Basta morti, il Mediterraneo va reso sicuro!

don Camillo Perrone
don Camillo Perrone

Senza sosta le rotte dei profughi verso l’Europa. E si moltiplicano le tragedie, molte volte per colpa di selvaggi trafficanti di esseri umani, di scafisti senza scrupoli.

Non basta ora deplorare le vessazioni, le turpitudini dei suddetti scafisti, che causano orribili ecatombi.

Occorre un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione. Occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d’accesso in Europa, per evitare ulteriori perdite di vite in mare e gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento.

Tutti chiedono particolarmente all’Unione Europea di rafforzare ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso in mare e di avviare politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo.

Non è più tempo di affrontare il fenomeno dei flussi migratori di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà con azioni insufficienti e poco efficaci. L’operazione Mare Nostrum ha dimostrato che l’Europa può affrontare meglio il problema, dando priorità alla ricerca e al salvataggio in mare. Tuttavia è necessario un impegno diverso e condiviso in tutta Europa, che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse, con approcci e strumenti utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone.

Un forte appello è stato espresso da Caritas Europa, che ha deplorato la chiusura di Mare Nostrum e ricordato come «vite umane vengono perse ogni giomo alle frontiere esterne dell’Ue. Queste tragedie devono essere affrontate al più presto. Le persone vengono in Europa per cercare protezione internazionale o una vita migliore. L’Europa non può chiudere gli occhi».

Con le guerre, l’avanzata ferocemente sanguinaria dell’Isis dall’Iraq alla Siria, ai molti inferni dell’Africa, dalla Libia alla Nigeria, si moltiplicano gli esodi, a volte in condizioni di violenza inenarrabile, con brutalità, stupri, forme di vera e propria schiavitù, senza contare quanto i moderni predoni rapinano a disperati che cercano di salvare la pelle, tentando un nuovo futuro.

immigrazione-4Si resta senza parole di fronte ai supplizi che devono sopportare interi popoli, oltretutto con violenze commesse in nome di Dio! Alla luce della fede e della dottrina sociale della Chiesa, vanno ricercate eque soluzioni tanto al diritto di movimento delle persone quanto al dovere degli Stati di tutelare il bene comune dei cittadini. In particolare occorrerà predisporre, nel rispetto della giusta autonomia di ogni Paese, interventi preventivi atti ad evitare nuovi esodi forzati, causa di sofferenze e drammi indicibili.

Nel giorno dell’ennesima tragedia in mare, il governatore Pittella rilancia l’idea di una Basilicata “regione pilotain fatto di accoglienza, con il raddoppio il numero dei migranti da ospitare. Ma ci sono pure voci contrarie.

Ad accogliere favorevolmente l’impegno del presidente Pittella è la Dc Libertas di Giuseppe Potenza, che dice: «Bisogna intensificare ogni iniziativa che punti ad ospitare ed integrare immigrati proprio come quelli che fuggendo dai propri Paesi, come ha detto Papa Francesco, cercavano una vita migliore ed hanno trovato la morte». L’Anisap, associazione delle strutture sanitarie private, si mette subito in gioco annunciando 2.000 prestazioni gratuite in regione per gli eventuali nuovi migranti in arrivo.

A questo punto diciamo che urge educare nelle nostre comunità all’incontro e a uno stile di vita che faccia posto alla tutela di un richiedente asilo e rifugiato, vittima di 27 guerre in atto, di persecuzioni politiche e religiose generate da nuove forme di guerriglia fanatica. E’ un compito che deve coinvolgere tutti. La cura per i migranti e le loro storie di vita, la narrazione delle migrazioni, ci portano anche a impegnarci per la cooperazione e lo sviluppo dei popoli, come ricorda il magistero della Chiesa. Nessuno può sognare il diritto dei migranti di rimanere a casa propria se non si costruiscono storie e progetti di cooperazione internazionale, se non si estendono pari opportunità lavorative, sociali ed i economiche ai Paesi più poveri.

Era la strada che già Paolo VI, con l’enciclica Populorum progressio, proponeva alle nazioni più ricche: appello rinnovato da Giovanni Paolo II, con la Sollicitudo rei socialis, e da Benedetto XVI con la Caritas in veritate.

Orbene richiamare la maternità della Chiesa significa rinnovare la necessità di costruire nelle nostre comunità laboratori di accoglienza, incontro, convivenza che esprimano la strada per superare discriminazioni e contrapposizioni. Ed educare a costruire ponti e un mondo senza frontiere. Nulla è più concreto e necessario di questo, oggi, nelle nostre città. Nulla è più importante per costruire una città aperta alle diverse culture ed esperienze.

In conclusione, la destinazione universale dei beni, sollecitata anche da Francesco, alla luce della crescita della povertà nonostante gli impegni a ridurla negli Obiettivi del Millennio, è una strada importante che chiede, accanto a politiche nuove di cooperazione e sviluppo, gesti concreti nelle nostre comunità.

 

 

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