Elisa Giusto
“Dove finisce il cielo” dell’autrice Carmen Piccirillo, edita da Edizioni Piavani, è una silloge delicata e profonda che parla di un’anima colma di desiderio di libertà e d’infinito.
La raccolta si suddivide in quattro fasi: la prima prende il nome dalla precendente silloge di Carmen Piccirillo (Profondità Astratte), mentre l’ultima (Transizione) rimane “aperta” per sottolineare la continua evoluzione e l’inevitabile riassestamento di un’anima resiliente come una farfalla, “divergente” e Viva.
È dal buio più profondo e abissale che nascono i giardini interiori più sorprendenti, ricchi di fiori che schiudono luce. È lì che il “Divino”, quella parte astratta e immortale che ci abita, emana la propria eterna scintilla, che può “vedere” solo chi non ha paura di provare emozioni intense, tra cui un inestinguibile dolore.
Solo accogliendo il buio si può “ricucire di luce” ogni squarcio, anche le ferite di anime affini.
In un mondo banale, finto, superficiale e atarassico, che vuole livellare e omologare tutto, essere portatori di una “profondità impossibile da ridimensionare” è bellezza disarmante e rivoluzionaria.
Essere una persona autentica, consapevole della propria oscurità e della luce della propria essenza è per l’autrice pura salvezza, che le permette di decifrare facilmente gli inganni del mondo e di trovare fra tanti quella persona definita “aliena”, quell’altro da sé con l’anima simile, con le ali dello stesso colore.
“L’eccesso di dolore
provocava morte e atarassia:
eppure una farfalla
ricominciava a svolazzare.”
“per andare oltre.
Oltre uno schema,
oltre un problema.
Confronto il limite
con l’infinito.
L’infinito mi salva!”
È proprio nell’Andare Oltre (titolo della seconda sezione) che si trova la chiave del superamento di ogni limite, per raggiungere una dimensione invisibile, ma colma di Verità e salvezza.
“Le risposte che nessuno
vuole
sono nell’immensità.”
Nel dualismo tra luce e buio e negli intensi dolore e gioia, mai repressi, l’autrice trova la vita “Viva”. In un’esistenza colma di caos scorge quel dettaglio d’immensa bellezza e ritrova un appiglio.
“è grazie al caos
che scorgo
la bellezza”
“È nell’autentico mistero mio
che gli altri boicottano,
che mi aggrappo
alla vita Viva.”
Carmen Piccirillo è un’Anima che Osserva (titolo della terza sezione) e che conosce profondamente sé stessa e le dinamiche del mondo.
“Sono tutti uguali.
Si fermano in salotto (…)
io so scendere in cantina
quella buia della mia mente.”
Solo nella Poesia si può trovare la via, quell’ascolto completo che libera e permette il volo.
“una poesia:
immortale,
ti ascolta,
ti libera,
e ti indica una via.”
Alla disillusione verso il mondo l’autrice contrappone sempre uno spiraglio, quella speranza di riuscire a trovare un’anima affine che possa comprendere davvero.
“Uno solo, tra cento,
leggerà della vita altrui
la narrativa.
Parla al mondo,
ma fallo senza aspettativa.”
“L’anima è caotica,
è tutto, è niente.
Sei sposata?
Hai figli?
In questa vita cosa fai?
Mi nascondo.”
In questo vivere nascostamente c’è anche un profondo rispetto di sé stessa e del proprio mistero profondo. Con i suoi versi dalla musicalità naturale e avvolgente e con rime che sottolineano le parole più importanti, la poetessa invita a cercare la propria verità, la propria essenza, l’altro e l’oltre.
“C’è altro,
il senso è nel mistero,
e non in chi crede che tutto
ciò che pensa di questo mondo
sia “vero”.”
Per essere “farfalla libera” è necessario fallire in un mondo dove la vittoria è appannaggio di chi è superficiale e banale.
È necessario essere il diverso, il divergente e l’alieno, quello che:
“Cerca la “bellezza”
nel deserto,
dove quei pochi rimasti
si nascondono:
sono distrutti.
Non si tuffa nella mischia,
dove c’è caos, confusione,
gente che fischia (…)
Vuole le cose vere,
consapevole che per trovarle
dovrà provare dolore.
È l’unico modo per amarle.”
L’autrice riconosce tutti i “volti di sé”, sa che è nella multiformità e nella contraddizione che si celano tutte le verità che formano un’identità. Questo essere multipli però non significa indossare maschere o vivere nell’ipocrisia, che toglie ogni sfumatura, ma nel mostrare tutta la propria tavolozza interiore, compreso il rosso delle proprie ferite, con coraggio e autenticità.
“Nel sanguinamento:
evoluzione, Verità.
Nell’ipocrisia:
nessun dolore,
nessun colore.”
“Tramonti,
con sfumature di luce
mai osservate,
snaturano le prospettive
del disilluso
che ora torna a
Sentire.
E’ solo un momento:
la disperazione tornerà.
Eppure si scorge
l’Eternità.”
All’autrice serve scorgere la bellezza, l’eternità, la luce che si nasconde nell’oscurità, nel caos e nel vuoto per ritrovare la forza di volare, per continuare a scrivere e donare meraviglia e conforto alle anime simili, a quegli “alieni divergenti” che conoscono il reale peso del dolore, della potenza di un abbraccio e della leggerezza di una gioia “bambina”.
Consiglio a tutti questa raccolta poetica che scava in profondità con una delicatezza e una forza rare, luminose e ispiranti.
Recensione di Elisa Giusto

