Una Chiesa in uscita e laici responsabili

Don Camillo Perrone
Don Camillo Perrone

Con una formazione cristiana autentica, i laici devono potersi assumere le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo.

A questo punto e’ opportuno riflettere moltissimo sul tema e sul fatto del giorno: il terribile sisma del 24 agosto, verificatosi nell’Italia centrale con tanti morti e danni alle persone e cose.

Nei giorni del terremoto abbiamo visto Vigili del Fuoco provati dalla fatica per aver scavato con le mani per ore ed ore , abbiamo visto un volontario del Soccorso alpino tirar fuori un rosario e sgranarlo sulle macerie di una casa di Amatrice da cui avevano gia’ estratto quattro corpi e altri stavano ancora sotto. E’ la Chiesa che sta vicino, quella del Concilio, che condivide le gioie e i dolori. Quella che non parla , ma abbraccia, come ha fatto il Vescovo di Ascoli per ore e ore tra le macerie di Pescara del Tronto. Come ha fatto Pompili, che per ore ha benedetto salme nell’obitorio precario di Amatrice e abbracciato familiari che tremavano.

terremoto amatriceI vescovi di Rieti e Ascoli Piceno hanno ascoltato e consolato. Come “pastori con l’odore delle pecore”.

Il Papa ha insistito sulla solidarieta’ vera, che aiuta a interrogarsi sulle proprie responsabilità.

Responsabilita’ ricadenti sui preti, responsabilita’ ricadenti sui laici.

La Chiesa di oggirifiuta di essere la Chiesa della domenica, ma sente di dover essere la Chiesa della settimana”. Una Chiesa, cioè, tutta ministeriale e missionaria , sempre vigilante, attiva, presente tutti i giorni, in mezzo agli uomini, partecipe delle loro angosce e tristezze.

La Chiesa sente di dover essere la tenda nella quale tutti i cristiani devono agire da apostoli, solleciti nella propria famiglia, nel proprio campo di lavoro, nei propri impegni sociali, essere presente ovunque la gente lotta,soffre,si aggrega.

Una Chiesa meno clericale, più in uscita, come dice Bergoglio, che ha bisogno di “Vescovi- pastori” e di laici in grado di assumersi le proprie responsabilità senza cercare sempre rifugio nelle sacrestie.

Laici che sanno qual’ e’ il loro ruolo, anche quando e’ quello scomodo della denuncia, anche quando bisogna sporcarsi le mani nelle pieghe della storia, anche quando si e’ tormentati dai dubbi sulle scelte migliori da fare per il bene comune: Protagonisti dell’evangelizzazione, come disse il Concilio Vaticano II ,” in virtù del proprio battesimo”. Non cristiani di seconda classe , dunque, non “preti a metà” o “preti mancati”, ma credenti adulti che, per dirlo con parole di Mino Martinazzoli, vivono, anche nella politica, la “laicità non come separatezza, ma come coraggio di correre da soli il proprio rischio per non compromettere nel conflitto della politica e della realtà l’altezza incalcolabile della fede religiosa”.

Diciamo poi che l’Italia dei terremoti ha imparato solo la lezione della solidarietà, quella che aiuta chi e’ rimasto senza più niente. Per il resto, prevenzione quasi nulla e molte ricostruzioni tardive, costose, e finite nel mirino dei magistrati. Monsignor Pompili ha indicato nel modello Friuli la misura del dopo terremoto.E’ una indicazione chiara, che viene da un pastore “con l’odore delle pecore”. E’ una road map offerta alla politica da parte di una Chiesa che non chiede dov’era Dio alle 3.36 del 24 agosto, ma dove era l’uomo e dove sarà in futuro, perché il terremoto è una lezione tremenda da considerare con grande attenzione. Sulle tragedie della natura di solito c’e’ poca memoria e poco impegno. Accadono e poi le dimentichiamo. La solidarietà vale per pochi attimi.

Papa Francesco guarda avanti e non si limita a sottolineare il momento dell’emergenza. La solidarietà vera aiuta ognuno a fare la propria parte, a interrogarsi sulle proprie responsabilità, a progettare un futuro.

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