Succo d’uva

Giacinto Grimaldi
Giacinto Grimaldi

 

“Il vino non è succo d’uva fermentato.”

L’affermazione di Giovanni mi lascia sconcertato: ma come, un produttore affermato, qual’è Giovanni, mi viene a raccontare che il vino non è succo d’uva fermentato?

“O meglio non è semplicemente succo d’uva fermentato. Ogni vino deve avere un carattere specifico, riconoscibile e costante pur nella diversità data dall’annata, dalla botte in cui vive, dalla sua naturale evoluzione.” Giovanni prosegue raccontando quali e quante cure comporti un vino sin da quando è ancora una gemma sulla vite. Il vignaiolo è anche un grande affabulatore. Ascoltarlo è affascinante. Ancora più affascinante è ascoltarlo centellinando il suo ottimo Aglianico del Vulture. Giovanni ha catturato l’interesse e la partecipazione di tutti i commensali.

O quasi: io, come al solito, mi sono perso.

Il vino non è solo succo d’uva… Il vino non è solo succo d’uva… Il vino non è solo succo d’uva….

La cantina, in fondo al vicolo, è stretta, lunga e scura. La luce, poca nel pomeriggio autunnale, proviene solo dalla piccola porta. I lati lunghi sono occupati dalle botti che creano un corridoio verso l’alto tino in cemento, ideale scenario della funzione che sta per svolgersi. Sul tino la pigiatrice azzurra, in un angolo il torchio.

La motozappa è parcheggiata a pochi metri dalla porta. Il piccolo rimorchio è colmo di cesti. La vendemmia è stata buona: l’uva trabocca dai cesti caricati ordinatamente per evitare che il frutto perda il suo prezioso succo durante il trasporto.

Il mio lavoro è finito nel momento in cui siamo usciti dai filari. Il nonno mi ha comprato delle forbici inoffensive per me e, purtroppo per me, anche per la vigna. L’impugnatura mi segna le dita nello sforzo di tagliare il raspo. I grandi invece tagliano facile con forbici da potatura.

“Tu quelle non puoi usarle, sono pericolose”.

vini-cantina-e-scala1La vendemmia, come al solito, per me è una festa. La levataccia è premiata dalla gita in campagna sul motozappa del nonno – “me la fai portare?” – e dalla tipica colazione: il nido. Una forma di pane privata della calotta e scavata fa da nido – appunto – ad una frittata di salsiccia e peperoni i cui succhi impregneranno ed arricchiranno il pane. Il prezioso scrigno, chiuso dalla calotta, sarà aperto per la colazione.

A metà mattinata ci si riunisce sotto la quercia per il rompidigiuno. Il nonno siede sulla sua pietra e versa il vino dell’anno passato. Un dito anche per me. Tento di aggiungerci dell’acqua per avere il bicchiere pieno.

“Che fai ?”

“E’ poco!”

“Poco o tanto non conta: purchè sia vino”.

 

Inutile ribattere. Il vino è chiaro. Sembra leggero. In realtà è forte ed aspro. Il bicchiere – il dodici a litro – non è fatto per la degustazione, per sentire i frutti rossi e le note tostate. E’ come il suo contenuto: forte, aspro, diretto, non si presta a sofismi, serve per rinfrancare, dissetare, preparare alle future fatighe.

Si ricomincia: è appena l’inizio di un lungo lavoro…

“Ehi sei dei nostri?”

Tutti i commensali mi guardano. Si sono accorti che mi sono perso nei miei pensieri.

“No. Scusatemi ! Però hai ragione tu, Giovanni: il vino non è solo succo d’uva.”

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