Intervista ad Albertazzi, il grande seduttore

albertazzi-e-castellanoNovantadue anni il prossimo 20 agosto e non dimostrarli. Giorgio Albertazzi, continua a conquistare  ogni  sera teatri strapieni che lo applaudono su opere  classiche e indifferenti alle mode. Impossibile sintetizzare la sua biografia. Impossibile elencare le performance di un grande attore di teatro, attivo da decenni sulle scene, anche televisive,  protagonista di letture poetiche e di sceneggiati di grande successo.

Possiamo semplicemente, sentendoci piccoli come un microbo davanti a sua maestà, provare a fargli qualche domanda in punta di piedi. Ma dopo alcune battute di una lunga e profonda  intervista, rilasciata sul palco del teatro Duni di Matera, prima dello spettacolo “ Il mercante di Venezia “ di William Shakespeare, inserito nella sezione, “I Grandi Classici” del cartellone 2015 del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, capisci che l’appellativo di “grande seduttore” gli si addice appieno perché riesce a farti innamorare del suo lavoro e della sua persona allo stesso modo. Anarchico, geniale narciso, allergico ai cliché. Le sue risposte sono lezioni accademiche; i suoi occhi lo specchio di una passione

Maestro torna a Matera dopo diversi anni, oggi questa città è Capitale Europea della Cultura.

Io ho girato tantissimo e devo dire che ogni città ha la sua bellezza. Ma entrare dentro Matera è come varcare le soglie di una città nobile. Si. Matera è una città nobile. Ha un tòpos nobile.  Forse anche per merito dei  Conti Gattini. Trovo che questo sia un grande momento per questa città. Non perdetelo. Soprattutto con iniziative importanti. Il teatro, come si sa, è al centro della spinta culturale che può cambiare il mondo dalla catastrofe che incombe. Credo che le uniche cose che possano salvarlo siano, l’arte, la leggerezza, il sorriso, la poesia.

Grazie a lei i classici rivivono ogni sera sul palcoscenico senza conoscere crisi. Come si fa, Maestro, a coniugare la modernità con i classici?

Non so come si fa. Credo che il “performer”, ovvero l’attore, debba diventare di volta in volta “incredibile”.

Incredibile?

Si. Deve superare il testo. Deve diventare lui stesso il testo. Non deve recitarlo. I copioni sono parole scritte a cui però va aggiunta la passione, l’anima. Va superato il rapporto tra la scena e la pagina. C’è ancora l’idea, antica, che il teatro possa essere la lettura di un testo. Questo è un teatro che Peter Brook ha chiamato una volta, teatro mortale. Il teatro non è il testo. Il testo è qualcosa che fa parte del teatro. E’ una specie di pietra di appoggio. La verità è la scrittura scenica che cambia di volta in volta. Ecco perché Shakespeare è grande. Perché i suoi testi sono pieni di buchi dal punto di vista letterario. E questi buchi, queste voragini, aspettano l’interprete. Il teatro è l’attore che lo fa. E’ questa la cosa straordinaria. Incredibile.

Dunque il futuro del teatro è solo in mano agli attori?

Principalmente nelle loro mani. Perché gli attori non devono raccontare una storia. Devono diventare essi stessi la storia. Prenda  Molière che è morto in scena del Malato Immaginatio. Il paradosso è che quando, all’ultima scena  è morto, per davvero sul palco, il pubblico in platea (che non si era accorto di nulla) a sipario chiuso diceva:” di solito viene meglio”! Di solito muore meglio! Ecco che la rappresentazione supera la verità della cosa in sé. Quindi tutto potrà cambiare ma non il teatro. Non il mistero di questa arte.

Il mercante di Venezia le ha dato grandi soddisfazioni.

Effettivamente il Mercante di Venezia è un capolavoro. Infatti nella casistica delle opere shekspiriane credo che sia più rappresentato di Romeo e Giulietta. Forse perché offre possibilità varie. Questo ad esempio l’ho tradotto, riadattato, c’è un finale che non esiste. Insomma, come si dice in gergo, “gira” e poi c’è qualche giovane talentuoso che lo interpreta sempre egregiamente.

Qual è lo stato di salute della cultura attuale?

Anni fa un branco di balene si arenarono su una spiaggia perché i sensori che gli umani stavano utilizzando per esplorare i fondali marini disturbavano i sensori naturali delle balene. E questo procurò ai grossi cetacei la perdita dell’orientamento. Ecco, noi, come quelle balene abbiamo perso l’orientamento a favore della scienza. Ma ha ragione Lucrezio quando dice che la scienza senza l’etica è contro l’uomo .

Come possiamo uscire da questa crisi culturale?

Come possiamo  andare avanti… tra vendetta, sangue, odio, i tagliagola. La crisi è davvero culturale. Soprattutto se si pensa al fanatismo religioso. Guardi le stragi che sta procurando e che ha procurato nei secoli. Le religioni devono essere libere e soprattutto non dovrebbe esistere la religione di stato.

C’è un autore italiano che non ha ancora portato in scena?

Mi sarebbe piaciuto portare in scena  Goldoni, il grande innovatore. Ma io non ho sogni nel cassetto. Al contrario, invece ho tanti, tanti progetti. Forse, dire progetti è sbagliato perché spesso non sono mie idee ma  sono loro che vengono a cercare me. Poi dopo la mia presenza a “Ballando con le stelle” non le dico quante proposte innovative.

A proposito di Ballando con le stelle, com’è stata la sua esperienza al talent show?

Mi sono divertito molto, a tal punto che non ho abbandonato questo percorso. Prossimamente ci sarà uno speciale di tre puntate. Per ora non posso, però, anticiparle niente. Ho tantissime cose, ancora da fare. Vabbè che la mia vita, si misura in decenni, ma ho l’impressione che possano essere anche gli ultimi dieci anni (sorride). Anche se a pensarci bene se vivo come mia nonna effettivamente ce ne ho ancora di tempo. Se invece prendo esempio dalla mia bisnonna ne ho ancora 16. Perché lei è morta a 106 anni.

 

Fonte: http://giornalemio.it/cultura/intervista-ad-albertazzi-il-grande-seduttore/

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