirittura con due film in concorso) emula nelle pure intense espressioni Laura Morante (si è creato ormai un cliché). E poi c’è lui, Nanni Moretti, a interpretare l’anziano padre, statico, con voce cadente, ormai una sagoma da poter evitare. Nello scorrere delle sequenze (narrano di un colpo di fulmine con adulterio, per nulla originale),
c’è pure il solito balletto collettivo per strada: un già visto. E C’è le l’alta borghesia sotto la lente d’ingrandimento, come spesso accade in molti film più o meno recenti.
Mai qualcuno che abbia problemi di lavoro, mai un operaio che si svegli di notte, che abbia problemi di sopravvivenza. C’e la buona borghesia che non lavora mai, è sempre se stessa, con la sua narrazione da privilegiati: è qui il nocciolo di questa nostra società? È questo il parametro con cui leggere questo nostro mondo?
Verrebbe da dire, come disse lui a D’Alema in un suo film, anni fa:
Moretti, fai qualcosa di sinistra”.
L’architettura scenica di Wim Wenders
È tornato alla Mostra del Cinema di Venezia, il maestro tedesco, presentando fuori concorso il suo nuovo documentario in 3D, “From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor”. Non nuovo a questo genere, il film ritrae l’architetto svizzero Peter Zumthor, che ha accompagnato Wenders al Lido. Un’opera che mette in luce i meandri di una disciplina complessa e plastica, poetica ad un tempo. Come sanno essere gli architetti. Un’arte spaziale, statica e condivisa.
Scrive Wenders: “Trascorriamo gran parte del nostro tempo al chiuso. Le case definiscono le condizioni della nostra vita. Eppure, la maggior parte di noi non sa molto di edifici e di case, per non parlare dell’“architettura”. Per lo più diamo tutto ciò per scontato. Con questo film ho inteso cambiare questo stato di cose.” Confidava ancora: “Ciò che accomuna le opere della maggior parte dei cineasti è la compassione. Il linguaggio del cinema è empatico.
Il silenzio nel cinema è la cosa più preziosa. Quando improvvisamente c’è silenzio, passa un angelo.”

Con Mario Martone, regista del film “Scherzetto!” Fuori concorso, film delicato sul rapporto nonno-nipotino.
Abbiamo detto al regista napoletano: se lo avesse girato qualche decennio fa, al posto di Servillo sarebbe stato bello vedere Salvo Randone in quel ruolo?
“Che bello, un onore per Servillo averlo avvicinato a lui.”

