Riforma Elettorale: Les Jeux Sont Faitts

*_Ha vinto la partitocrazia: così si trasforma la democrazia in una “repubblica delle banane”_*

Già negli anni ’50, Giuseppe Maranini — tra i più eminenti costituzionalisti e politologi italiani del Novecento — denunciava con lucida preveggenza che la “partitocrazia” avrebbe condotto la democrazia al collasso, mutandola nel «regime dei partiti».

Il cuore del suo monito era chiaro: la progressiva espropriazione della sovranità popolare a favore delle segreterie politiche avrebbe ridotto il Parlamento a un mero organo ratificatore.

Leonardo Pinto
Leonardo Pinto

I deputati e i senatori non rispondono più al corpo elettorale — come avverrà con la nuova legge elettorale approvata — ma agli ordini dei vertici di partito, trasformati in centri di potere extracostituzionali. Stravolgendo l’Articolo 49 della Costituzione (che concepisce le forze politiche come semplici strumenti al servizio dei cittadini), i partiti finiscono per impossessarsi dello Stato, lottizzando amministrazioni, economia, informazione e magistratura.

Oggi, con la nuova legge elettorale, la profezia di Maranini trova il suo definitivo e triste compimento.

*LA TESI DI LA RUSSA: ABBAGLIO GIURIDICO O CORTO CIRCUITO DEMOCRATICO?*

Nel pieno del dibattito sui capilista bloccati, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha difeso con pervicacia le candidature “blindate”, rivendicando per i partiti il «diritto di selezionare la propria classe dirigente».

La seconda carica dello Stato confonde deliberatamente la sfera associativa e organizzativa interna alle forze politiche con l’esercizio della sovranità popolare.

Un corto circuito intollerabile: un conto è formare e proporre i propri quadri, un altro è imporre eletti “sotto vetro” ai cittadini. Non si tratta di una legittima opinione politica, ma di un vero e proprio abbaglio costituzionale.

*IL CORTO CIRCUITO COSTITUZIONALE: TRA ARTICOLO 49 E ARTICOLO 48*

Per comprendere la gravità di questa svolta, occorre ricordare — non solo a La Russa — la gerarchia dei principi della nostra Carta:

L’Articolo 49 Cost. (Lo Strumento): riconosce ai cittadini il diritto di associarsi in partiti per «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». In questo perimetro, i partiti hanno il titolo di selezionare e proporre candidati. Proporre, non imporre.

L’Articolo 48 Cost. (La Sovranità): stabilisce che il voto è «personale ed eguale, libero e segreto». Il momento elettorale appartiene in via esclusiva alla sovranità popolare (Art. 1 Cost.), a cui spetta il diritto inalienabile di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento (Art. 67 Cost.).

Garantire l’elezione automatica del capolista indipendentemente dalle preferenze significa privare il cittadino del proprio potere costituzionale per trasferirlo d’imperio ai danti causa delle segreterie.

*LISTE BLOCCATE E PREMI IRRAGIONEVOLI: IL DOPPIAGGIO DELLA CONSULTA* (Sentenza n. 1/2014)

La difesa dei listini bloccati e dei marchingegni premiali si scontra frontalmente con il solco invalicabile tracciato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale. Nella storica Sentenza n. 1 del 2014 (che smantellò il Porcellum), il Giudice delle leggi fu perentorio:

Le liste bloccate alterano irrimediabilmente il rapporto di rappresentanza. Meccanismi che impediscono la scelta diretta e consapevole dei propri rappresentanti feriscono la logica democratica, riducendo il voto libero a una vuota formalità che spinge i cittadini a non andare a votare.

L’irragionevolezza del premio di maggioranza. La Consulta ha chiarito che regalare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento a chi ottiene solo una maggioranza relativa produce una lesione gravissima del principio di eguaglianza del voto.

Si determina così la distorsione grottesca per cui una maggioranza parlamentare assoluta viene regalata a una netta minoranza di elettori. È il modello tipico da “repubblica delle banane”, dove le regole elettorali non servono a rispecchiare la volontà del Paese, ma a fabbricare a tavolino un potere artificiale blindato e sottratto ad ogni effettivo controllo democratico.

Camera dei Deputati

*IL TRISTE BILANCIO*

Il quadro che emerge da questo impianto lascia in eredità amarezze e contraddizioni profonde:

Giuseppe Maranini fu facile profeta: la degenerazione partitocratica ha divorato l’architettura della rappresentanza.
Il paradosso di Meloni e La Russa: fa riflettere che a blindare lo strapotere delle segreterie e a difendere scorciatoie antidemocratiche sia la stessa cultura politica che fa capo a La Russa e Meloni, le cui radici storiche (il MSI di Giorgio Almirante) fecero proprio della lotta spietata alla “partitocrazia” una battaglia identitaria e di principio.

*È proprio vero: al peggio non c’è mai fine!*

La democrazia e il suffragio elettorale ne escono profondamente sfregiati. Resta il compito, per tutte le forcesane e consapevoli del Paese, di mobilitarsi per restituire al popolo italiano l’esercizio effettivo delle sue prerogative costituzionali.

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